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Slow Food, facciamo noi ogni giorno quello che vorremmo si facesse alla Cop27

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Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato stampa di Slow Food:

 

Slow Food, facciamo noi ogni giorno quello che vorremmo si facesse alla Cop27.

I dieci giorni di confronto in Egitto difficilmente produrranno gli effetti immediati necessari oggi

Un anno dopo la delusione per i risultati insufficienti della Cop26 di Glasgow, i leader del mondo sono tornati a riunirsi. Dal vertice sul clima che Sharm el-Sheikh ospita fino al 18 novembre, in molti sembrano aspettarsi poco o nulla. Le premesse perché l'evento si riveli l'ennesimo fallimento, in effetti, ci sono: Cina e India, due tra i principali responsabili delle emissioni climalteranti, in Egitto non ci sono, così come la Russia. Ci sono quei paesi che della crisi climatica, più che esserne causa, stanno pagando le conseguenze in modo drammatico: i paesi del sud del mondo, il Pakistan dove tra agosto e settembre 33 milioni di persone sono state colpite dalle alluvioni, i paesi dell'Africa orientale dove l'insicurezza alimentare causata anche da fenomeni climatici estremi uccide e costringe le popolazioni ad abbandonare le proprie terre.

Dalle interminabili discussioni che attendono i leader riuniti in Egitto difficilmente emergeranno provvedimenti in grado di cambiare la storia. L'obiettivo di limitare a 1,5 gradi centigradi il surriscaldamento della Terra rispetto ai livelli preindustriali, come stabilito a Parigi nel 2015, è sempre meno raggiungibile. Gli organizzatori della Cop27 hanno promesso di portare "la trasformazione del sistema alimentare e le diete sostenibili al centro" del vertice: staremo a vedere.

«L'impressione è che più di tutto manchi una visione: non sembra esserci nessuno, tra tutti quei decisori, che voglia prendersi la briga di affrontare un tema scottante come la crisi climatica; e quando qualcuno lo fa, ecco i se e i ma: troppi e fuori tempo massimo, vista la situazione in cui viviamo» sottolinea Raoul Tiraboschi, vice presidente di Slow Food Italia. «Nell'attesa non possiamo più aspettare, per questo dobbiamo attingere a quella azione decisa, immediata, collettiva e solidale, che è già nelle mani di ognuno di noi, a partire dal modo in cui ci alimentiamo. Il sistema alimentare globale oggi dominante – oltre a concentrare la ricchezza nelle mani di pochi, lasciar morire di fame milioni di persone, generare un insopportabile spreco, impoverire i suoli agricoli e provocare la sofferenza di miliardi di animali – è la principale causa della crisi climatica. Ecco perché scegliere che cosa portare in tavola ha ripercussioni sull'ambiente» conclude Tiraboschi.

E perché l'indignazione che giustamente proviamo ogni volta che ci troviamo di fronte all'inazione dei decisori politici non ci fa scattare in piedi, scendere in piazza e manifestare? Diventiamo protagonisti! Facciamo sentire la nostra voce. Mobilitiamoci, facciamo sentire la nostra voce fino a soffocare il bla, bla, bla che da anni viene puntualmente riproposto.

 

Ufficio Stampa Slow Food

press@slowfood.it

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