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Riviste di dissenso degli anni settanta

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Riviste di dissenso negli anni Settanta:A/Traverso, Lotta Poetica, Actuel

Culture di contropotere

 

 

Nella vasta gamma di produzioni artistico-letterarie degli anni Settanta, dominano certamente la scena quelle che possiamo racchiudere nella macrocategoria delle manifestazioni di dissenso. L’interdisciplinarità artistica che caratterizza questi anni porta alla nascita di produzioni in cui linguaggi diversi coesistono e collaborano alla trasmissione di un messaggio ben preciso, di informazioni e di ideali. È per questo motivo che le riviste si rivelano essere il mezzo più adatto a tali scopi: produzioni non esclusivamente artistiche, letterarieogiornalistiche, questi canali d’informazione si intrecciano e imboccano, attraverso il mercato, una via di diretta comunicazione con le masse, destinatari privilegiati del progetto di democratizzazione. Nascono attraverso la diffusione della stampa a ciclostile, che affianca quella artigianale, e invadono con inedita velocità le strade delle città. Le riviste prodotte negli anni Settanta possono senza dubbio essere definite riviste d’avanguardia: sono anni di avanguardie sotto ogni fronte, da quello politico a quello sociale, e il fronte culturale assorbe tutti gli stimoli provenienti dal vivace contesto in cui si sviluppa. Il legame delle riviste con l’attivismo politico è più o meno esplicito: nel caso di A/traverso, che fa il suo esordio nel maggio del 1975 a Bologna, l’intento di rivoluzione artistica e creativa è strettamente connesso a quello di rivoluzione sociopolitica.

Tra i fondatori della rivista c’è Franco Berardi, detto Bifo, che esprimerà una forte dichiarazione d’intenti con la sua più celebre creatura, Radio Alice, radio libera nata nell’ambito universitario bolognese. La radio, come la rivista, si propone di compiere una radicale opera di sconvolgimento dello status quo, di destrutturazione dei significati e di scollegamento totale di questi ultimi dai significanti, al fine di ottenere un linguaggio rinnovato, libero dai condizionamenti della lingua, un nuovo tipo di comunicazione volto ad annunciare le parole d’ordine della rivolta. Attorno a Bifo opera un collettivo di studenti e militanti operaisti, che compongono quella che Salaris (1997) definisce l’“ala creativa”, e che praticano la scrittura come strumento dimanifestazione di un certo tipo di ideologia politica, ma anche come mezzo di comunicazione della cultura di cui sono impregnati in quanto frequentatori del DAMS e habitués della vita culturale bolognese: Foucault, Guattari, Deleuze, ecc. Lo stile di scrittura, dunque, diventa un programma politico: il nome stesso della rivista è un esempio di Trasversalismo, nome che il collettivo di A/traverso dà al loro modo di scrivere le parole “spezzate” da una barra, simbolo del dualismo significato/significante, della separazione, della polisemanticità del segno ma anche della volontà di mettere una netta barra di cesura tra tutto quello che era stato prima e quello che loro miravano a diventare.
Il carattere al contempo impegnato e spiccatamente culturale della rivista è ben sintetizzato dalla corrente del Maodadaismo, che vede i suoi natali proprio tra le pagine di A/traverso: una crasi tra le istanze della rivoluzione socioculturale cinese e l’-ismo più dirompente e irriverente del XX secolo dà alla rivista una connotazione di forte volontà di rottura dei meccanismi prestabiliti, ma soprattutto è il simbolo dell’intento di porre fine all’isolamento leopardiano dell’intellettuale, che scende in piazza e si fa portavoce del suo messaggio (Majakovskij è il “nume tutelare” della rivista).
Le dichiarazioni programmatiche dedicate alla tematica del linguaggio e l’uso della tecnica del collage tra gli interventisono di chiara derivazione avanguardistica, e i saggi di tono filosofico e politico sono i portavoce di esigenze operaiste e proletarie. La chiusura della Radio dopo i fatti del ’77 segnerà un periodo di crisi anche per la rivista, che pubblicherà fascicoli non numerati fino al 1981, anno in cui viene pubblicata la ristampa di 14 numeri della rivista, probabilmente nell’intento di conservare memoria e di auto-storicizzarsi. Verrà pubblicata fino al 1988.

