Cosa è bello in questo tempo in cui molto è pervaso di bassa bellezza, di innata bruttezza e di tanta paccottaglia che viene venduta come creatività positiva? E' molto difficile stabilirlo, soprattutto perchè tante barriere sono state abbattute e tanta mistica bellezza è stata prosciugata dalla falsità di un modo di copiare che è diventato quasi un ideale post illuminista del vivere bene. In effetti tutto ciò, come è facile intuire è solo la deriva di un tempo che sta per essere privato della vera bellezza, confusi fra tanto vacuo nulla che appare come bello ma che bello non è . Questa premessa è necessaria per introdurre una delle vere bellezze espositive di questi ultim tempi ovvero la mostra Capolavori della scultura Buddhista Giapponese che è installata presso le Scuderie del Quirinale. Curata da un numero interessante di esperti da Claudio Strinati a Francesco Lizzani, la mostra si presenta come un vero percorso di conoscenza, prescindendo s'intende dalla bellezza artistica del proposto. Non è possibile scindere ciò che è spirito in arte da ciò che diventa spirito in essere, quindi la mostra romana ha una forza dirompente, rara, rarissima di questi tempi. In un lungo quindi escursus storico, la rappresentazione del sacro in Giappone rimanda ad evocazioni storiche e non. Ed è facile intuire come quello che per un cristiano è poco credibile, per un buddhista diventa ragione d'essenza. Le icone presenti, le immagini con fattezza umana, sono sì quello che deve essere raccontato attraverso segni tangibili e leggibili ma sono altresì altezza di essere, di sviluppi creativi così saldamente interessanti che non si può uscire da questa mostra se non rinati in carne e spirito, riuniti sotto un'unica tempra quella che la bellezza sa di dare e sa di essere. Non so veramente quanto tutto ciò possa essere permeato nella nostra cultura baroccamente ammiccante all'oriente. E' certo che chi ha proposto questa mostra, in un accordo fra Giappone e Italia, è partito da un proprio sentimento, da un proprio percorso. E' il tempo del fior di loto, della distinzione fra sacro e profano, quindi della supremazia del sentimento sul terreno intercedere fra quello che è stato e quello che è. E' tempo quindi del fior di loto come significante di una ricerca che sia nella natura della terra certo ma che si innalzi oltre ogni cielo, ogni quando. E' il tempo del fior di loto ed è forse una chiave di lettura di questa soave e bella esposizione. Con il tempo speriamo di poter essere sempre più pervasi dalla bellezza e non dalla pochezza, prendendo quindi a prestito una cultura che ancora oggi dona molta importanza a ciò che è spirito, a ciò che ci aiuta a essere un pò migliori della massa che non intende verbo d'anima e quindi di vita.