
All’inizio ci fu Cogne. Ci si rese conto che forse la visione della mamma italica affettuosa e generosa nei confronti dei figli, pronta al sacrificio , non era proprio veritiera. Poi ci sono stati diversi casi di cronaca per arrivare alla Pifferi, giovane madre, che consapevolmente o meno, ha lasciato morire di stenti sua figlia di pochi mesi per inseguire i propri sogni personali. Parlare delle “cattive madri” forse non è un argomento di interesse per una rivista che promuovere la cura e accudimento nei confronti di neonati e bambini, ma senza affrontare le tragedie che ho citato, secondo me, non dovremo tacere sulle “cattive madri”.
Badate bene non penso che ogni madre debba essere perfetta, anzi anche lo stereotipo di “madre perfetta” genera delle evidenti problematicità ma capire cosa sono le “cattive madri” forse può aiutarci per trovare in ognuna di noi la strada per essere semplicemente “una mamma che ama il proprio figlio”.
Esistono madri che vogliono a tutti i costi un figlio, per poi trattarlo come un giocattolo: comprargli vestititi mostrarlo in pubblico, ecc….senza minimamente tenere conto delle sue esigenze dei suoi tempi di veglia e di sonno, dell’importanza di un rapporto corporeo e affettivo. Neonati trattati come oggetti da esposizione. Ecco queste “cattive madri” sono più diffuse, non arriveranno mai a gesti estremi da cronaca nazionale, ma allo stesso tempo, non dedicando il giusto tempo all’affetto, alla relazione, alla gratificazione del loro figlio, faranno crescere il bambino in un continuo stato di ansia e di abbandono.
Quando nasce un neonato si dice che nasca anche una mamma. E’ vero, non si può negare ma diventare madre è un lungo processo che parte dal momento in cui ci si scopre incinta e che dura per tutta la vita.
La c.d “cattiva madre” a mio modesto parere, necessita di un forte sostegno e aiuto da parte di tutti, non solo dal “villaggio” ma anche da professionisti, come psicologi o psicoterapeuti, che nel lungo cammino per diventare madri possano aiutare la “cattiva madre” ad un processo di crescita e di aiuto nel campo affettivo e relazionale.
Auspico che cada il tabù su questo tema e che si possa tutte insieme sostenere le “cattive madri” e sostenere gli innocenti che scontano nel loro processo di crescita la presenza della “cattiva madre”
Voi che ne pensate? Ne riparliamo?
Contributo di
Salvina di Gangi – Mamma peer
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