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Cercare i confini per pulire lo sguardo

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Locandina Provazza

Partire dall’incrocio di cardo e decumano, quindi piazza della Repubblica, e prendere il largo, verso i confini della città, seguendo gli assi cardinali, nel tentativo di mettere a fuoco quei luoghi che di solito non lo sono, che costituiscono al massimo la nostra visione periferica, luoghi quasi mai al centro del nostro campo visivo e persino inafferrabili al pensiero stesso, che non riesce a farli suoi, a interpretarli.

Come leggerli, allora?

È questo lo scopo che si è dato Carmelo Provazza che la fotografia la frequenta per passione, come dice di sé, ma che riesce a cogliere l’essenza dei luoghi con una sensibilità personale e autoriale che non è facile trovare in un non-professionista. Il lavoro che sarà in mostra nella sala Toniolo dell’Arcivescovado di Fiesole da sabato 24 maggio a lunedì 2 giugno è solo l’ultimo dei tanti che ha realizzato negli anni, in giro per il mondo tra Armenia e New York, Irlanda e… Settignano. Sì, perché lo sguardo del fotografo si esercita soprattutto dietro casa, come ha sempre sostenuto Luigi Ghirri, nel saper leggere i segni che abbiamo davanti ogni giorno, quelli che l’usura del quotidiano ci fanno quasi dimenticare.

a Cipressi copy

Luoghi da rimettere al centro, trovando nell’obiettivo fotografico il mezzo per concentrare lo sguardo e finalmente cogliere ciò che ci sfuggiva. Un’idea che ha molto a che fare con la scuola italiana del paesaggio, con quell’approccio metodologico in grado di scorgere immagini anche laddove queste sembrano essersi ormai consumate, perse nel marasma del surplus visivo.

Così, andando a cercare i confini di Firenze, Provazza sembra voler cogliere lo spirito che ha evidentemente plasmato il territorio, portando la sua fotocamera all’incrocio tra paesaggio e architettura, rilevando come sia la direttrice occidentale quella che mostra i maggiori segni di intervento e trasformazione e come invece le altre direttrici siano rimaste più autentiche, come protette dagli orizzonti collinari, dalla forte identità naturale e a vocazione abitativa dei luoghi.

In una trentina di scatti troveremo raccolte espressioni del territorio che non sempre si prestano ad essere guardate con la lentezza e la concentrazione del fotografo e che restituiscono, anche nei pochissimi scatti di luoghi riconoscibili, l’autentica sorpresa dell’inedito, del non-visto, della prima volta. Evitando accuratamente il tipico, Provazza ci restituisce invece uno sguardo pulito, libero dalle tentazioni dello spettacolare.

a Palagiustizia

La mostra di Fiesole ha però una doppia anima perché accanto alle fotografie di Provazza saranno esposte le opere in legno, sia astratte che figurative, dello scultore fiorentino Roberto Coccoloni che vanta un lungo curriculum di partecipazioni e riconoscimenti a manifestazioni sia nazionali che internazionali. Coccoloni è artista del gesto perché intende la scultura come confronto con le materie: che siano esse la pietra, il legno, il marmo, il ferro o persino il ghiaccio o il cioccolato, egli ritiene predominante il rapporto tra l’artista e la materia stessa nel quale è l’idea, l’ispirazione o il concetto a guidare lo scultore per portarlo alla sintesi di tutto: la forma. Coccoloni esporrà lavori che non hanno apparentemente relazione con la parte fotografica ma chissà che, nel contatto tra arti pur così differenti, non possa nascere una qualche forma di dialogo o di vicinanza?

a Scultura

 

 

crediti fotografici: Carmelo Provazza, Roberto Coccoloni.

 

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