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L'ANDU Università comunica

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Tramite il seguente documento congiunto con tutte le sigle associative (ADI, AIPAC, ARTeD, CISL Università, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS,CoNPAss, CRNSU, Federazione UGL Università, FLC-CGIL ed altre ancora), l'ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari) spiega le problematiche principali della categoria.
 
1. LA DISSOLUZIONE DELL'UNIVERSITA'
 
Le Organizzazioni rappresentative di tutte le componenti universitarie (professori, ricercatori, lettori/CEL, ricercatori e docenti precari, dottorandi, personale tecnico-amministrativo, studenti) da anni documentano e denunciano il progetto di dissoluzione dell'Università statale: aumento a dismisura dei precariato e drastica riduzione dei docenti di ruolo, insufficienza del diritto allo studio e aumento del numero chiuso, gestione oligarchica degli Atenei e inadeguata rappresentanza del Sistema nazionale, commissariamento dell'Università con l'ANVUR, taglio dei finanziamenti agli Atenei a vantaggio dell'IIT, non riconoscimento giuridico ai docenti degli scatti bloccati (a differenza di tutte le altre catetegorie), ilmancato rinnovo contrattuale dei tecnico-amministrativi dopo otto anni, ecc.
Un progetto, portato avanti negli ultimi decenni sotto tutti i governi che man mano si sono succeduti, che punta a cancellare l'idea stessa di una Università democratica, aperta a tutti, diffusa nel territorio, indispensabile per la crescita culturale, sociale ed economica del Paese e pilastro fondamentale del suo stesso assetto democratico.
Una volontà di demolizione dell'Università che negli ultimi tempi ha subito un'accelerazione: “cattedre Natta”, ulteriori poteri e fondi all'IIT, dipartimenti “eccellenti”, borse per studenti “eccellenti”, rafforzamento dell'ANVUR.
 
 
2. IL DEPLOREVOLE COMPORTAMENTO DEL MIUR
 
Le stesse Organizzazioni universitarie hanno ripetutatamente chiesto un confronto articolato e approfondito con il MIUR per discutere alcuni dei problemi più importanti dell'Università e, in particolare, la drammatica questione dei precari, del pre-ruolo e del reclutamento in ruolo, che va nettamente separato dalla progressione di carriera.
Per ben tre volte nell'ultimo anno (a luglio scorso, a febbraio e a giugno di quest'anno) il MIUR – rappresentato da Marco Mancini, capo di dipartimento e delegato dal Ministro pro-tempore, e da Daniele Livon, direttore generale del MIUR – si è impegnato ad attivare immediatamente dei Tavoli tecnici tematici (prioritariamente quello sul precariato) e per tre volte non è stato dato seguito agli impegni assunti, senza alcuna spiegazione.
Un comportamento questo politicamente e istituazionalmente esecrabile, peraltro coerente con il ruolo svolto da anni dal MIUR di complicità nell'attuazione del progetto di demolizione dell'Università, a favore di ristretti gruppi accademico-confindustriali che vogliono gestire in proprio le risorse pubbliche destinate all'alta formazione e alla ricerca.
 
 
3. IL DRAMMA DEI PRECARI E LA DESERTIFICAZIONE DEGLI ATENEI
 
Il mondo universitario non può più essere spettatore dell'opera di devastazione dell'Università e soprattutto non può più tollerare che non si risolva urgentemente la questione centrale del precariato. Tale questione è di capitale importanza non solo per i diretti interessati, costretti ad anni e anni di incertezza, di scarsa retribuzione e di subalternità, ma riguarda l'intera università, ovvero anche i professori e ricercatori di ruolo e gli studenti.
Infatti, a fronte della creazione di oltre 40000 precari, che sostengono ormai il maggior carico della didattica e delle ricerca universitarie, si è già registrata dal 2008 la perdita di oltre 13000 di posti di ruolo: se tale processo non sarà subito invertito, nei prossimi cinque anni la perdita del personale docente di ruolo supererà le 20000 unità. Una vera e propria emorragia che sta producendo la desertificazione degli Atenei, con relativa riduzione della quantità e della qualità della didattica e della ricerca; qualità che solo un adeguato numero di docenti in ruolo può consentire.
 
 
4. I PROVVEDIMENTI URGENTI NECESSARI
 
Occorre ripristinare l'organico dei docenti di ruolo del 2008 (che peraltro era già allora ben sotto la media europea) e riattivare l'indispensabile ricambio generazionale.A tal fine, è necessario un reclutamento straordinario (con fondi aggiuntivi dello Stato) attraverso il bando di almeno 20000 posti di ruolo (4000 all'anno per cinque anni). Rispetto a questa necessità, la previsione da parte del MIUR del bando di solo 400 posti di ricercatori con tenure track conferma la determinazione di volere mantenere una massa di precari “usa e getta” a fronte di un sempre più ridotto numero di docenti di ruolo.
E' contestualmente indispensabile cancellare la giungla delle attuali figure precarie, con poche tutele e senza adeguati sbocchi in ruolo. E' necessario riformare il pre-ruolo impedendo la formazione di nuovo precariato, garantendo ad ogni ricercatore un percorso lavorativo dignitoso, con reale autonomia di ricerca, tempi certi e adeguati sbocchi in ruolo.
 
 
5. LA MOBILITAZIONE
 
Non si può ancora aspettare altro tempo e per questo la Organizzazioni universitarie promuoveranno a partire dal prossimo autunno una ampia mobilitazione del mondo universitario per ottenere dal Governo il varo di provvedimenti urgenti per risolvere il problema del precariato e del reclutamento in ruolo e per richiamare alle proprie responsabilità tutte le forze politiche.
Nell'ambito di questa mobiltazione si chiederà a tutte le istituzioni universitarie (Consigli di Amministrazione, Senati Accademici, Consigli di Dipartimento e di Corso di Laurea), di sostenere le richieste delle Organizzazioni Universitarie.
 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 20 Luglio 2017 15:55 )  

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