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Mandragola al Teatro Niccolini

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11 – 22 aprile | Teatro Niccolini di Firenze

(ore 21, domenica ore 16:45, riposo lunedì 16 aprile)

Fondazione Teatro della Toscana

i Nuovi

MANDRAGOLA

di Niccolò Machiavelli

con Maddalena Amorini, Francesco Argirò, Beatrice Ceccherini, Davide Diamanti, Francesco Grossi,

Filippo Lai, Athos Leonardi, Claudia Ludovica Marino, Laura Pinato, Nadia Saragoni, Sebastiano

Spada, Filippo Stefani, Erica Trinchera, Lorenzo Volpe

scene e costumi Carlo Sala

assistente scene e costumi Roberta Monopoli

assistente regia Lorenzo Terenzi

direttore di scena Emiliano Gisolfi

light designer Loris Giancola

sarta Eleonora Sgherri

realizzazione scene Laboratorio di Costumi e Scene del Teatro della Pergola

realizzazione costumi Sartoria Mauro Torchio

regia Marco Baliani

www.teatrodellatoscana.it

Da mercoledì 11 a domenica 22 aprile i Nuovi fanno rivivere al Teatro Niccolini di Firenze Mandragola di Niccolò Machiavelli per la regia di Marco Baliani. La compagnia dei neodiplomati della Scuola per Attori 'Orazio Costa', che ha in gestione la sala di via Ricasoli, si presenta per la prima volta al pubblico con il capolavoro teatrale del '500, beffa erotica dal sapore boccaccesco, tanto lieve quanto complessa.
"Nonostante la materia leggera – afferma Baliani – Mandragola non smentisce il Machiavelli de II Principe: nello smascherare l'ipocrisia di autorità intoccabili come la Chiesa o la famiglia nella Firenze rinascimentale; nel dimostrare che nella conquista di qualcosa di importante, non importa se di una donna o di un principato, le regole del gioco sono sempre le stesse".
Una comicità amara e spietata poiché, se lo scopo dell'agire politico ha una 'intenzione alta', i personaggi della Mandragola usano tutte le loro migliori energie e virtù per uno scopo greve e volgare: il soddisfacimento dell'amore sensuale e l'interesse economico.
Le scene, realizzate dal Laboratorio di Costumi e Scene del Teatro della Pergola, e i costumi sono di Carlo Sala. Una produzione Fondazione Teatro della Toscana.

Per la prima volta in Italia un teatro, il Niccolini di Firenze, è interamente animato, vissuto, gestito, spettacolarizzato da giovani attori. Il primo nucleo è costituito dai neodiplomati della Scuola 'Orazio Costa' della Fondazione Teatro della Toscana, riuniti sotto il nome dei Nuovi. Sono impegnati in tutti gli aspetti della macchina teatrale, dalla direzione artistica all'amministrazione, dalla comunicazione alle pulizie. Il progetto, strutturato su un percorso di tre anni, prevede che a ognuno dei giovani attori coinvolti sia corrisposta una borsa di studio mensile.
Mandragola compie nel 2018 cinquecento anni: anche se la data convenzionale del 1518 viene oggi retrodatata, può assurgere a gesto simbolico che il percorso della sala di via Ricasoli cominci con quello che viene tradizionalmente considerato il testo fondativo del teatro in lingua italiana, audace per argomento, con molti riferimenti alla novellistica del Boccaccio nell'intreccio e una rappresentazione del tutto negativa della Chiesa e della morale.
Nell'ottica quindi di un rinnovato rapporto formativo Giovani/Maestri, Marco Baliani dirige dall'11 al 22 aprile Maddalena Amorini, Francesco Argirò, Beatrice Ceccherini, Davide Diamanti, Francesco Grossi, Filippo Lai, Athos Leonardi, Claudia Ludovica Marino, Laura Pinato, Nadia Saragoni, Sebastiano Spada, Filippo Stefani, Erica Trinchera, Lorenzo Volpe in uno spettacolo in continuo fibrillante movimento, come se il turbine delle passioni che governano gli animi dei personaggi si esplicitasse in una frenesia di corpi danzanti. Machiavelli intende analizzare e mostrare la verità effettuale dei mezzi con cui l'uomo arriva a raggiungere i suoi fini, spostando però la prospettiva dallo scenario vasto della politica de Il Principe a quello della vita privata e utilizzando il linguaggio della comicità più amara e spietata.
"Quando Machiavelli scrive Mandragola è già stato estromesso da qualsiasi carica istituzionale nel governo della città di Firenze – dice Marco Baliani – è relegato in una specie di esilio forzato, nelle sue campagne. Mastica amaro, la pienezza di vita politica sperimentata in gran parte della sua esistenza è ormai alle spalle e sente che mai più tornerà. Si dedica a una commedia umana che presenta all'inizio del testo come una bagattella, un divertimento scusabile, dato che s'ingegna con questi van pensieri fare el suo tristo tempo più suave".
Ogni personaggio ha un suo doppio-ombra che invisibile lo trascina, lo muove, gli sussurra le parole da dire, lo confonde e lo turba, un regista occulto che muove il corpo del personaggio come una marionetta. Il linguaggio di Machiavelli è in parte tradito, come sempre accade quando l'arte commette l'arbitrio di una traduzione, le parole hanno la stessa forza di quelle originali, ma riescono a parlare alle nostre orecchie disincantate, sono materiche e quindi mai filologicamente rispettose. Le scene, realizzate dal Laboratorio di Costumi e Scene del Teatro della Pergola, e i costumi sono di Carlo Sala. Una produzione Fondazione Teatro della Toscana.
"Siamo di fronte a una commedia scura, nera, che non lascia spazio a illusioni. Gli esseri umani – spiega Marco Baliani – sono spinti ad agire da impulsi passionali, sono mossi dal desiderio di veder realizzati ad ogni costo i propri desideri e voglie, e vorrebbero ottenerli con qualsiasi mezzo, senza essere toccati dalla legge, senza dover subire contraccolpi. Ciò che muove i personaggi è un atteggiamento criminale, agire al di fuori della legge ed essere sicuri di poterlo fare".
Lo Stato, il Principe, la Politica dovrebbero essere consapevoli di ciò che i cittadini, nella realtà, sono, che cosa sentono, da quali bisogni sono mossi ad agire e dovrebbero riuscire a governare le loro passioni affinché non nuocciano alla società ma producano al contrario un utile. Ma questa capacità di ascolto manca del tutto al pensiero politico di oggi.
"Per Machiavelli la gente – conclude Baliani – doveva essere amata, vissuta, incontrata nelle osterie, nelle piazze: solo da lì, da quel contatto nasceva il suo pensiero politico. Solo avendo fatto esperienza del mondo poteva creare i personaggi della Mandragola. Devo cercare di restituirli con tutta la spietata oscurità da cui provengono, è l'unico modo per conoscerli davvero, per conoscerci davvero".

 

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