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Teatro Metastasio: "Hotel Belvedere" di Odon von Horvath

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Teatro Metastasio presenta

HOTEL BELVEDERE

di Ödön von Horváth

,

 

hotel belvedere1

 

 

 

 

Al teatro Metastasio dal 4 al 6 dicembre - feriali ore 21.00, domenica ore 16.00, lunedì riposo

 

 

Scritto nel 1922, Hotel Belvedere è il quinto dei diciotto testi teatrali tradotti in italiano di Ödön von Horváth, geniale autore morto prematuramente, ma già insignito ancora in vita del più prestigioso riconoscimento – il Premio Kleist − in ambito teatrale. Horváth analizza in questo lavoro la figura del borghese medio, la malvagità strisciante che si nascondeva dietro gli splendori dell’ultima stagione asburgica e le macerie della prima guerra mondiale.

 

La traduzione in italiano di Paolo Magelli restituisce l’analisi microscopica del mondo di Horváth, nel quale tutto è talmente tragico, da divenire tragicomico. Un testo noir nel quale si attacca con ferocia una Mitteleuropa capace di nascondere dietro la sua grandezza, un mondo volgare, malato, interessato solo al denaro. Un primo allestimento in lingua serba fu portato in scena trentotto anni fa al Premio Roma di Gerardo Guerrieri proprio da Magelli che lo ripropone per la grande attualità dei temi trattati. L’Europa degli anni venti fa da contraltare all’Italietta odierna.

 

Affetrma Magelli. “L'Hotel Belvedere, dove si svolge questa commedia ‘noir’, è un albergo situato nella provincia prealpina bavarese, che è abitato da una popolazione europea senza speranza: intellettuali falliti, ladri di automobili, assassini, aristocratici decaduti, proletari graziati da un Dio ingiusto che sembrano usciti da un laboratorio di Wilhelm Reich. In questo testo, infatti, si incontrano e si scontrano con indicibile violenza e humour noir tutte le classi sociali di una Europa senza amore affaccendata a salvare se stessa e a distruggere gli altri, i più deboli. Questo testo non è soltanto un incredibile vaticinio che ci porterà agli orrori della Seconda Guerra Mondiale, ma ci lascia sconcertati perché in esso riconosciamo senza dubbio le inquietanti anomalie antiutopiche della storia che stiamo vivendo. Gente che non ha più un'utopia, legata solo ed esclusivamente alla disperata ricerca di una felicità volgare, materialistica, gente malata di voglia di dominare gli altri, di repressione, di qualunquismo fascista. Gente che sembra già essere uscita dal romanzo di Horváth Gioventù senza Dio, sua ultima opera, che uscirà postuma. "Io sono qualcun’altra, ma riesco ad esserlo solo così raramente", dice Ada Von Stetten nel terzo atto. E questo sembra essere un motto e una delle tragedie del nostro tempo perché, attenzione, i personaggi di Horváth, di tutto il suo teatro, non sono i rappresentanti archeologici dell'Europa dei tempi passati; no, Horváth crede giustamente che tutti noi europei siamo permanentemente malati di 'paleofascismo', una malattia prodotta dalla nostra storia che ci ha resi portatori di un virus di odio che è entrato nel DNA dei nostri popoli, che si riattiva puntualmente con l'acuirsi delle crisi sociali. Odio sommerso da rassegnazione e apatia che si trasformano in una sorta di depressione collettiva. Una malattia che oggi sta imperversando di nuovo in Italia e in Europa. È una malattia strana questa che Horváth ci diagnostica, è qualcosa che lo avvicina alle teorie di Fromm, ma pare contaminarle con le analisi di Reich e con i teoremi di Jung; la nostra è una cattiveria sepolta dall'assenza della speranza, sepolta dagli incubi che ci hanno tolto la voglia di sognare e di credere nel bello; è una miscela letale che può esplodere improvvisamente e incendiare tutto. Horváth è senza dubbio in tutta la sua opera l'unico vero erede di Büchner e fu proprio in occasione della consegna del premio Kleist, che gli fu consegnato nel 1931 a Monaco, che il grande Carl Zuckmayer lo consacrò prevedendo quello che sarebbe accaduto due anni dopo: "Rappresentate i testi di Horváth e poi nascondeteli, perché presto saranno bruciati dall'odio". Accadde due anni dopo. Nel 1933 tutti i libri di Horváth furono bruciati dai nazisti. Hotel Belvedere è una spietata radiografia delle nostre anime malate. Una nuvola nera che ci deve aiutare ad intravedere l'inizio della strada che ci porterà fuori dalla cattiveria e dalla paura”.

 

BIGLIETTI DA 7 A 25 EURO

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