La Geografia urbana permette di avere una visione globale sia nell'aspetto sociologico che antropologico. Ogni volta che ci accostiamo al concetto di villaggio globale si aprono gli orizzonti della conoscenza visiva e materiale del concetto di "luogo". Questo progetto di analisi del territorio nasce con il Laboratorio Deafoto nel 1987 durante un seminario del prof. Pio Baldelli presso Università di Firenze.
L’esperienza didattica rivolta all'ambiente è durata molti anni, dando vita a un archivio fotografico (visibile su richiesta per le scuole). Il progetto fotografico sulla città di Firenze ha avuto l'appoggio del Comune di Firenze e molte persone hanno potuto approfondire gli aspetti urbani della storia sociale della fotografia. Il concetto di "luogo" di Norman Schultz (autore del testo "Genius Loci") attraversa gli aspetti geoambientali per arrivare alla definizione antropologica del concetto emozionale.
L'uomo e il territorio sono i protagonisti del territorio urbano. Gli esercizi fotografici in esterno fanno parte di una partecipazione condivisa che lascia traccia. Quest'anno con uno studio più approfondito abbiamo iniziato a lavorare suddividendo il giorno in ore di luce: dalla luce piena al notturno, dalla luce naturale a quella artificiale. Questa filosofia del percorso e l'immaginario da esplorare hanno messo in discussione lo spazio e il tempo, in alternanza e con distaccato ammonimento letterario, senza trascurare l'onirico e l'emozionale. Ricerca sulla terra, l'esperienza del viaggio, simboli visivi, ed altro.
Prossimamente andremo ad affrontare altri temi ad esempio gli scenari sconvoli della città di periferia, totem ed espressioni giovanili.
Per approfondimenti invitiamo la lettura di questi stralci sulla geografia urbana.
Cosa rappresenta l'urbis per le genti: dove, perchè e quando si determina uno scontro tra centro e periferia.
Sviluppo urbano delle periferie e declino del centro. Ripopolazione notturna e uso della città e degli agglomerati urbani.
Tempi lunghi di esposizione e frammentazione di situazioni.
Tracce di storia della Geografia Urbana: Untitled Geografia Urbana: Prof: F.Bartaletti/ Appunti
Un primo quesito da porsi facendo geografia urbana è il seguente: che cosa sono le città? In Italia l'Istat aveva fissato inizialmente dei criteri (poi abbandonati) per rispondere a questa domanda. Un primo concetto da introdurre è quello di concentrazione (di popolazione e attività). Il commercio rappresenterebbe l'anima della città secondo Henry Piren, mentre per un altro filone di studiosi, tra cui il Mumford, esso sarebbe importante ma non così tanto da costituirne l'anima. Fatto sta che laddove si è sviluppato il commercio si è sviluppata una città. Alcuni centri tedeschi sono ancora oggi considerati “markt-gemeinde” ovvero “comuni-mercato”. Nel passato alla città è stato associato il concetto di mura, per cui città = mura. In Europa, eccetto la Russia (fino al XIV° sec.), tutte i restanti paesi prevedevano al loro interno città con mura. Mura che erano presenti anche in Cina e in India ed addirittura in Africa (in Zimbabwe). Un tempo si parlava di insediamenti anche per centri modesti. Il problema si risolverà con la Rivoluzione Industriale che abbatte le mura e fa espandere le città al di fuori dei propri limiticentrodemografia e di gerarchia amministrativa; questi passaggi non sono più rispettati in genere nei paesi più moderni, basti pensare ai casi di New York che non è neppure capitale del proprio Stato e a Canberra che pur essendo di dimensioni molto ridotte è capitale dell'Australia. Per quanto riguarda l'Italia, fino al 1800 Roma non aveva la stessa importanza di oggi, era molto più importante Napoli. La città non era considerata come centro amministrativo, demografico, ecc… ma tutto insieme, ovvero era intesa come un centro polifunzionale; primario se l'attività prevalente era l'agricoltura, secondario se era l'industria ed infine terziario se le attività principali erano ricoperte