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Kore: Virgilio Sieni alla Pergola

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KORE La Ragazza Indicibile

regia, coreografia, scene Virgilio Sieni
interpretazione e collaborazione Ramona Caia
e con la partecipazione di Claire Atibia Onemboté, Stéphanie Thérèse Azeng Abanda, Frances Damaris Mvodo, Salimata  Diop, Seynabou  Diop, Anna Faye, Diana Laure Mboumba, Vanessa Pauline Mengue M’Abessolo, Khadidiatou Thioune
musiche Angelo Badalamenti, Francesco Giomi, Arvo Pärt
luci  Marco Santambrogio, Virgilio Sieni
suono Matteo Ciardi
allestimento Viviana Rella 

al Teatro della Pergola, dal 20 al 25 marzo 2012


“Gli uomini, a differenza di tutti gli altri animali, devono essere iniziati alla loro vita. Devono prima perdersi nell’umano per ritrovarsi nel vivente – e viceversa”

La frase risuona per tre volte durante lo spettacolo: quasi una litania, quasi la formula di un rito. Il suo stesso spessore filosofico si discioglie in questa fissità, lascia spazio a qualcosa d’altro. E fisso è anche il ripetersi delle musiche, per tre volte le stesse, come il succedersi delle stagioni. Ma sulla scena appare una figura. È Kore (meglio conosciuta come Persefone, la figlia di Demetra), la cui discesa all’oltretomba porta l’inverno sulla terra, e il ritorno con la madre, il rifarsi dell’estate. Kore porta il cambiamento: lo fa contro il proprio volere (rapita dallo zio Ade), ma in sé incarna la mutazione.

“Kore è la vita in quanto non si lascia dire”

Indecifrabile come un mistero eleusino, il suo corpo appare più volte sulla scena: sempre lo stesso, e sempre diverso. Passa attraverso le varie fasi del rito e del mistero, attraverso le stagioni e le epoche storiche. La sua danza si fa principio di mutazione, ma il percorso non è mai precisamente definito. Lo spettatore può seguirlo, coglierne le declinazioni, ma non può in alcun modo dirlo (a se stesso, al vicino di poltrona – o al lettore di questa stessa recensione). Perché la danza è linguaggio corporale, assoluto, profondo, ma che non può essere ridotto a segno definito: la danza esprime il corpo e nell’esprimerlo lo supera, fa risuonare l’indicibile e nel contempo ammutolisce la parola.

“Dioniso non è uomo: è un animale e assieme un Dio”

Imperniato di mitologia greca, lo spettacolo di Virgilio Sieni riflette sull’essere uomo, negando l’esclusività di questo “essere”. Kore tocca tutte le dimensioni: dal meccanico al minerale, dall’animale al mitologico. Il suo rapporto più diretto è con la terra, una terra ricercata ma anche combattuta – e il suo corpo vi striscia e rotola, tenta d’individuare (o annullare) un equilibrio, v’incide segni, effimeri e indelebili. Nel passaggio finale lascia spazio a nove donne africane, i cui movimenti lenti e controllati, sono un abbandonarsi e un concedersi – al pubblico, alla terra, a se stesse.

Con questo suo ultimo lavoro, Virgilio Sieni conferma il forte impegno filosofico della sua arte, il suo tentativo di fare della danza un linguaggio capace di parlare non solo a tutti gli uomini, ma anche all’ulteriore. Eppure non tutti gli uomini sono disposti ad ascoltare. “Kore. La ragazza indicibile” richiede un’attitudine all’ascolto che sia pari a una vocazione. Se da un lato riesce forse a riproporci una forma di conoscenza vecchia di millenni, dall’altro ci dimostra l’immensa distanza che la nostra storia vi ha frapposto.

Per DEApress, Simone Rebora

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 21 Marzo 2012 20:12 )  

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