Barcellona solo andata. Barcellona andata e ritorno. Quando andare a Barcellona? Per esempio fra Natale e Capodanno, per esempio questo anno. L'idea è di mio marito: mi offre una doppia scelta: si va , non si va? Mio marito esita: se non hai voglia... Io medito… Ma si, andiamo… In treno, in macchina, in aereo? Prenotiamo, non prenotiamo? Tardi, andiamo così. Andiamo! Progettiamo due giorni di viaggio tranquillo attraverso il centro e nord Italia e la Francia: Andrea guida bene e io posso sempre sostituirlo..
La prima notte la passiamo ad Avignone, città dei papi.. Ci accoglie con il suo vento freddo, con la nebbia serale…. Dormiamo a un'Ibis, ceniamo alla francese…. Le strade principali sono addobbate con le luci natalizie, le dimore papali esibiscono la loro imponenza, il ponte interrotto la sua incompiutezza. Acque scure nel buio, fredde al solo guardarle… Al mattino quando prendiamo un caffè in un bar scopriamo che il cameriere è italiano: non è il primo che incontriamo. Poi si riparte: autostrada e poco sud della Francia: dove sono le frontiere?
I doganieri che ti guardavano da dietro il vetro:"Avanti, passare," e ogni tanto fermavano qualcuno. I posti ristoro prima e dopo la dogana dove sostare per il cambio o a prendere una cosa (o forse a prendere fiato?) E il leggero batticuore che ti passava appena ricevuto il vai. E se non lo ricevevi? Ricordo una volta che fummo annusati da un cane antidroga portato espressamente per noi: tornavamo dall'Olanda. Fu forse per la vecchia Peugeot con i buchi nella carrozzeria e le biciclette sul tetto. Il look faceva figli dei fiori, ma figli dei fiori non eravamo: né io, né lui che poi sarebbe diventato mio marito. Non lo ascrivo a merito né a demerito, semplicemente non avevamo abbastanza tempo per questo. Il doganiere, giovane, ci guardava con aria quasi dispiaciuta, il cane nel frattempo aveva scovato il sacchetto con i panini al formaggio (!) e snasava sempre più interessato. La faccenda finì lì.
Con la ratifica degli accordi dell'Unione Europea tutto questo è finito. I casotti in vetro sono chiusi e si passa quasi increduli sbirciando: che non cambiassero idea all'ultimo momento..
Siamo in Spagna: da quanto tempo non veniamo a Barcellona? Ho il vago e lontanissimo ricordo, bruciato in un giorno, di una città grande e vitale, della Sagrada Famiglia, delle ramblas e basta. Come entriamo ci accolgono le grandi Avenida, quasi un proseguimento dell'autostrada. Ci siamo fermati poco prima a fissare un albergo: buono ci dicono (e poi appuriamo che lo è), e portiamo in tasca la prenotazione: il destino ci attende.
Mentre trottiamo verso la nostra destinazione e prima di aver toccato con piede il suolo barcellonese, mio marito dice:"Non mi piace come va la macchina." Io dico:"Sarà il fondo stradale.." "No," mi dice lui e accosta:"Abbiamo una gomma a terra." Mentre è chinato per cambiarla si avvicina un giovane in motorino: è agitato, sembra volerci dare informazioni. Io e Andrea ci guardiamo: ma cosa vuole. Come è venuto scappa. Mio marito torna alla gomma, io mi guardo intorno poco convinta:"Hai preso tu la mia borsa?" "No, io no." "E dov'è la mia borsa?" Quadrata e abbastanza grande non dovrebbe sfuggire all'attenzione. Mio marito si distoglie dalla gomma:"Ecco cosa era venuto a fare, il giovine!" e scopre di non avere più il portafoglio:"I giovani, vorrai dire!" perché dovevano essere in due. Siamo stati ripuliti: dalla macchina (chiusa ma non a chiave, tanto eravamo lì noi!) al ladro: mentre, naturalmente, guardavamo dall'altra parte. Panico e senso di impotenza. Oltre che il sentirci stupidi. Ci troviamo in una città straniera, grande, senza una lira, senza documenti e senza carte di credito: evviva! Ah, no sbagliavo: con otto euro in tasca. Beh, rispetto alle condizioni mondiali non è niente, però…