dai servizi, anche se in quest'ultimo caso la distinzione non è poi così netta potendo rientrare nel terziario una moltitudine di cose. Centro polifunzionale in base alla presenza di attività proprio nel settore terziario, quindi città più o meno specializzate (es.: Genova-trasporti, Busto Arsizio-industria). Se vi era solo una funzionalità non si parlava di città, come per i centri minerari di una volta, poiché si punta sulla diversificazione delle attività. Città che erano comunque legate alla densità delle attività e delle persone. Spostando però il nostro sguardo su un altro paese, come la Tunisia, ci accorgiamo che lì vengono considerati città i centri amministrativi, mentre in altri ancora conta solo la popolazione. originari (specie in Gran Bretagna). Di fatti da quel momento in poi sorgerà un altro problema: stabilire dove finisce la città e dove inizia la campagna. La città fagocita la campagna, a volte anche sotto il punto di vista amministrativo. 7/10: Analizziamo la città come amministrativo del territorio, da cui conseguono i concetti di
Appunti da “Verde in città” di Ghilla Roditi
Appunti da “Verde in città” di Ghilla Roditi PARCHI, GIARDINI E VERDE URBANO La letteratura geografica sui parchi in Italia Tema del paesaggio. Impossibilità di trovare una nozione univoca di paesaggio. Paesaggio cambia e progredisce con l'evoluzione della società e del benessere materiale da essa raggiunto, sia con l'aumentare delle richieste della collettività che lo utilizza. Anni '70 geografia della percezione. A partire dagli anni '80interesse intorno al concetto di parco. Con questione ambientale l'attenzione ai parchi si risveglia. Particolarmente importante è l'approccio della geografia della percezione introdotta in Italia da Bianchi e Perussia seguita nei paesi anglosassoni fino alla metà degli anni Settanta. Il verde urbano nella geografia di lingua inglese Area angloamericanainteresse constante fin da metà del XVIII secolo. Nei primi anni Ottanta c'è l'utilizzo di aree dimesse. La crisi economica delle amministrazioni di molte città favorisce la nascita di una sensibilità nuova da parte dei cittadini. Anche associazioni private si occupano del ripristino e anche dal punto di vista ricreativo Difendere il verde, rivalorizzare le aree degradate. Una tendenza sempre più attuale IL PARCO E IL GIARDINO. LA STORIA Parchi e giardini: gli archetipi del dialogo universale tra l'uomo e la natura La natura è modello da imitare oppure materia da plasmare?? Dall'etimologia alla realtà Giardino: da latino gardinium dell'alto Medioevo. In francese jardin, in spagnolo jardin, in tedesco gart, in inglese garden. A partire dal XV secolo c'è l'esperienza del giardino all'italianacreazione artistica classica. Per quanto riguarda il parco da latino parra e barra intese come confine….intenzione dell'uomo di estendere il suo controllo su una porzione di territorio che non è destinata ad essere manipolata ma usata, non è percepibile nel suo insieme. La natura costruita. Il giardino rinascimentale in Italia Il giardino medievale è protetto. La sua struttura parte da una zona piana ed erbosa destina a verziere prosegue con giardino dei fiori, il pomario e il pergolato per la vite con al centro la fonte. Quello che cambia sono i limiti fisici del giardino. Viene lavorata la collina, la villa circondata dal giardino degradante. Il giardino diventa il luogo dell'artificio. Il primo fu il Bramante con la sistemazione del Belvedere., poi Raffaello con il complesso di villa Madama. Esempi villa d'Este a Tivoli e giardino di Boboli; la prima costruita da Pirro Lagorio tra il 1559-1569. Denominatore comune: volontà di dominare lo spazio esterno. L'acqua non è mai libera. Nella seconda metà del `500 in Pianura Padanaabilità disegno planimetrico Il giardino francese e la razionalizzazione del paesaggio In Francia c'è il castello. L'elemento più caratteristico è il parterre. Compare l'acqua allungata a canale che scorre lungo i lati del giardino