Palazzo Pitti, Firenze – In occasione della Festa di San Giovanni – patrono della città di Firenze, le Gallerie degli Uffizi hanno inaugurato la mostra “OMAGGIO AL GRANDUCA, Memorie dei piatti d’argento per la Festa di San Giovanni”, visitabile fino al 24 settembre.
Con questo evento culturale le Gallerie degli Uffizi hanno voluto mettere in luce un episodio tanto appassionante quanto poco noto dell’oreficeria italiana tra Sei e Settecento, che trae la sua origine dalla ricorrenza di San Giovanni Battista, solennemente festeggiata a Firenze già in antico il 24 giugno di ogni anno e delle relazioni diplomatiche di Casa Medici che estendeva la sua influenza sull’ambiente curiale romano.
Queste circostanze portarono nelle collezioni medicee una straordinaria raccolta di piatti istoriati d’argento, eseguiti su disegno dei più significativi artisti romani del tempo.
Il Cardinale Lazzaro Pallavicini dispose un legato testamentario che prevedeva che il suo erede dovesse lasciare al Granduca fiorentino e dopo di lui al suo primogenito, per i favori ricevuti , un argento lavorato il cui valore ammontasse a trecento scudi.
A partire dal 1680 e per ben cinquantotto anni Cosimo II e il suo successore, il figlio Gian Gastone, ricevettero altrettanti pregiati bacili d’argento con storie che illustravano i fasti dinastici della Casata fiorentina.
Dalle ricerche emerse si è potuto stabilire che solo per il primo anno – per il poco tempo a disposizione – la famiglia offrì un bacino già in loro possesso, ma negli anni successivi il Cardinale Giacomo Rospigliosi, si servì dei disegni di Carlo Martini, tra i massimi esponenti della pittura romana della seonda metà del Seicento, disegni conservati a Chatsworth ed esposti in mostra.
Alla morte del cardinale Giacomo Rospigliosi, fu Giovan Battista Rospigliosi, in nome del figlio Nicolò in tenera età, a proseguire nelle volontà del Pallavicini, fino alla morte avvenuta nel 1722.
Furono chiamati i più valenti pittori al servizio dei Rospiglioso: Ciro Ferri, Pietro Lucarelli, Ludovico Gimignani, Lazzaro Baldi e dal 1700 furono gli argentieri a progettare le tese.
A Firenze gli argenti arrivati in dono a Cosimo II erano conservati nella Guardaroba di Palazzo Vecchio, mentre quelli arrivati in dono a Gian Gastone rimasero nella residenza di Palazzo Pitti. Nel tempo alcuni sono stati fusi per ripianare il precario bilancio dello stato toscano e ad oggi se ne può solo constatare la scomparsa.
Dei “piatti di San Giovanni” sarebbe svanito anche il ricordo se la Manifattura Ginori di Doccia, per volontà del suo fondatore, il Marchese Carlo Ginori, tra il 1746 e il 1748, non avesse fatto realizzare dall’argentiere Pietro Romolo Bini, le forme in gesso tratte dagli originali da cui sono derivati i calchi in gesso esposti in mostra.
Oggi i calchi, donati molti anni fa dal Marchese Leonardo Ginori Lisci alle Gallerie fiorentine, sono esposti nelle sale di Palazzo Pitti che accolgono il Tesoro dei Medici e sono l’unica testimonianza tangibile della magnificenza della perduta serie in argento.

1680
Allegoria del dominio della Toscana sul mare
calco in gesso
Firenze, Gallerie degli Uffizi, Tesoro dei Granduchi
Argentiere: Bartolomeo Colleoni (pulitura) (Gallese 1633 - Roma 1708)
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