All'albergo ci accolgono con gentilezza e disponibilità. Possiamo mettere un cero che avevamo prenotato all'ultimo tuffo: se no chi ci prendeva stanotte? Toccava dormire in macchina (quella c'è ancora, ma va fatta riparare la gomma..). E ti sembra di colpo strano trovarti senza una lira (in un paese altro) e poter lo stesso dormire in un buon tre stelle, in una stanza spaziosa e piacevole, in un letto comodo con le lenzuola pulite.. Nella notte, mentre penso alla situazione, questa consapevolezza acquista spessore. Sono iniziate 26 ore di stress rimbalzati fra il commissariato (per la denuncia), le telefonate alle banche per fermare le card, la Western Union (dove mandano i soldi), il consolato che fortunosamente riceve la mattina dopo e che ci manda a dire (tramite un usciere e un carabiniere) che non sono più necessari i fogli di identità. Peccato che alla Western Union, per darci i mille euro richiesti da Andrea, i documenti li vogliano eccome! Dobbiamo scomodare i parenti a casa, fotocopie di passaporti inviati via fax e via e-mail (quale la copia migliore?), ore (letteralmente) di telefonate fatte da un telefono pubblico sulla pubblica piazza con ogni tanto una volante della polizia (pochissime in verità) che passa a darci un'occhiata, per sdoganare i benedetti 1000 euro che ci servono per sopravvivere lì. Finalmente li otteniamo. Si ringrazia il personale alberghiero per la gentilezza (mi precipito a rendere dieci euro avuti in prestito), la giovane impiegata della Western Union per la disponibilità. Il giorno dopo la polizia femminile mi manda a chiamare perché ha recuperato la mia borsa: i documenti! Non dovrò rifarli: ad Andrea è andata peggio. Nel frangente scopriamo, per solidarietà con altri malcapitati, che lo scherzetto fatto a noi è relativamente comune.
Comunque è passata: ora tutto intorno è Barcellona. Accorciamo di una notte il soggiorno e partiamo, sfiniti, per l'esplorazione della città.
Cosa dire? Che è grande, che è scenografica, che è viva. Restano negli occhi le strade larghe e piene di folla e quelle strette, i palazzi di Gaudì che ci siamo andati a cercare e, impossibile entrarci e peccato, causa la folla, il museo Picasso. E poi la Sagrada Famiglia, un po' più completa, forse, nel suo delirio di pinnacoli.
Il parc Guell nel verde, cui accediamo previa teleferica, ci parla ancora di Gaudì e delle sue opere, con le casette stile Hansel e Gretel e il mercato dalle cento colonne che cento non sono. L'originalità e il kitsch si mescolano nella brillantezza dei colori, specchio della gioia di vivere e delle inquietudini interiori, con il verde degli alberi e dei cespugli.
Dal Tibidabo, punto panoramico, ancora una vista sfumata dalla foschia, dal porto l'immagine serale del mare.
E poi le chiese: la cattedrale, santa Maria del Mar… Cosa resta da vedere? Tanto, tantissimo. Vorrei che Barcellona non fosse stata per noi il ricordo di un furto, vorrei che fosse stata la città di luce che è e basta. Il teatro della musica che non abbiamo avuto il tempo di visitare (solo la hall), la fondazione Mirò idem, Montserrat, che da solo richiede un giorno: peccato. Forse un giorno, fra qualche anno, ci torneremo. Per visitare cose nuove e rispolverare le vecchie e compensare il lato di ombra che ci ha lasciato con altra luce.
Il viaggio di ritorno, lo facciamo di notte. La notte che avremmo dovuto passare in albergo, quella disdetta per furto… A mio marito è sempre piaciuto viaggiare la notte. A me meno anche se ne apprezzo il fascino: meno la scìa di stanchezza che si lascia dietro.. La mattina dopo siamo a Firenze: la vacanza è finita, resta da raccontare l'avventura. E da festeggiare il Capodanno.
