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Hasan Atiya Al Nassar

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Hasan Atiya Al Nassar

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foto di Silvana Grippi

“Hasan Atiya Al Nassar è stato uno dei poeti più intriganti del secolo scorso.
Amava definirsi “esiliato come Dante”, lo schernivo chiamandolo autoesiliato...” - 

 

Nato a Nassiriya (Iraq) il 10 febbraio 1954, muore a Firenze il 25 dicembre 2017. Si trasferisce a Baghdad per ragioni di studio e per mantenersi inizia a collaborare con varie riviste. Lascia il suo paese d’origine nel 1980 per sfuggire alla guerra tra Iran e Iraq, e al regime di Saddam Hussein. È costretto a fuggire dopo l’uccisione di un fratello. Arriva in Italia dopo varie tappe (anche in Germania) e per la prima volta va a Bologna, successivamente approda a Firenze, dove inizia a frequentare l'Università. In seguito grazie a padre Balducci riesce a superare un periodo difficile dovuto all’alcolismo. Dopo la Laurea vince un dottorato di Ricerca presso l'Istituto Orientale di Napoli che però lascia l'anno successivo per problemi vari.

Inizia a relazionarsi con la città di Firenze negli anni ottanta, durante una Mostra/incontro/spettacolo della Lega degli Scrittori, giornalisti e artisti Kurdi (iracheni) presso la Galleria DEA in via delle Seggiole. Nel 1991, in seguito le Edizioni DEA traducono e pubblicano le sue prime poesie "Poesie dall'esilio" e nel 2003 ecco una antologia che raccoglie in "Roghi sull'acqua babilonese" le prime poesie scritte dal 1990. Questi due libri lo fanno conoscere anche a livello internazionale Egli ci racconta di crimini efferati in Irak (prima,durante e dopo Saddam) , tra cui l’uccisione di alcuni familiari e rincorre le notizie di un nipote sparito nel nulla. Nel tempo, la politica cambia ma non migliora, ed egli continua a considererarsi esiliato dal governo della sua terra natale. 

E' un uomo con un carattere instabile e triste, quindi la sua poetica subisce l’influenza della sua territorialità interrotta, assieme al desiderio di rivedere la patria lontana, che oltrepassa la condizione di isolamento puramente geografico.

Nel 2000, alcuni suoi scritti vengo raccolti su "Siamo tutti immigrati" e nel 2004 viene prodotto un Cortometraggio "Shaar al Manfa", con la regia Silvana Grippi e Jimmy Ciak, che verrà presentato al "Festival dei Popoli". Partecipa a numerose conferenze dedicate al mondo islamico, alla poesia e in generale alla cultura araba. Ospite all'Università di Firenze - Lettere al 1° Festival dei diritti a cura di Silvana Grippi (Centro DEA) risponde a varie domande insieme ad altri poeti e artisti Durante il conflitto del Golfo viene intervistato dal TG2 per Pegaso, come interprete del pensiero degli "esuli iracheni".

Partecipa anche alla rappresentazione teatrale Io è un altro, di Barbara Nativi, ispirato alla vita del poeta Arthur Rimbaud che è portatore di un valore poetico. Viene invitato in Francia per un incontro di poeti internazionali europei ma non se la sente di partecipare. Invece nel 2012 partecipa a Palermo al reading "Multi/versi nel mare tra le terre" in occasione dell'incontro internazionale "Islam in Sicilia: un giardino tra due civiltà" e aiutato da Silvana Grippi scrivono un trattato sulla poesia siciliana influenzata dal mondo arabo e lo leggerà durante la conferenza. Il suo ultimo inedito ("Senza titolo") è stato pubblicato su "DEA (6/2012) Tra cielo e terra" e poi diventa corrispondente DEApress.

"Non si può parlare della poesia di Hasan se non si conosce la poesia araba. La sua poesia è quasi una “qasida” che può essere composta anche da cento versi, con parole fluttuanti e rimate che rendono il pensiero una unità descrittiva. Hasan come un rawi declama, ma non è sempre il solito soggetto: da oratore a pensiero inconscio, a personaggio esterno, fino ad affrontare situazioni storico-geografiche in transizione tra tempo reale e tempo mentale.
Egli registra dei fatti, personali o collocati nella memoria storica, come in un registro (diwan). Uno spazio-tempo che assurge a racconto colloquiale come nella qasida veniva recitata per l'elogio ai sovrani o l'esaltazione divina attraverso la descrizione della natura o dell'amore. Per concludere, i suoi componimenti sono mixati tra la cultura orientale e la cultura occidentale. L'importanza dell'incontro sovrastrutturale della forma poetica, che assurge all'anima per esporre un pensiero, è la particolarità di Atiya al Nassar
Hasan scriverà sempre in arabo e mantiene nella traduzione la sua origine di poeta islamico ma non conformista, si allontana da quel concetto religioso e si avvicina in modo critico al contesto europeo. In seguito, esce la sua prima pubblicazione “Poesie dall’esilio” 1991, edizioni DEA) e nel ’98 appare un suo scritto sulla poesia italiana dell’immigrazione (Ed. DEA). Dopo la pubblicazione del libro “Roghi sull’acqua babilonese” ( DEA 2003), ottiene ottimi risultati. 

