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Teatro: Delitto perfetto

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Delitto perfetto

Tony Wendice è un ex tennista inglese che, per ereditarne la consistente fortuna, vuole sbarazzarsi della moglie Margot, prima che lei possa decidere di rimpiazzarlo con l’amante, il giallista americano Mark Halliday. Per riuscire nell’intento assolderà un vecchio compagno di college, Swan Lesgate. Ma, come dirà Halliday, il delitto perfetto è tale solo nei romanzi.
La compagnia del Teatro Stabile di Calabria, diretta da Geppy Gleijeses mette in scena Delitto perfetto, nella traduzione di Masolino D’Amico, non tanto secondo lo stile delle commedia originale di Frederick Knott (Dial M for a murder) quanto, per stessa ammissione del regista, secondo gli schemi più drammatici del film di Alfred Hitchcock.
Gli eco del film sono molti: a partire dalla scelta di costruire tutta la mise en scène nel soggiorno di casa Wendice, efficacemente architettato da Lorenzo Ghiglia, fino alla decisione di non mostrare direttamente l’interrogatorio di Margot, ma di proiettarlo sulla tenda, grazie al suggestivo lavoro alle luci di Luigi Ascione.
La sceneggiatura è ben tracciata. Mentre la seconda parte della rappresentazione ricalca maggiormente gli schemi della commedia (la brillantezza dei dialoghi, il gioco delle parti e degli inganni), per quanto i toni cupi mantengano costante il clima da thriller, la prima, invece, è un perfetto esempio di progressione della suspense.
Purtroppo il moderno osservatore del cinema è abituato a prodotti che, avendo per destino anche la televisione, sono costretti a confrontarsi col problema della pubblicità: l’interruzione brusca del ritmo non consente di creare una lenta, ma costante, crescita verso lo scopo; al contrario costringe a mantenere ritmi alti e forsennati, senza la minima variazione del disegno. Con un inevitabile corollario: la noia. Diversamente, i film di Hitchcock riuscivano a rapire l’attenzione dello spettatore appunto per questa capacità di dipanare lentamente, prima, e impetuosamente, poi, i fili che costituiscono la fabula.
La nostra pièce, attraverso l’indovinato schema dell’atto unico, riesce a riproporre in modo impeccabile questo disegno, avvincendo lo spettatore fino ad arrivare a togliergli il fiato con una calza di nylon al collo. E dimostrando di essere coerente espressione di quella che Hitchcock chiamava “unità dell’emozione”.
A questo fine contribuisce l’interpretazione solida e convincente di Geppy Gleijeses, specie nel riuscito dialogo col bravo Paolo Serra. La compagnia degli attori, in generale, funziona: Marianella Bargilli, pur senza brillare, dimostra di possedere una recitazione corretta e ben impostata; Raffaele Pisu strabilia, soprattutto quando finge di essere incerto e balbettante. L’unico neo viene dalla serata poco convincente di Leopoldo Mastelloni: il pur grande attore napoletano non è a proprio agio, talvolta persino meccanico, in questa prosa asciutta e contenuta, mentre darebbe il meglio di sé in lavori capaci di dare risalto al suo gigionismo; non a caso ci concede i rari barlumi di grazia nelle sequenze in cui la concitazione prevale sulla freddezza.
In ogni caso, si tratta di un lavoro ben fatto, robusto e accurato. Una Pergola quasi completamente gremita ha mostrato di apprezzare la prima di questo Delitto perfetto.


Giulio Gori - DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 28 Febbraio 2007 06:00 )  

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