Come tutte le polemiche che si rispettino (o che meritino tale nome), la recente discussione politica sui cortei dei giovani in protesta contro la riforma Gelmini, dimostra la classica abilità della classe (o dell’uomo) al potere nel deviare l’interesse dell’opinione pubblica verso argomenti potenzialmente meno ‘dannosi’.
È chiaro che ogni genitore ha tutto il diritto di preoccuparsi per le frequentazioni dei propri figli, e ad impedire che certi eccessi di entusiasmo si tramutino in potenziali rischi, ma non è da trascurare il fatto che, nel preoccuparsi per l’incolumità dei propri figli, quegli stessi genitori finiscano con l’ignorare le ragioni del loro profondo disagio.
Le recenti affermazioni di certi politici (e, purtroppo, anche le risposte conseguenti) sembrano favorire soprattutto questo secondo (opinabilissimo) obiettivo, sfruttando il primo (in sé sacrosanto) in maniera puramente strumentale.
Quello che consiglio, quindi, di fronte alle recenti discussioni parlamentari, è semplicemente un maggior senso di apertura critica, nel confronto con i messaggi che ci giungono dal nostro ambiente, per riuscire a coglierne la più profonda ragion d’essere.
Perché se il discorso politico (e in particolare quello del potere politico) spesso tende a chiudere gli spazi, per favorire l’irrigidimento del pensiero entro categorie ‘a chiusura stagna’, il confronto con le voci di chi ci sta attorno, di chi richiede la nostra attenzione per poter affrontare problemi che spesso ignoriamo, ci permetterà di cogliere con nuovi occhi e con una maggiore profondità di visione tutta la complessità del mondo in cui viviamo.
[Cfr. Notizia ANSA]
Simone Rebora
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