Mi trovo a Mazara del Vallo, bellissima cittadina tutta affacciata sul Mediterraneo, ultimi giorni di un afoso mese di agosto 1941. Vi sono arrivato, viaggiando per la prima volta in 1° classe, per assumere servizio, quale alunno d'ordine contratista nelle FFSS (questa era la sigla dell'oggi Ente Ferrovie dello Stato).
Atteso da Empedocle Buzzanca, operatore al cinema VACCARO, mi cugino acquisito, arrivo alle14.30, in perfetto orario, ricevuto dal capo stazione in divisa nera di ferroviere fascista con l'alto berretto di 1° classe a cinque strisce e con il saluto fascista (in quel momento mi viene in mente il nostro Re Vittorio Emanuele III - stranamente?!)
Vengo alloggiato in una abitazione, che il proprietario chiama pomposamente "il mio albergo" (con Mario mio compagno di stanza e collega di lavoro) Centocinquantalire l'affitto del postoletto, più un piatto di pasta a mezzogiorno!
Siamo in tempo di guerra. E' una notte più afosa del giorno. Dormo a sonno profondo - così come solo i giovani fanno - quando mi sento strattonare.
Mi sveglio di soprassalto per un grido che mi giunge all'orecchio:
- Mi butto a mare! mammazzu!
- Che ti succede?
Lui mi spiega frettolosamente che ha preso una "malattia di fimmini" la cosiddetta malattia venerea e sta per imboccare la porta di uscita.
Mi vesto frettolosamente e lo seguo. Corre per le scale ed io dietro. Direzione la spiaggia, la passeggiata a mare.
Giunti sul mare viene fermato dal corrimano di protezione. Ci affacciamo e...vediamo che il mare lì non c'è.
Il mare si era ritirato lasciando un bagnasciuga di alghe e tante porcherie buttate dai cittadini inquinatori.
Ci guardiamo in faccia e una smofìa ci viene alle labbra (forse un sorriso?!)
Torniamo indietro e, seduti sul marciapiede, cominciamo a parlare fino a quando riesco a tranquillizzarlo e a tornare a casa a dormire.
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