In altre riviste, invece, lo spirito di rottura e sovversione sembra essere più legato a istanze strettamente artistiche: la rivistaLotta Poetica, nata a Brescia nel 1971, farà subito proprio il nome di Lotta Continua, una delle formazioni della sinistra extraparlamentare italiana che in quegli anni dominava il fronte comunista rivoluzionario e operaista. L’intento della rivista, però, è quello di diffondere la poesia visiva e le nuove forme di sperimentazione poetica a livello internazionale. Nasce dall’unione di De Tafelronde, rivista di Anversa diretta da Paul De Vree, e Amodulo, progetto editoriale bresciano di Sarenco, come risposta al carattere dispersivo e poco incisivo delle riviste degli anni Settanta. I due uniscono le forze per incrementare la diffusione editoriale del loro prodotto, e nel primo editoriale Sarenco descrive i mezzi di finanziamento della rivista per metterne in evidenza l’assoluta indipendenza: il facere di Lotta Continua procede con l’obiettivo di «impostare una battaglia continua a due livelli: a) a livello linguistico per la distruzione delle strutture culturali della società borghese; b) a livello politico a fianco dell’avanguardia della classe operaia e del movimento degli studenti» (Sarenco, Editorial 1, n. 1, 1971, p. 3).L’azione di Lotta Poetica, dunque, che potrebbe sembrare esclusivamente di carattere artistico-letterario, si connota invece come un’attività rivoluzionaria su tutti i fronti, come «mezzo di trasformazione attiva della società» (Sarenco, Paul De Vree, Editoriale, n. 8, 1972, p. 4), trasformazione, ovviamente, in direzione marxista-leninista, per l’affermazione della dittatura proletaria.
Il carattere artistico-culturale della rivista emerge invece nella polemica contro la conceptual art, che Sarenco critica per la sua concretizzazione in espressioni istituzionalizzate e mercificate dell’arte e che considera un plagio della nobile poesia visiva. La rivista verrà pubblicata fino al 1987.

Come abbiamo visto con De Tafelronde, l’esperienza delle riviste non si limita ai confini nazionali: un esempio di produzione editoriale di controcultura è Actuel, rivista parigina che condivide con gli esempi italiani la peculiarità di essere nata in stretto contatto con le istanze politiche di un movimento rivoluzionario, quello del Maggio francese. Inizialmente diretta da Claude Delcloo, dal 1967 ospita tre le sue pagine le novità del jazz e della musica alternativa, vantando la partecipazione di Frank Zappa, i Pink Floyd, e tanti altri esponenti della rivoluzione artistico-culturale che stava scoppiando a livello globale all’Actuel festival, che si teneva ad Amougies, in Belgio.
Quando la direzione passa a Jean-François Bizot, nel 1970,la linea editoriale cambia in una direzione che poi sarà calcata dalle principali riviste underground della nostra penisola: Linus, Cannibale, Re Nudo, Zut, Frigidaire, tutte hanno il denominatore comune dell’umorismo delirante e del carattere irriverente che Actuel assume sotto la nuova direzione. Il primo numero presenta infatti, in copertina, i disegni del fumettista underground Robert Crumb, e il fumetto diventa il mezzo sempre più utilizzato per perseguire queste nuove finalità. In un’esperienza simile a quella di Bifo, Bizot fonda nel 1972 la casa editrice Nova Press, a cui si deve la creazione di Radio Nova che porta avanti, insieme alla rivista, una missione di evangelizzazione e di istruzione rispetto alla sottocultura dell’underground. Questo sostegno economico a livello editoriale garantirà alla rivista una vita più lunga rispetto alle altre testate dell’underground: fino al 1975, infatti, 58 numeri verranno pubblicati con regolare cadenza mensile, utilizzando sia i canali ufficiali della grande editoria, sia quelli alternativi dell’editoria militante.

L’esperienza politica italiana e francese è però molto diversa, e molto lo saranno anche le posizioni politiche di Actuel verso la sinistra extraparlamentare, di cui critica l’ortodossia ideologica, che invita a una maggiore apertura nei confronti dei movimenti per la libertà sessuale e i diritti di genere. Actuel collabora infatti con il FHAR (FrenteHomosexual de AccionRevolucionaria) e con l’MNF (Mouvemente de libérationdes femmes), dando voce alle minoranze e facendosi baluardo delle loro istanze. Ampio spazio è ovviamente dedicato a tutte le arti e in particolare al cinema sperimentale e alla letteratura e agli esponenti della cosiddettabeat generation, come Allen Ginsberg, William Burroughs e Jack Kerouac. Non mancheranno, come abbiamo detto, icomics underground anglo-americani, elemento di maggior successo della rivista, tra cui Freak brothers di Gilbert Shelton e Fritz le chat di Robert Crumb, oltre alle tavole di alcuni disegnatori francesi come Marcel Gotlib e Jean-Marc Reiser. La redazione annuncerà la sua chiusura nel 1975, non per difficoltà finanziarie o editoriali, ma per la difficoltà incontrata dai redattori nell’aggirare il processo di istituzionalizzazione e “accademizzazione” dell’underground. Dal 1979 al 1995 il giornale assume invece un carattere più strettamente giornalistico e fotografico, strettamente connesso all’attualità tecnologica e scientifica, alle più stringenti cause umanitarie e alle nuove tendenze culturali: un vero e proprio reportage dei più svariati aspetti della contemporaneità che si pone a modello del futuro giornalismo francese.

Esperienze geograficamente e socio-politicamente diverse testimoniano dunque come il leitmotiv culturale degli anni Settanta fosse il dissentire, con le istanze imposte dalle classi dirigenti e, soprattutto, con una progressiva uniformazione, un processo di adeguamento delle massea un tipo di cultura ancora troppo legata alle convenzioni artistiche e linguistiche prestabilite.

Fonte: https://www.culturedeldissenso.com/

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 14 Giugno 2022 16:08 )  

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