Barcellona solo andata. Barcellona andata e ritorno. Quando andare a Barcellona? Per esempio fra Natale e Capodanno, per esempio questo anno. L'idea è di mio marito: mi offre una doppia scelta: si va , non si va? Mio marito esita: se non hai voglia... Io medito… Ma si, andiamo… In treno, in macchina, in aereo? Prenotiamo, non prenotiamo? Tardi, andiamo così. Andiamo! Progettiamo due giorni di viaggio tranquillo attraverso il centro e nord Italia e la Francia: Andrea guida bene e io posso sempre sostituirlo..La prima notte la passiamo ad Avignone, città dei papi.. Ci accoglie con il suo vento freddo, con la nebbia serale…. Dormiamo a un'Ibis, ceniamo alla francese…. Le strade principali sono addobbate con le luci natalizie, le dimore papali esibiscono la loro imponenza, il ponte interrotto la sua incompiutezza. Acque scure nel buio, fredde al solo guardarle… Al mattino quando prendiamo un caffè in un bar scopriamo che il cameriere è italiano: non è il primo che incontriamo. Poi si riparte: autostrada e poco sud della Francia: dove sono le frontiere? I doganieri che ti guardavano da dietro il vetro:"Avanti, passare," e ogni tanto fermavano qualcuno. I posti ristoro prima e dopo la dogana dove sostare per il cambio o a prendere una cosa (o forse a prendere fiato?) E il leggero batticuore che ti passava appena ricevuto il vai. E se non lo ricevevi? Ricordo una volta che fummo annusati da un cane antidroga portato espressamente per noi: tornavamo dall'Olanda. Fu forse per la vecchia Peugeot con i buchi nella carrozzeria e le biciclette sul tetto. Il look faceva figli dei fiori, ma figli dei fiori non eravamo: né io, né lui che poi sarebbe diventato mio marito. Non lo ascrivo a merito né a demerito, semplicemente non avevamo abbastanza tempo per questo. Il doganiere, giovane, ci guardava con aria quasi dispiaciuta, il cane nel frattempo aveva scovato il sacchetto con i panini al formaggio (!) e snasava sempre più interessato. La faccenda finì lì. Con la ratifica degli accordi dell'Unione Europea tutto questo è finito. I casotti in vetro sono chiusi e si passa quasi increduli sbirciando: che non cambiassero idea all'ultimo momento..Siamo in Spagna: da quanto tempo non veniamo a Barcellona? Ho il vago e lontanissimo ricordo, bruciato in un giorno, di una città grande e vitale, della Sagrada Famiglia, delle ramblas e basta. Come entriamo ci accolgono le grandi Avenida, quasi un proseguimento dell'autostrada. Ci siamo fermati poco prima a fissare un albergo: buono ci dicono (e poi appuriamo che lo è), e portiamo in tasca la prenotazione: il destino ci attende.Mentre trottiamo verso la nostra destinazione e prima di aver toccato con piede il suolo barcellonese, mio marito dice:"Non mi piace come va la macchina." Io dico:"Sarà il fondo stradale.." "No," mi dice lui e accosta:"Abbiamo una gomma a terra." Mentre è chinato per cambiarla si avvicina un giovane in motorino: è agitato, sembra volerci dare informazioni. Io e Andrea ci guardiamo: ma cosa vuole. Come è venuto scappa. Mio marito torna alla gomma, io mi guardo intorno poco convinta:"Hai preso tu la mia borsa?" "No, io no." "E dov'è la mia borsa?" Quadrata e abbastanza grande non dovrebbe sfuggire all'attenzione. Mio marito si distoglie dalla gomma:"Ecco cosa era venuto a fare, il giovine!" e scopre di non avere più il portafoglio:"I giovani, vorrai dire!" perché dovevano essere in due. Siamo stati ripuliti: dalla macchina (chiusa ma non a chiave, tanto eravamo lì noi!) al ladro: mentre, naturalmente, guardavamo dall'altra parte. Panico e senso di impotenza. Oltre che il sentirci stupidi. Ci troviamo in una città straniera, grande, senza una lira, senza documenti e senza carte di credito: evviva! Ah, no sbagliavo: con otto euro in tasca. Beh, rispetto alle