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Uno sguardo a Lampedusa - 2024

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Gennaio2024

Il Centro studi DEA ha organizzato il primo gruppo di ricerca sull’immigrazione nel 2023, ed ha affrontato un viaggio verso l’isola di Lampedusa. “Abbiamo quindi documentato l’arrivo dei migranti e reso pubblico il reportage fotografico nel febbraio 2024. Per verificare una situazione fenomenologica il ns. gruppo di volontari ha fatto questo viaggio di approfondimento come ricerca per poi divulgare in giusta misura la situazione precaria degli arrivi nell’isola di Lampedusa primo avamposto per una comunicazione corretta senza farne una “conclusione” e speriamo sia utile per produrre dibattiti e che possa diventare osservatorio da aggiornare annualmente. La ricerca ci ha permesso di esplorare una storia millenaria di incontri e scontri tra popoli. Crocevia di culture ora in sintonia con i tempi dato che l’azione solidale e pronta per una informazione dove l’azione diventa valore socialmente utile”.

 
Tommaso Capecchi - L’isola è molto bella, uno scoglio davanti alla Tunisia, nel mezzo del Sud del Mediterraneo. In questo periodo i turisti sono pochissimi e sull’isola vivono solo alcuni dei residenti. Molti giovani autoctoni si fanno di cocaina. Sull’isola non c’è molto da fare in questo periodo. Nel mezzo della via principale, Via Roma, c’è una piccola struttura in legno che “Rai Cinema” ha donato alla comunità. Sarebbe un piccolo cinema con 30/40 posti a sedere. Purtroppo nessuno proietta e quindi il cinema non c’è. Come non c’è una biblioteca anche se ci sono due scuole superiori, non poche per il numero degli abitanti (circa 5000 ma alcuni di questi vivono altrove). Mentre i giovani autoctoni si sfanno di cocaina gli sbarchi da Libia e Tunisia sono quotidiani. Ieri che ne sono stati 12. Ieri l’altro 10. Le barche che arrivano dalla Tunisia sono piccole mentre quelle che arrivano dalla Libia sono più grandi, sono pescherecci. I migranti che arrivano hanno passato anni nelle feroci carceri libiche: segni di violenza nei corpi, paura e terrore negli occhi. Dal hotspot dell’isola vengono smistati in tutta Italia, via mare o cielo, dopo essere stati identificati, in attesa della richiesta di asilo. La vita degli abitanti di Lampedusa è isolata da quella dei migranti: non si vedono, non si toccano, nessuno sente l’altro seppur quest’isola sia la prima terra dell’Europa che incontrano. “WELCOME TO LAMPEDUSA”, con qualche lettera caduta in acqua, si legge nel porto. Le forze militari presenti sono molte: esercito, carabinieri, guardia di finanza, polizia. Per la maggior parte impegnate nella difesa e nella gestione del flusso migratorio. Sulle coste dell’isola, nelle numerose cale e al porto, arrivano detriti dal mare; indumenti, bottiglie piene di urina, salvagenti, pneumatici, pacchetti di sigarette, documenti, piccole o medie imbarcazioni. I resti dei viaggi dei migranti.
 
Sa di profonda disperazione per l’umanità questo forte contrasto: mentre i paria della terra sbarcano senza documenti e averi in cerca di un futuro di dignità, i giovani dell’isola si sfanno di cocaina, nessuno vede l’altro né se ne interessa. Del resto, un po’ come succede sulla terraferma, anche con i clochard. Un po’ come se ognuno di noi fosse isola rispetto all’altro; la condizione geografica, climatica, politica e sociale di un’ isola fa aderenza speculare con la condizione umana, morale, politica e sociale di un individuo, sia esso migrante o clochard o cittadino europeo. Un’ isola dunque popolata da isole. Proprio come siamo noi sulla terraferma europea in fondo, isole (...)”.
 
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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 28 Agosto 2024 10:33 )  

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