Poesia. Sulle strade della voce : di walter maccari
Sulla strada della voce
son ristate soltanto figure minori
che confondono i buoni propositi
raccontando di false promesse
La mia classe speciale, sociale e di lotta
sente ormai da secoli queste offese verbali
che avvicinano soltanto lo scontro
Non è che vuoto rumore
Le molte guerre trascorse ma secolari
sono servite a lasciare tutti noi senza terra
Hanno usato le nostre membra
come cavia di rapporti esplosivi
grande splash e vuoti crateri
E tra le macerie sono riconoscibili
i nostri congiunti, i nostri fratelli
Le mura di Cartagine sono cadute
nell'etterna danza del dolore
dell'oltraggio e dei trattati infranti
degli ostaggi violati, dei tesori rubati
delle migliaia di vite vendute
Quello che c'era stato promesso
ci è stato ricordato a Corinto
e poi a Gerusalemme, ad Aleppo
a Bisanzio dove la frattura fu profonda
A Coventry, a Dresda, tra le alte fredde fiamme
di Nagasaki e di Hiroscima
Dalle odi sognanti di Omero
alla voce e rimasto il pianto
dei confini spostati
e della pelle marchiata col fuoco
Dalle miniere conquistate
abbiamo ereditato queste catene di ferro
e pallottole infuocate che hanno bruciato
le nostre canzoni
Non sono state bastanti le parole di Platone
né quelle di Aristotele a fermare la frusta
Il colpo di rivoltella che colpì A. Lincoln
liberò gli schiavi dalla paura
La lama che decapitò Robespierre
librò per il Mondo il Municipio e la Repubblica
Sono stati i Caligola e i Severo
a bruciare il Reichstag, le case del popolo e i libri
ad armare le camice nere
a storpiare la voce che dal basso chiedeva
e ancora fortemente domanda
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