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Come incontrai il poeta Peter Russell in una serata invernale in Valdarno...

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Omero Cieco
“Il cieco Omero schernito dalla truppa ignorante
Sorretto tra i muli inventò l’Olimpo
E la Grecia esplose in fiamme d’oro, e l’Europa
Lentamente crebbe fuori dei suoi lunghi esametri."

Tra le carte che ogni tanto cerco di riordinare , come spesso capita a tutti , ho ritrovato uno scritto sbiadito quasi illeggibile su un foglietto a righe chiaramente strappato da un quaderno . Lo scritto ,  è la poesia “Omero Cieco “ del poeta e intellettuale Peter Russel e poi mi sono ricordato…
Conobbi il poeta una sera, credo fosse il 1985 o 1986 , presso “Il Frantoio l’Osteria Teatro “ (oggi non esiste più da anni) che si trovava presso S. Giovenale nel Comune di Reggello (FI). Si chiamava cosi perché il proprietario , Pietro detto “ il Pettina” veneto ( o friuliano?) professore Isef , che dopo aver girovagato da “figlio dei fiori” per un po' ,decise di fermarsi in Valdarno e di ricavare da un vecchio frantoio in disuso un locale per creare , appunto , un’osteria teatro. Infatti tra piatti di fagioli all’uccelletto, salcicce e spaghettate varie al “Frantoio “ potevi assistere a concerti di cantautori in cerca di fama e gloria , poeti conosciuti e debuttanti , musicisti etnici e popolari . Noi giovani “alternativi” valdarnesi lo avevamo preso come un punto di riferimento culturale e come spazio di socialità fuori dagli schemi e “rituali discotecari “ : preferivamo assistere ad esibizioni teatrali anche disastrose ma piene di risate e discussioni piuttosto che frequentare i soliti locali da soggetti passivi. Si era anche instaurato un bellissimo rapporto con il “Pettina” e la sua famiglia allargata tra cui spiccava la sua compagna tedesca che spesso chiudeva un occhio sulle nostre sguaiate sbronze da bravi toscani . Appunto in una di queste sere , mi ricordo , capitai nel locale credo in un giorno feriale perché non c’erano eventi in programma. C’erano pochi avventori tra cui una francese, la avevo conosciuta qualche sera prima ,che mi invitò a sedere al tavolo, dove stavano consumando un piatto di fagioli e salsicce il Pettina e un tipo dai capelli bianchi arruffati e barba abbastanza trascurata . Ci presentammo e conobbi Peter Russel che per me era uno sconosciuto e capii dopo la fortuna che ebbi a conoscere questo grande personaggio che ormai da alcuni anni si era trasferito sotto le montagne del Pratomagno . Viveva in un vecchio mulino nel comune di Pian di Scò (Valdarno Aretino) tra montagne di libri messi in giro per la casa , pagine e pagine di scritti macchiati magari di vino e ogni tanto veniva all’Osteria per mangiare qualcosa ,bere diversi bicchieri di rosso o degustare le grappe che il Pettina spesso offriva nelle serate d’inverno . Quando appunto il Pettina lo presentò come poeta e scrittore , io da bravo idiota gli domandai che cazzo aveva scritto e lui ridendo mi scrisse su un foglio di quaderno diverse sue poesie ,di cui l’unica sopravvissuta  al tempo che riscoperto in questi giorni. Poi lo incontrai altre volte e spesso raccontava dei suoi viaggi e soggiorni tra cui spiccava il tempo trascorso in Iran , della sua esperienza di libraio ,  dei suoi studi e delle sue opere ,dei suoi sogni e dei suoi fantasmi; storie di una vita straordinaria . Poi l’Osteria chiuse i battenti e lui lo rividi solo una volta a casa sua prima che gli acciacchi dell’età e altre problematiche lo costringessero a lasciare il suo mulino per trasferirsi in una residenza per anziani. Morì il 22 Gennaio del 2003 e lo seppi dai giornali . Ha lasciato il suo enorme patrimonio letterario al comune di Pian di Scò

 

