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Dolce Aiuto - Racconto Chiara Chiti

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Dolce aiuto

In un angolo di Firenze, lontano dal traffico e dalla confusione, c’è una piccola pasticceria che sforna deliziosi dolciumi. Il proprietario è un paffuto omone dai capelli rossi, il viso spruzzato di lentiggini e folti baffi. Antonio, così si chiama, trascorre la giornata a impastare dolci pensando alla sua lontana Napoli. Quando lavorava lì, tutto era più divertente e spensierato, le giornate sembravano meno lunghe, sua moglie lo aspettava a casa e la clientela era mille volte di più… già, molta di più… Qui a Firenze, a parte due o tre anziani che vengono a fare colazione, la pasticceria è poco frequentata a causa della zona isolata in cui si trova, non certo per la qualità delle paste, straordinariamente buone: affondare i denti nella panna è come mordere delicatamente una nuvola coperta di zucchero, leccare la crema significa stare in un tranquillo paradiso, lontano dai problemi e dalla solita vita…

Purtroppo, considerate le circostanze, Antonio sta valutando l’opportunità di chiudere la pasticceria e rinunciare al suo sogno: diventare il pasticcere più famoso tra Napoli e Firenze! Così una mattina decide di non andare al lavoro e comincia a fare le valige, ma nella piccola pasticceria c’è qualcuno che non è affatto d’accordo…

- Cosa?- esclamò Cannolo furibondo – Antonio vuole chiudere il nostro alloggio? È impazzito!

- Pover’uomo! Vedere il suo sogno svanire così… - sospirò una tonda ciambella alla crema.

-        Io, non credo a nulla di tutto questo- ribatté convinta Bignè Zabaion.

Mentre sul bancone della pasticceria continuava questa animata discussione, il signor Babà restava in disparte osservando i suoi colleghi, pensando a una soluzione per far riaprire la pasticceria e coronare il sogno di Antonio. Beh, forse non c’era davvero più nulla da fare, probabilmente era meglio attendere che la muffa ricoprisse crema, panna, pasta, eppure al saggio Babà venne un’idea:

- Silenziooo!- urlò. – Manteniamo la calma! Non vi riconosco più, dove sono finite le buone maniere?- Tutte le paste arrossirono.

- Ho un’idea!- riprese.

Come quando un generale richiama all’ordine il suo esercito, le delizie circondarono Babà e ascoltarono attentamente. Alla fine del breve discorso tutti applaudirono ed esultarono di gioia, convinti che Antonio avrebbe presto riaperto la pasticceria grazie all’ingegnosa proposta di Babà.

Dopo alcuni minuti tutte le leccornie si trovavano distese su un argenteo vassoio, pettinate, glassate nel miglior modo possibile. Crostata si era messa un chilo di gelatina per fermare quel capriccioso ricciolo di cioccolato che le copriva il volto, Cannolo si era riempito di canditi  e riscaldato per apparire più croccante, Babà indossava una splendida cravatta di crema: tutti attendevano che qualche passante si accorgesse del loro splendido aspetto e avesse (non si sa come) rintracciato Antonio per un acquisto. Aspettarono pazientemente…

Niente. Nessun cliente, neppure un goloso nei paraggi! L’idea di Babà era stata inutile. Alcuni dolci ricchi di calorie cominciarono a stufarsi di stare fermi impalati e si misero a piangere disperati. Persino il volto dell’orgoglioso Cannolo fu attraversato da una lacrima. Era finita: la pasticceria avrebbe chiuso…

Passata qualche ora, tutto il negozio era in subbuglio: tutte le paste erano accasciate al vetro del bancone e piangevano disperate, immaginando il loro destino. Questo caos provocò lo scioglimento di panna, crema, cioccolato e un incantevole profumo si diffuse nell’aria…

I passanti furono come ipnotizzati e si accalcarono alla porta del negozio. Anche gli impiegati sentirono questa fragranza e corsero lì; persino il sindaco e la giunta comunale furono attratti; gli alunni (accompagnati dalle loro insegnanti) si catapultarono nella pasticceria di Antonio. In poco tempo una lunghissima fila invase le strade e il quartiere fiorentino, bloccando il traffico e provocando disordine. Tutto era fermo e si attendeva che la pasticceria del nostro napoletano aprisse i battenti.

La fortuna volle che Antonio, affacciandosi alla finestra, vedesse tutta quella folla e si accorgesse che partiva proprio… dalla sua pasticceria! Senza perder tempo corse a perdifiato verso il suo negozio di dolci per scoprire cosa stava succedendo. Un’ondata di applausi lo acclamò e una rumorosa “ola” lo pregò di aprire il negozio e vendere quelle deliziose paste che emanavano un odore invitante.

La porta del negozio, aprendosi a fatica, richiamò l’attenzione delle paste che capirono solo dopo cosa stava succedendo.

Così Antonio cominciò la vendita e incassò moltissimo, le paste tornarono a essere felici, il sindaco ordinò che la pasticceria fosse ingrandita e la clientela divenne abbondante. I giornali stamparono decine di articoli e la tv iniziò a parlare dell’abile pasticcere napoletano a Firenze.

In breve tempo Antonio divenne un idolo che richiamava turisti da tutto il mondo e così realizzò il suo sogno…

Ancora oggi è impossibile entrare nella sua pasticceria e la fila è talmente lunga che per avere una pasta, vi assicuro, occorre portarsi il sacco a pelo!

Premio Fanzine libera l'idea - 2006 - Chiara Chiti

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 21 Febbraio 2007 10:50 )  

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