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Comune approva Regolamento Unesco, a rischio più di 200 negozi

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607450Il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato ieri un Regolamento Unesco che, con la scusa di salvaguardare l'identità del «centro storico di Firenze, tradizionalmente identificato con l’area inclusa entro il circuito dei viali, corrispondente all’antica cerchia delle mura», costringerà oltre 200 negozi a chiudere.

L'iniziativa, che colpirà in particolare i minimarket e gli internet point ma anche le «attività commerciali che vendono pizza in forma esclusiva o prevalente» e le «attività che utilizzano alimenti precotti e surgelati», come i kebab. Saranno poi vietate attività di «money change, phone center, internet point e money transfer anche mediante apparecchiature automatizzate». Un comma specifico è dedicato a via Tornabuoni, la via del lusso fiorentino, confermando in sostanza solo le attività che già ci sono. Mentre per il Ponte Vecchio si ammette solo commercio di oro e preziosi, escludendo invece la vendita di alimenti o bevande.

Un ulteriore stretta arriva anche sull'alcol la cui vendita e somministrazione sarà ancora più limitata (stop dopo le 21 sulla vendita e dopo le 2 sulla somministrazione). Vietati i pannelli luminosi aggiuntivi all’insegna, vietato esporre alcol in vetrina, vietati gli «assembramenti di clienti tali da arrecare disturbo alla quiete pubblica», vietate le «attività assimilabili a fast-food o self-service in maniera esclusiva e prevalente, escluse quelle dentro la stazione», vietate le «attività di commercio all’ingrosso come i compro-oro». Oltre alle sanzioni pecuniarie già previste dai regolamenti comunali, il Regolamento prevede chiusura e cessazione dell’attività per chi non si mette in regola.

Insomma: una norma che devolve definitivamente il cuore della città al turismo di massa e ai negozi di lusso, risparmiando solo pochi bar, gelaterie e attività storiche.

Si vuol forse far credere che il centro sia sempre stata una vetrina sfavillante dai prezzi non accessibili ai residenti? Non è forse Firenze stata per secoli città di piccole botteghe e negozietti? E che fine faranno tutti i gestori di quelle che il sindaco Dario Nardella chiama «attività di bassa qualità», costretti a chiudere in quanto colpiti dalla norma che vale anche in forma retroattiva? Anche se ovviamente è giusto prevedere servizi igienici di cortesia accessibili ai disabili nei negozi di nuova costruzione, come si può pretendere che i vecchi fondi del centro siano a norma? Così come è assurdo pretendere che i negozi siano più grandi di 40 metri quadri, considerando che spesso i locali sono stati costruiti secoli fa. Il dubbio è che si voglia lasciare il centro sempre più abbandonato e a disposizione solo di chi si può permettere di spendere tanti soldi da superare i requisiti in questione. «Le attività dovranno adeguarsi entro 3 anni», si legge nel testo discusso. La verità è che probabilmente pochissimi riusciranno in tre anni a mettere a norma le proprie attività, considerando anche le rigide norme sui lavori per gli edifici storici. I negozi saranno costretti a chiudere o a trasferirsi in periferia, ambiente lontano dai circuiti turistici e quindi forse più adatto, secondo gli standard del sindaco e della sua giunta, alle «attività di bassa qualità» (strano che non abbiano ritirato fuori la parola "degrado").

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