Giulio Gori nell'introduzione scrive:“è con orgoglio e soddisfazione che le Edizioni D.E.A. presentano questa nuova antologia poetica di Hasan Atiya Al Nassar: Con l’orgoglio di chi conosce le straordinarie doti visionarie di questo maestro iracheno; e con la soddisfazione di chi sa che non ha speso invano il proprio tempo, nell’inseguire questo inafferrabile poeta anarchico. Abbiamo accettato la sfida perché sapevamo che il disordine dell’amico Hasan, della sua vita, dei suoi costumi, della sua prosa, sarebbe svanito quasi per incanto per diventare ordine, magia, bellezza, nel momento in cui le sue intuizioni si fossero tramutate in versi”. 
Silvana Grippi “è necessario ricordare, quando si parla di autori come Al-Nassar, che troppo a lungo l’editoria italiana ha trascurato e sottovalutato la produzione letteraria islamica contemporanea, rendendo inaccessibile alla maggioranza dei lettori una cultura fecondissima di opere e di autori. […]
I racconti e le poesie permettono ad Hasan di “raccontarsi” liberamente, senza costrizioni come testimone e come vittima non rassegnata, di gridare il sogno della “riscossa d’Iraq”, di recuperare tutto il suo dolore o, semplicemente, d’ammettere stanco e spossato (“ed io ho perso tutte le mie forze”) l'abbandono della  sua terra”.
Anna Balsamo “Perché lui tra i poeti irakeni? […] Perché ho potuto, sia pure occasionalmente, mutuando il linguaggio cinematografico “in campi lunghi”, seguire Hasan Atiya Al Nassar in quella metamorfosi di cui, con validissima analisi, ci parla Mia Lecomte nella sua postfazione: il travagliato processo antropologico di trasporre il proprio pensiero, cioè quanto più intimamente ed estrinsecamente legato all’emotività dell’anima, nel suono nella parole d’una lingua straniera e, superato l’arduo valico, ritrovarsi nell’universale topos della “nazione poesia” cantando da esule, che esule non è più in quanto poeta ed il poeta è esule dalla sua patria solo quando si arrende e perde contatto con il pianete poesia, l’altrove che lo salva. […] E, poiché è nient’altro che poesia quello che ci porta al coinvolgimento, trascinati, scopriamo, ci crede l’autore, che l’esule che sempre peregrina è l’umanità stessa”.
Francesco Stella “Talvolta questa contaminazione interculturale raggiunge un equilibrio che salvano la raffinatezza e la sorgività orientali, recuperando la purezza biblica non indebolita dalla stanchezza delle memorie liturgiche: […] come le interrogazioni del fiorentino Hasan Atiya Al Nassar “Chi donerà all’animo le nuvole estive” (ricordate “Quid dabit mihi pennas sicut colomba?”). Questo equilibrio dà luogo ai piccoli miracoli come Roghi […], un incanto visionario di Bagdad”.
Tommaso Di Francesco "Hasan Atiya Al Nassar nelle proprie catabasi infere si score straniero a se stesso. Non c’è in lui rabbia o rancore, ma sottile accettazione del presente capace di elaborare tutta la rovina. […] Brucia in questo canto altissimo Hasan Al Nassar; guardate i titoli delle sue poesie: roghi, rovina, silenzio, conflitto”.
Duccia Camiciotti conclude“I temi trattati da Hasan Atiya Al Nassar vertono sul problema dell’ingiustizia e non scadono mai nella retorica. La sua opera è legata inevitabilmente alla sua condizione di esule […]. Limpidi lessemi, linguaggio lirico e discorsivo al tempo stesso, il contenuto assimila le poche gioie e i molti dolori; la ricerca della pace, l’estrema quiete che annulla un insieme articolato si sogni e desideri, presenti integralmente un attimo prima del nulla”.

Altre poesie  si trovano in riviste specializzate (Eleusis, Variam, Rivista DEA, Plurale, Si scrive, Le Pagine, Semicerchio, Kumà e Testimonianze).

 

