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La Gatta Cenerentola. Da non perdere.

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Quando annunciarono l’avvio della startup Mad Entertainment, nel palazzo in cui è stato girato più di un famoso film - uno su tutti Matrimonio all’Italiana, alias di Filumena Marturano, testo teatrale di Eduardo De Filippo - in piazza del Gesù Nuovo, si parlò del fondatore Luciano Stella come di un visionario (a Napoli tradurremmo con un “ma addò s’avvia…”). Eppure, visto che progettava la realizzazione di lungometraggi animati e altro – MAD è acronimo di Musica, Animazione, Documentari - l’aggettivo era pertinente, premonitore, e anche un po’ condiviso, infatti l’inglese “mad” si traduce in “pazzo”. 

La Mad è diventata un’eccellenza nel suo campo, e i suoi prodotti sono successi.

La Gatta Cenerentola è una fiaba di Giambattista Basile (1566 –1632)  inclusa nella raccolta Lo cunto de li cunti, alla quale si è ispirato Perrault per la sua versione letteraria e angelicata – usata da Disney -  e Roberto De Simone per la sua versione teatrale e popolare.

La versione dei quattro visionari Alessandro Rak , Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone è noir, futurista, vintage, e senza tempo.  In una Napoli ingrigita e opprimente che ricorda il film Blade Runner (molte le citazioni nella Gatta, c’è perfino Pretty Woman nella vasca) Vittorio Basile, doppiato da Mariano Rigillo, è uno scienziato imprenditore che vive con la figlia Mia sulla nave-laboratorio Megaride ancorata nel porto, e progetta di farlo diventare il più grande polo tecnologico del mondo

Megaride, che ricorda tanto la Città della Scienza di Napoli anche per il tormentato vissuto, registra i pensieri, i ricordi ed i sogni di quanti vi abitano, elaborandoli in ologrammi e ripresentandoli in un presente futuro per rimescolare le carte e rimandare “in scena” i protagonisti. Nelle scene in cui i personaggi sono da soli vediamo galleggiare intorno a loro pesciolini ologrammi, metafora del contatto con la propria profondità? E’ lo stesso Basile che rimprovera Primo Gemito – doppiato da Alessandro Gassmann - sua guardia del corpo, di prendersi troppo sul serio, non essendo magari altro che un suo ricordo trasformato in un “ologramma sbiadito”. Basile sta per sposare Angelica – doppiata da Maria Pia Calzone – madre di 6 figlie, che però è amante di Salvatore Lo Giusto detto 'O Re, doppiato da Massimiliano Gallo.

‘o Re è un camorrista trafficante di droga la cui mira è Megaride, che vuole trasformare in un laboratorio di riciclaggio. Per questo uccide Basile nel giorno delle nozze con Angelica, che resterà tutrice di Mia fino alla maggiore età, cioè fino a quando potrà firmare la cessione a Salvatore. Ma Megaride scoprirà le carte quel giorno e sarà Titanic dopo anni in cui la decadenza l'ha ridotta come la nave de La leggenda del pianista sull’oceano.

Il film, frutto del lavoro di un team di 15 persone in totale, è una meraviglia: in sala rumoreggiava entusiasmo e partecipazione (pensavo che io soltanto potessi essere capace di lacrimare per la Bestia morente, o di sentirmi Fiona che ridicolizza Shrek…), la grafica è convincente con dei precisi momenti di particolare fluidità, l’attenzione tenuta sempre alta anche grazie a particolari come la diversa caratterizzazione per ognuno dei protagonisti: Basile sembra un divo anni ’50, Mia una cyberpunk, Angelica parente di Jessica Rabbit (molto in fondo, non è neanche cattivissima), e ‘o Re che passa da Tony Manero a il Padrino comprese le commistioni anglonapoletane.

‘o Re merita menzione a parte per il mirabile risultato di Massimiliano Gallo: tra interpretazione del personaggio che ha reso ‘o Re l’assoluto protagonista del film, e la potente voce cantante che personalmente ho scoperto solo ora, ha creato una fascinazione quasi da sindrome di Stoccolma, un’infatuata repulsione. Ancor più apprezzabile il lavoro di tutti i doppiatori perché hanno loro stessi creato i personaggi non essendo ancora iniziato il lavoro grafico al momento della registrazione,in pratica i disegni hanno doppiato i doppiatori.

Infine la colonna sonora: il film è stato assecondato dalle musiche originali di Antonio Fresa e Luigi Scialdone insieme alle canzoni di Guappecarto’, Virtuosi di San Martino, Francesco Di Bella,  i Foja, Daniele Sepe, Enzo Gragnaniello e Ilaria Graziano con Francesco Forni. Il lavoro è così suggestivamente ben fatto che uscire dal cinema e fiondarsi in un negozio virtuale per acquistarlo è stata urgenza improrogabile, e non è una sorpresa trovarlo ancora magnifico senza la spettacolarizzazione delle immagini.

La Gatta Cenerentola, presentata alla Mostra di Venezia, ha vinto il Premio Speciale Francesco Pasinetti 2017, assegnato dal sindacato dei critici cinematografici italiani. Nella motivazione: “Gatta Cenerentola traccia la strada per un possibile e concreto (ri)fiorire del cinema d’animazione italiano”.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 09 Ottobre 2017 09:32 )  

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