condizioni mondiali non è niente, però… All'albergo ci accolgono con gentilezza e disponibilità. Possiamo mettere un cero che avevamo prenotato all'ultimo tuffo: se no chi ci prendeva stanotte? Toccava dormire in macchina (quella c'è ancora, ma va fatta riparare la gomma..). E ti sembra di colpo strano trovarti senza una lira (in un paese altro) e poter lo stesso dormire in un buon tre stelle, in una stanza spaziosa e piacevole, in un letto comodo con le lenzuola pulite.. Nella notte, mentre penso alla situazione, questa consapevolezza acquista spessore. Sono iniziate 26 ore di stress rimbalzati fra il commissariato (per la denuncia), le telefonate alle banche per fermare le card, la Western Union (dove mandano i soldi), il consolato che fortunosamente riceve la mattina dopo e che ci manda a dire (tramite un usciere e un carabiniere) che non sono più necessari i fogli di identità. Peccato che alla Western Union, per darci i mille euro richiesti da Andrea, i documenti li vogliano eccome! Dobbiamo scomodare i parenti a casa, fotocopie di passaporti inviati via fax e via e-mail (quale la copia migliore?), ore (letteralmente) di telefonate fatte da un telefono pubblico sulla pubblica piazza con ogni tanto una volante della polizia (pochissime in verità) che passa a darci un'occhiata, per sdoganare i benedetti 1000 euro che ci servono per sopravvivere lì. Finalmente li otteniamo. Si ringrazia il personale alberghiero per la gentilezza (mi precipito a rendere dieci euro avuti in prestito), la giovane impiegata della Western Union per la disponibilità. Il giorno dopo la polizia femminile mi manda a chiamare perché ha recuperato la mia borsa: i documenti! Non dovrò rifarli: ad Andrea è andata peggio. Nel frangente scopriamo, per solidarietà con altri malcapitati, che lo scherzetto fatto a noi è relativamente comune.Comunque è passata: ora tutto intorno è Barcellona. Accorciamo di una notte il soggiorno e partiamo, sfiniti, per l'esplorazione della città. Cosa dire? Che è grande, che è scenografica, che è viva. Restano negli occhi le strade larghe e piene di folla e quelle strette, i palazzi di Gaudì che ci siamo andati a cercare e, impossibile entrarci e peccato, causa la folla, il museo Picasso. E poi la Sagrada Famiglia, un po' più completa, forse, nel suo delirio di pinnacoli. Il parc Guell nel verde, cui accediamo previa teleferica, ci parla ancora di Gaudì e delle sue opere, con le casette stile Hansel e Gretel e il mercato dalle cento colonne che cento non sono. L'originalità e il kitsch si mescolano nella brillantezza dei colori, specchio della gioia di vivere e delle inquietudini interiori, con il verde degli alberi e dei cespugli. Dal Tibidabo, punto panoramico, ancora una vista sfumata dalla foschia, dal porto l'immagine serale del mare. E poi le chiese: la cattedrale, santa Maria del Mar… Cosa resta da vedere? Tanto, tantissimo. Vorrei che Barcellona non fosse stata per noi il ricordo di un furto, vorrei che fosse stata la città di luce che è e basta. Il teatro della musica che non abbiamo avuto il tempo di visitare (solo la hall), la fondazione Mirò idem, Montserrat, che da solo richiede un giorno: peccato. Forse un giorno, fra qualche anno, ci torneremo. Per visitare cose nuove e rispolverare le vecchie e compensare il lato di ombra che ci ha lasciato con altra luce. Il viaggio di ritorno, lo facciamo di notte. La notte che avremmo dovuto passare in albergo, quella disdetta per furto… A mio marito è sempre piaciuto viaggiare la notte. A me meno anche se ne apprezzo il fascino: meno la scìa di stanchezza che si lascia dietro.. La mattina dopo siamo a Firenze: la vacanza è finita, resta da raccontare l'avventura. E da festeggiare il Capodanno.
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






