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"La vita a volte è una favola, ma bisogna crederlo davvero": il talento Timi alla Pergola

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Non ci saranno mai abbastanza colori, abbastanza parole per restituire la ricchezza dei registri stilistici e delle tonalità che danno vita a un prodotto artistico unico. Lo spettacolo di e con Filippo Timi è Favola. C'era una volta una bambina e dico c'era perchè ora non c'è più. In scena al teatro della Pergola di Firenze dal 21 al 30 Aprile, l'incanto del comico che narra il tragico, il miracolo della leggerezza che sposa la complessità. Questo miracolo si chiama Filippo Timi, presenza scenica sensazionale, strabiliante, sbalorditiva (chi più ne ha più ne metta!) che accompagna le parole col corpo, in pirouettes e grand jetè sfrangiati dal volume dei suoi abiti anni '50 e riccioli ben definiti.

L'ambientazione è ritagliata da un salotto americano in cui risplende l'eco del boom economico, della quiete dopo la tempesta bellica mondiale, dell'ordine, del pulito, della cortesia. Le pareti, costruite con colori caldi, abbracciano la storia di una casalinga americana, una Donna Reed che impegna le sue giornate a prendersi cura della famiglia, di un contesto coniugale ritmato dalle melodie di Doris Day e addobbato da quella particolare gioia natalizia, che si declina nelle sfumature della malinconia. Come tutte le cose troppo colorate, troppo sorridenti, troppo felici, Mrs Fairytale nasconde una patina di insofferenza, di sopportazione, di tristezza in grembo, un'intimità che si rivelerà in tutta la sua assurdità la mattina in cui la casalinga perfetta, incinta e sposa di un marito sempre fuori casa e quando in casa violento, deve fare i conti con la comparsa di un fallo in un corpo ingravidato. Come il Gregory Samsa della Metamorfosi di Kafka deve fare i conti, improvvisamente, con la mutazione del suo corpo da burocrate a spaventoso insetto. Un cambiamento così radicale, quello di Timi che interpreta una donna e poi nella trama (ri)diventa uomo, che rivelerà al personaggio a cui il pubblico si affeziona dopo due ore di spettacolo le sue priorità, le sue emozioni e la strada per godere di un vero amore.

Il paradosso è la forma che più può far emergere la bellezza di una potenzialità autentica, che non si nasconde dietro una carta da parati ben rifinita o i tabù che la società perbenista e i Carosello di cosmetici hanno la capacità persuasiva di inculcarci. Quella cultura di cui si nutrono i totalitarismi. Lo spettacolo è un bildungsroman in cui Mrs Timi dialoga con una cagnolina dal pelo bianco, imbalsamata, e la sua amica di sempre, Mrs Emerald (interpretata da una magnifica Lucia Mascino), una capigliatura bionda e un animo sistematico, razionale che scopre i tradimenti omosessuali del marito e sarà in grado di uscire dagli schemi che si impone nel momento in cui, inaspettatamente, si abbandonerà al piacere che le dona il corpo e la relazione proprio con quella sua amica di sempre. Il finale, kafkiano, noir, dalle luci soffuse e dalla pazzia sfiorata, infrange le guance troppo rosa, le ciglia troppo accentuate, “le signorine snob” e le varie Pollyanna che sorridono a qualsiasi sciagura capiti loro di fronteggiare. Con un atteggiamento apatico, uno stoicismo irreale pronta a servire una generale cultura dell'intrattenimento che non giova un'emancipazione femminile che muore sul nascere.

Insomma: the show must go on. Whatever will be, will be! Il talento di uno spettacolo teatrale è mantenere insieme tutte queste emozioni contrastanti, facendo emergere in controluce la realtà acre eppure dolcissima delle nostre vite; è parlare di argomenti così densi facendo scuonquassare il pubblico dalle risate. E ciò è rilevante, in quanto la critica (che sia al perbenismo, all'omofobia) eccede il contesto in cui si crea proprio perchè dissacrante. Un moralismo a suon di risate.

Uscito dal teatro, ti vien voglia di passeggiare e danzare col sole, il vento in poppa, ondeggiare col corpo come faceva Marilyn Monroe, prendere lezioni private di merengue, di quickstep o uccidere tuo marito e scappare con la tua amante. Filippo Timi, la Mrs Fairytale, interpreta quell'amaro ma soprattutto la dolcezza di questa vita, la convinzione che “la vita a volte è una favola, ma bisogna crederlo davvero”. È una bambina che “ora non c'è più (...) si è trasformata in una stella del cielo, pronta a dare coraggio a tutti quegli amori senza nome come il mio”.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 30 Settembre 2015 09:36 )  

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