
Isabelle per me è un mito! Una donna del novecento che visse tra i nomadi: inquieta e appassionata dei luoghi desertici. Il deserto l'affascinava così Isabelle Eberhardt iniziò a viaggiare. Ma chi era questa ragazza?
Nacque a Ginevra il 17 febbraio 1877 da Nathalie una tedesca luterana di origine ebraica mentre il padre era probabilmente Alexandre Trofimowsky, il precettore dei suoi fratelli maggiori che poi divenne amate e compagno della madre. Come le donne di allora, ella crebbe senza andare a scuola e nella vita contadina crebbe insieme ai fratelli con gli ideali libertari del padre. Tra i suoi biografi c'è chi la vorrebbe figlia di Arthur Rimbaud. Era davvero anticonvenzionale e anarchiva priva di scrupoli. Innamorata "dei mutevoli orizzonti".
Figlia del vento si lasciò trasportare e abbandonò i vestiti dell'epoca per diventare beduina nell'animo. Iniziò a scrivere e ad inviare i suoi scritti a vari giornali "Qui tutto è immobile, ....le mobili solitudini" sono un fascino continuo.
Isabelle era amica di sceicchi e di sapienti sufi, ma anche di ufficiali dell'esercito coloniale francese, fu sospettata di spionaggio da una parte e dall'altra, abbracciò la fede musulmana e visse emozionanti avventure tra esplorazioni, immersioni nelle comunità locali, scontri con i ribelli, e anche infuocate vicende amorose.
Ebbe una morte assurda, a soli 27 anni, nel 1904: vittima in Algeria nella casa in cui viveva per un'improvvisa inondazione ad Aïn-Sefra. Annegata (la casa era stata costruita in un alveo secco), paradossalmente, in pieno deserto del suo Sahara che tanto amava.
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