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Cronaca di un viaggio

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BIANCO E NERO

Stavolta non mi hanno dato nemmeno il tempo di arrivare. A diecimila metri di altezza, mentre stavo sorvolando Livingstone un assistente di volo mi si e' avvicinato e dopo essersi assicurato che fossi Mrs Mori, sorridendo, mi ha detto che al mio arrivo in aeroporto non avrei dovuto aspettare al nastro il mio bagaglio ma che avrei dovuto contattare direttamente il personale di terra della Air France. Il mio arrivo a Johannesburg e' cominciato come mi aspettavo che cominciasse: senza bagaglio al seguito. A differenza delle altre volte pero' a questo giro li ho fregati tutti quanti perche' come bagaglio a mano mi ero portata lo zaino grande con tutto il necessario per la sopravvivenza mentre nel piccolo zainetto che avevo spedito avevo messo solo due rotoli di cartigenica, i fazzoletti, il gel per i capelli, le forbici, lo shampo,la crema solare, un lucchetto e una catena. Oggetti di pochissimo valore che avrei potuto anche non ricomprare perche' non
 necessari almeno peri primi giorni.
Sono alloggiata in un ostello molto bellino ma anche molto fuori mano. Ieri ho chiesto al personale dove potevo prendere l'autobus per raggiungere il centro ma mi hanno subito detto che per spostarmi devo prendere un taxi o farmi accompagnare da loro perche' l'autobus sostengono che e' "unsafe" cioe' non sicuro. Anche altre persone me lo hanno ripetuto e cosi' ieri per andare in centro e poi al Museo dell'apartheid ho preso ben tre costosissimi taxi.
Camminando e guardandomi in giro per il centro ho avuto la sensazione che comunque neri e bianchi (perche' e' questa la distinzione che ancora esiste e che si impone anche nel linguaggio) siano ancora due mondi separati che proprio non si incontrano.
Ad un tassista ho chiesto se davvero l'autobus e' cosi'"unsafe" come dicono. Mi ha risposto che da quando e' stato abolito l'aprtheid e quindi non esistono piu' autobus per bianchi e autobus per neri, l'autobus lo prendono solo i neri. Evidentemente i bianchi continuano a non gradire tale promiscuita' e forse  pensano che sia pericoloso viaggiare con i neri. I bianchi viaggiano tutti in auto e se sono stranieri la prendono a noleggio o arrivano con pullman organizzati. Dato che gli ostelli sono distanti dal centro e che l'autobus che servirebbe per raggiungere il centro dicono che e' unsafe" le persone che alloggiano qui e che sono quelle che viaggiano in economia, rimangono in ostello tutto il giorno e non si spostano perche' il taxi costa. Esiste anche un bus che fa esclusivamente il giro degli ostelli e senza passare dalle stazioni centrali porta direttamente agli ostelli delle altre citta'. Penso che anche questo servizio di trasporti sia funzionale
 al mantenimento dell'apartheid che anche se e' stato abolito dal punto di vista legale, ho la convinzione (forse tra qualche giorno diventera' certezza) che sopravviva ancora nella coscienza,nella mentalita', nella cultura di questo popolo.
Il bellisimo museo dell'aprtheid che ho visitato ieri mi ha fatto capire molte cose del passato e del presente del Sudafrica:credo che  quel regime razzista e segragazionista che e' durato per piu' di quarantanni si sia radicato profondamente in questa societa'.
Stamattina sono uscita da questa prigione dorata dove mi trovo e sono andata a fare un giro a piedi per il quartiere alla ricerca di un suopermercato e di una carta telefonica. Questo e' un quartiere residenziale dove vivono i neri benestanti ma a 7-800 metri da qui, oltre la stradda principale che divide in due l'area c'e' una baraccopoli.
Non ho avvertito disagio o paura camminando im mezzo alla gente e quando e' stato necessario ho chiesto a tante persone  di aiutarmi a trovare determinati luoghi o a ritornare su i miei passi.
domani ho deciso di concedermi un'altra giornata di liberta'.
Vado a Soweto. In autobus.

Angela

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