La poesia dei migranti vista da un poeta esule iracheno

Oggigiorno gli intellettuali esuli iracheni (in Europa) devono affrontare un mondo con culture e modi di vita opposti a quella che è la realtà islamica, dove l’integrazione è difficile perché visti come “diversi”. L’immagine stereotipo dell’arabo è radicata nelle menti occidentali, e anche se l’esule è un artista, il pregiudizio rinchiuderà nella “prigione della diversità” anche il pensiero, l’ispirazione e il talento della persona.
La poesia offre uno strumento di sfogo, di incitamento alla resistenza e alla rivolta; per questa ragione il poeta è obbligato a parlare di politica. Essere poeti esuli significa dover scegliere tra operare lontano dalla propria patria o abbandonare l’arte perché lontani dal proprio paese.
L’intellettuale esule può diventare fonte di ispirazione e di aiuto per sopportare il rifiuto della società, la provocazione, il maltrattamento. Per il poeta iracheno migrante, profugo, la poesia assume una valenza mistica, una forza capace di trascendere la banalità del presente: una poesia che indaga e cerca la verità.
Alcuni Iracheni hanno comunque avuto l’opportunità di partecipare ed integrarsi nella vita letteraria dei paesi ospitanti, pubblicando (anche in lingua araba) e collaborando con le varie case editrici. Le poesie del poeta immigrato descrivono l’abbandono e la lontananza dalla propria terra, tutti i pericoli affrontati e le fatiche sopportate.
L’esule vive una sensazione costante di paura: paura della notte, paura della padrona di casa, paura del lettore della luce, paura di essere giudicato, paura dell’insegnante, paura di saper solo balbettare parlando con persone che non conosce. Camilla Colapietro

 Silvana Grippi ha chiesto ad Hasan Atya al-Nassar

Perché voi iracheni scrivete raramente poesie d’amore? I vostri scritti sono pieni di parole come ‘nostalgia’, ‘lontananza’, ‘mancanza’, ‘patria’, ‘libertà’, ‘soldati’, ‘morte’… Scrivi ogni tanto una poesia d’amore! Scrivi una poesia in cui non ricorrano solo parole come ‘distruzione’ e ‘macerie’!”.

Hasan Atiya Al- Nassar rispondeva:
“E’ vero che noi non conosciamo l’amore, noi non abbiamo cuori come il vostro… Perché quando mi sveglio al mattino, da solo, in quella stanza priva di finestre, io mormoro ‘Grazie Dio, perché mi sono svegliato anche oggi, perché sto bene”. Ma aspettate da noi poesie d’amore, poesie di un universo svuotato di carri armati e fucili. Aspettate, perché un giorno saremo anche noi cantori di panorami stupendi, di albe, di mattini che coprono l’acqua del fiume, del sole quando sorge dalle rocce. Io vi dico: aspettate da noi testi che non portino in sé parole come ‘morte’, ‘dolore’, ‘paura’, ‘lutto’, ‘desolazione’, ‘abbandono’…" 

 

PUBBLICAZIONI:

 

- Hasan Atiya Al-Nassar, Il massacro delle oche selvatiche, Firenze, Lega degli scrittori, giornalisti e artisti democratici iracheni, 1986. presentato presso la Galleria DEA nel 1987

 - Hasan Atiya Al-Nassar, Poesia dall'esilio, Firenze, Edizioni DEA, 1991.

- Hasan Atiya Al-Nassar, La letteratura dell'esilio: il caso iracheno, Milano, CUSL, 1996.

 - Hasan Atiya Al-Nassar, Quaderno Mediorientale I - "Cittadini della Poesia", Firenze, Loggia de' Lanzi, 1998.

 - Hasan Atiya Al-Nassar - AA.VV,Immigrati siamo tutti, a cura di Silvana Grippi e Pio Baldelli, Firenze, Ed. DEA., 2000.

 - Hasan Atiya Al-Nassar (con AA.VV., a cura di Lia Bronzi), Antologia dei poeti dell'arca, Foggia, Bastogi, 2004.

 - Hasan Atiya Al-Nassar (con AA.VV., a cura di Mia Lecomte),Ai confini del verso, Firenze, Le Lettere, 2006.

 - Hasan Atiya Al-Nassar (con AA.VV., a cura di Mia Lecomte, Luigi Bonaffini), A New Map: The Poetry of Migrant Writers in Italy, Los Angeles (USA), Green Integer, 2007.

- Hasan Atiya Al-Nassar, Roghi sull'acqua babilonese, Firenze, Ed. DEA, 2003 (I – II – III ed.).

Alcuni premi: 

- 1991: Premio Fanzine "libera l'Idea". Viene pubblicato il suo primo libro "Poesie dell'esilio" e inizia a collaborare con la Rivista DEA.

 - 1992: vince a Firenze con La foresta del cielo il premio della giuria del Concorso Nazionale di Poesia "Parole", indetto dalla rivista Varia.

 - 1993: vince con Corona sull'acqua dell'amore il primo premio del Concorso di Poesia "Città di Castelfiorentino".

 - 1994: vince il premio nazionale di poesia in lingua italiana, del Kiwanis Club Service di Acireale, con Aspettando il compagno che non rivedrò più.

 - 1997: viene citato nell'antologia Esuli, curata da Paolo Mattei (Edizioni Minimum Fax).

 - 2003: vince il premio nazionale di poesia Maria Marino della città di Caltagirone.

- 2005: vince il 'Premio Migrante' in occasione dell'Incontro poetico d'Europa, organizzato dal comune di Cervara di Roma in collaborazione con l'Università di Roma Tre.

Il 9 settembre 2006 ha partecipa ad un reading poetico dedicato a Dino Campana, sulla spiaggia di Castel Sant’Angelo a Roma, durante la “notte bianca”.

 

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 02 Marzo 2019 17:01 )  

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