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Festa del Cinema a Roma

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Dal 13 al 21 ottobre 2006, Roma diventerà la capitale assoluta del cinema, ospitando opere inedite di autori di tutto il mondo. L'idea alla base di questo nuovo evento è la creazione non solo di un Festival, ma piuttosto di una festa per tutti coloro che amano il cinema. Per questo è stata promossa la scelta di reclutare 50 persone, che da semplice spettatori, si trasformeranno in giurati ufficiali. L'Auditorium Parco della Musica (progettato da Renzo Piano che alla festa ha voluto donare anche l'immagine esclusiva che caratterizza tutte le iniziative) per nove giorni diviene "Parco del Cinema", luogo cuore della manifestazione. In aggiunta è stata inaugurata il Pala Roma Uno, una nuova sala per rispondere alle moltissime richieste di partecipazione; inoltre in programma eventi da Via Veneto a Piazza del Popolo, da CInecittà alla grande periferia. Alla fine del Festival la giuria assegnerà il premio per il miglior film oltre che a quelli per la migliore interpretazione femminile e maschile. Tra gli ospiti: Nicole Kidman, Martin Scorsese, Monica Bellucci e Leonardo Di Caprio. Particolare attenzione viene data ai grandi protagonisti dell'arte della Recitazione, come Sean Connery e Marcello Mastroianni ai quali vengono dedicate delle retrospettive. A dieci anni dalla morte di quest'ultimo, la Casa del Cinema, propone di ripercorrerne la carriera attraverso 47 film interpretati dal grande attore. MARCELLO MATROIANNI Nato a Fontana Liri, Frosinone, nel 1924. Sin da piccolo ebbe la possibilità di fare comparsate in film come La corona di ferro (1941), di Blasetti, e I bambini ci guardano (1943), di De Sica. Notato da Luchino Visconti, ottenne importanti ruoli nei suoi lavori teatrali e nel frattempo collezionò una serie di apparizioni sullo schermo. Il film che rivelò alla critica e al pubblico i suo talento fu Le ragazze di Piazza di Spagna (1952), di Luciano Emmer: Mastroianni si rivelò particolarmente adatto alla delicata introspezione di un cinema che stava a metà strada tra il neorealismo e la commedia all'italiana. Questa sua predisposizione venne confermata in Giorni d'amore di De Santis, dove egli potè rivivere le sue origini ciociare in una chiave di lieve comicità. Blasetti e Lizzani gli affidarono anche ruoli drammatici, ma egli sembrava più incline alla commedia: la sua immagine di ingenua onestà si legava bene alla malizia femminile della giovane Sophia Loren. I due fecero coppia in diversi film, ma i risultati migliori li ottennero in Peccato che sia una canaglia (1954), e La fortuna di essere donna (1955), entrambi diretti da Blasetti. Parallelamente, Mastroianni proseguì in teatro la collaborazione con Visconti, che nel 1957 gli offrì anche il ruolo principale in uno dei suoi migliori film, Le notti bianche, tratto da Dostoevskji. Subito dopo tornò alla commedia all'italiana con I soliti ignoti, uno dei capolavori del genere. Fotogenico come pochi, Mastroianni è attore dal talento non comune: oltre a possedere innegabili doti interpretative, ha il merito di non legarsi ad alcun stereotipo (a differenza di tanti altri attori della sua generazione). I primi segni della maturità rinvigorirono il fascino della sua immagine e La dolce vita (1960) lo consacrò come l'antieroe del nuovo decennio: il suo sguardo di sfinge incarnava il turbamento intellettuale di un'epoca di crisi. In Otto e mezzo, Federico Fellini se ne servì per un celeberrimo autoritratto. Ma anche Bolognini (Il bell'Antonio, 1960), Antonioni (La notte, 1961) e Zurlini (Cronaca familiare, 1962), gli affidarono ruoli difficili e complessi. Il suo sodalizio con la Loren, ormai star consacrata dall'Oscar, si rinnovava più volte e con ottimi risultati, soprattutto in Ieri, oggi e domani (1963), I girasoli (1960) e Una giornata particolare (1977). Anche negli anni '70, egli fu l'interprete più amato dagli autori del cinema italiano. Pur senza mai prevaricare i suoi ruoli, Mastroianni si affermò come una delle maggiori personalità che il cinema italiano abbia prodotto nel dopoguerra. Anche quando è maschera di se stesso, come nella nostalgia felliniana di La città delle donne (1980) e di Ginger e Fred (1985), egli sa costruire con pazienza e modestia il suo personaggio, cominciando ogni volta da zero. Forse è per questo che anche i registi delle nuove generazioni continuano a servirsi di lui. Marcello Mastroianni si spegne il 19 dicembre 1996 nella sua casa di Parigi.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 12 Novembre 2012 09:26 )  

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