1 ) Peter Irwin Russell nacque il 16 settembre 1921 a Bristol. Nel 1939 si arruolò nell’esercito britannico, come volontario nella Seconda Guerra Mondiale, indossò la divisa per sette anni, questa fu un esperienza cruciale per il poeta che definì questo arco di tempo come la sua “vera università”. Dal 1948 al 1965 ha vissuto a Londra dove ha fondato e diretto l’importante rivista “Nine”. Nel 1964 si è trasferito a Venezia. Negli anni ’70 è stato poet-in- residence prima alla Purdue University, Indiana, poi alla West Lafayette, e infine all’University of Victoria, British Columbia in Canada. In seguito si è trasferito a Teheran dove insegnò all’Accademia Imperiale di Filosofia, ma la rivoluzione di Khomeini lo costrinse ad abbandonare velocemente il paese. Nel 1983 si trasferi in Toscana, a Pian di Scò. Nel suo individualismo e nella sua eccentricità, così come nei modi e nelle manie, Russell era un inglese, o per meglio dire un anglo-irlandese, fino al midollo. Fu un poeta poliedrico, cosmopolita di statura europea e mondiale. Fu infatti il primo traduttore in lingua inglese di Osip Mandel’stam, decise di studiare russo dopo aver ascoltato ed essersi commosso fino alle lacrime, dopo aver ascoltato in un reading i versi di questo poeta recitati da un’anziana emigrata.
Russel inizia gli studi in un collegio privato dove studia greco e latino, qui comincia a sentire una grande attrazione per Omero e una grande affinità con Platone tanto che, in seguito, ricordando quegli anni arriverà ad affermare: “Subivo quasi una specie di apocalisse nella scoperta della natura, – uccelli, alberi, fiori, insetti. Esperimenti bambineschi con le sostanze chimiche che adesso riconosco, dopo sessanta anni, come pura alchimia”. Vincitore di una borsa di studio per le lingue classiche, al Malvern College, inizierà a leggere Dante, i poeti del Dolce Stil Novo e Petrarca, appassionandosi anche ai pre-raffaelliti inglesi. Nel 1939 vive per la prima volta l’esperienza della Guerra, sarà poi richiamato alle armi nel 1951 per il conflitto in Corea. Nel 1947 vive per sette mesi a Firenze, in questo periodo visita molte città in Italia e approfondisce la sua conoscenza della cultura italiana. Incontrerà personalità del calibro di Montale, Landolfi, Rosati, Napoleone Orsini e Bigongiari Nel 1948 collaborando con World Review intervisterà Hemingway, Croce, Beerbohm e Santayana, incontri che saranno poi definiti da Robert Nye, critico del Times, come “la Serie”. Nel 1949 fonda la rivista letteraria NINE, il cui titolo è un riferimento alle nove muse, rivista che sarà pubblicata fino al 1958 e che annovererà firme prestigiose come quelle di Santayana, Eliot, Pound, Windham Lewis, David Gascoyne, Kathleen Raine, Allen Tate, Roy Campbell, Owen Barfield, E. E. Cummings, C. S. Lewis, Borges (prima pubblicazione in lingua inglese), T. E. Lawrence (inediti), Robert Graves. Negli anni ’50 aprirà una libreria a Londra, ma, come ammetterà candidamente in seguito, era troppo bohémien per poter sperare di durare come uomo d’affari. La libreria chiuderà nel 1963 e dopo questo fallimento deciderà di emigrare prima a Berlino e poi nel 1965 a Venezia.
Dalla sua biografia apprendiamo che nel 1954 le Poesie di Quintilius vengono trasmesse dalla BBC: Russel comincia a scrivere i versi dedicati a questo fittizio poeta tardo romano di sua invenzione nel 1948. Secondo le intenzioni dell’autore stesso Quintilius vive nel V secolo e visita diversi paesi, fuori dai confini dell’impero. Le poesie in questione si basano su fonti ebree, aramaiche, greche, latine, persiane e indiane e mostrano la grande erudizione del poeta inglese e la meticolosità del suo verso. John Gery, critico e apprezzato esperto di Ezra Pound, ha così commentato l’Apocalisse di Quintilio: “Un poeta che, ostinatamente, ha proseguito per la sua strada, rifiutando di compromettere la sua visione, pagando anche un costo personale, per far sì che il mistero non scomparisse”1) fonte : Fabio Izzo dal blog di “Poesia” di Luigia Sorrentino

 

 

 

 

 

 

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