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otto marzo di morte e di speranza di VITA

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Articolo Marzia 1

Aveva pensato ad un modo originale di festeggiare l'otto marzo, ma non avrebbe mai pensato di trovarsi in un turbinìo di emozioni originate da con un attentato a Tel Aviv e finite con celebrazioni per la strage della stazione di Atocha a Madrid, tutte attraverso sull'onda di un viaggio speciale.
Lei si chiama Marzia Fanfani, da Sesto Fiorentino, volontaria da qualche anno del Nucleo Operativo di Protezione Civile – Logistica dei Trapianti, ed aveva pensato per l'otto marzo di essere Lei a portare ad una ammalata di leucemia ricoverata in un ospedale Spagnolo, il regalo più bello il dono della VITA, midollo osseo necessario per un trapianto che uno sconosciuto generoso donatore aveva deciso di mettere a disposizione, una bella cosa tra donne insomma. Come nella migliore tradizione che le donne festeggiano in gruppo l'otto marzo, Marzia aveva pensato a questo bel fil rouge che univa esponenti del gentil sesso.
Ed è così che la nostra volontaria proprio il l'otto marzo parte per Tel Aviv dove arriva a tarda mattinata. L'ho incontrata al suo ritorno proprio nella sede del Nucleo Operativo di Protezione Civile quando riconsegna le carte e le attrezzature che le erano state fornite per la missione.
Le chiedo di raccontarci, lei un po' perplessa esordisce con, "volevo fare un bel regalo ad una donna ancorchè sconosciuta e ci sono riuscita"!!! Poi a seguito delle mie domande continua, " ero arrivata da poco in albergo stavo sistemando le cose quando ho sentito un gran passare di sirene che si spegnevano proprio vicino a me, sapendo quanto sia difficile la vita in quei territori, ho pensato subito a qualcosa di brutto. Ho pensato di non uscire perché vista la delicatezza della mia missione, non ho voluto prendere rischi inutili. Sappiamo bene che se mi fosse accaduto qualcosa, anche di banale, ma che solo mi avesse impedito di proseguire avrei esposto a rischio di morte la persona ammalata cui avevo deciso di essere utile. Mentre rincorrevo questi miei pensieri mi ha chiamato Patrizia, la direttrice della nostra sala operativa, che noi affettuosamente chiamiamo "hapa", con voce concitata mi chiedeva dov'ero, ed alla mia risposta che ero in albergo si è sentita riavere. Mi ha poi informato che poco lontano dal mio albergo c'era stato un attentato in cui c'erano stati feriti ed una vittima, un ragazzo americano" Le ho chiesto se era stata più forte la ragionevolezza della sua dedicata missione o la curiosità a muovere i suoi passi. Mi risponde con calma e sicurezza " certamente la mia missione aveva la priorità su tutto, in questo paese dove tante azioni malvagie sacrificano molte vite, valorizzare il gesto di generosità di un donatore e poter portare ad una donna, seppur sconosciuta, il dono della VITA che attraverso il trapianto le avrebbe permesso la rinascita era per me un pensiero fisso e prioritario." Chiedo ancora se ha avuto paura. Mi risponde " Siamo addestrati a gestire le situazioni anche difficili, e poi qui c'è una buona organizzazione delle forze di sicurezza e soccorso, tanto che al mattino dopo sono passata dal luogo del fattaccio mentre andavo in aeroporto e non c'era nessuna traccia, pareva non fosse accaduto nulla"
Allora chiedo qualche dettaglio sulla missione, risponde con leggero imbarazzo, "posso dirti davvero poco, le regole sulla privacy sono molto severe, comunque posso dirti che dopo due telefonate all'ospedale dove facevano il prelievo mi hanno confermato che tutto era pronto, sono andata a ritirare all'orario concordato, e che tutto era perfetto come doveva essere. Ti posso anche dire che i controlli di sicurezza in aeroporto sono stati accurati ma poco invadenti, e che ho trovato una donna, un'altra che si è aggiunta al nostro fil rouge, che mi ha fatto risparmiare un po' di fila, ogni tanto si ha la fortuna di trovare qualcuno che comprende la nostra missione e ci riduce al minimo le difficoltà. Poi quando sono salita bordo del volo per Madrid, altra bella sorpresa sono stata 'promossa' in business class, qualcuno, mi piace pensare ad un'altra donna, ha voluto contribuire a questo bel regalo di VITA, rendendo più comodo il mio viaggio speciale"!

articolo Marzia 2


E poi cos'è successo? "il viaggio fino all'ospedale dove Claudia mi aspettava per la sua rinascita si è svolto senza particolari rilevanti, ho consegnato il prezioso dono nella manie del medico incaricato del trapianto, ho augurato mentalmente a Claudia buena suerte! Però voglio raccontarvi anche questo, sulla strada del mio ritorno a casa, ero di passaggio da Madrid dove mi sono imbattuta nei presi della stazione di Atocha, nelle celebrazioni commemorative della strage di 12 anni fa, in cui persero la vita tante persone innocenti. Ho ritenuto di fare una foto mettendo di fronte allo stand commemorativo il nostro box con cui trasportiamo i doni della VITA, per testimoniare che in questo mondo in cui spesso assistiamo ad eventi tragici di uomini che muoiono per mano di altri uomini, ci sono anche persone che donano la VITA ad altre persone sconosciute! Ho pensato che fosse un bel messaggio"

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 04 Aprile 2016 16:06 )  

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