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SE IL TEMPO NON AVESSE RISPOSTE. CLAUDIO PASCERI

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Claudio Pasceri appartiene a quel panorama di esecutori per cui l'eseguire musica va ben oltre la mera prestazione. Da violoncellista si adopera affinchè la comunicazione dello strumento da lui suonata possa essere non solo convincente ma carica di significati e di significanti. Con la connotazione simbolica di una serie di sovrapposizioni relative ai linguaggi contemporanei, Claudio Pasceri apre l'ascolto a nuove frequenze, a nuovi mondi sonori. E' colui che coniuga il passato con il futuro. Da uno strumento antico come il violoncello egli si prospetta ad un futuro che è nella ricerca dell'iso, della propria specifica sonora. Pertanto l'interesse verso la musica contemporanea è solo il pretesto per sperimentare, per condurre la ricerca oltre gli stereotipi ai quali spesso una impostazione accademica conduce. In questo Pasceri di forte formazione fatta di studi seri e approfonditi ne ha fatto il punto di forza. La conoscenza è la sola porta a comprendere come andare oltre senza rimanere ancorati ad un repertorio o a quella standardizzata idea di fare musica, di essere concertista. L'innesto poi con l'elettronica, la forza di comprendere come il medium non è tanto acustico quanto elettrico fa del suo essere musicista l'ideale punto d'incontro fra tradizione ed innovazione. Oltre lo standard, oltre l'Occidente. Sempre più ad Oriente.

Suonare oggi cosa significa?

Suonare, come ogni attività umana del resto, significa ereditare una tradizione , comprenderne i meccanismi, il funzionamento, e ridiscuterne i contenuti, le traiettorie, i paradigmi. Ciascun musicista lo fa , più o meno consapevolmente, con un maggiore o minore numero di strumenti, costantemente o a intermittenza, lungo il corso della propria carriera.

La velocità e la capillarità con cui si possono oggi veicolare le informazioni rendono note e consuete esperienze che soltanto trenta o quarant’anni fa sarebbero rimaste verosimilmente più circoscritte alla sola area in cui si manifestavano. Se da un lato dunque può risultare più difficile connotare significativamente il suonare, dall’altro l’ arricchimento che deriva da una grande quantità di informazioni di cui disporre è notevole.

In assoluto trovo comunque che per dare significato ad un’azione non ci sia bisogno di quantità straripanti ( e spesso fuori controllo) di informazioni. Plasmare un’idea, un suono, dare un senso alla musica, necessitano di tempo , di osservazione , di tornare più volte sugli stessi passi. L’elemento narrativo che è alla base della comunicazione musicale può essere straordinariamente interessante e affascinante a prescindere dalla quantità e dalla provenienza del materiale utilizzato.

L'innesto fra suono acustico e suono elettronico nel corso del tempo cosa ha creato?

Un violino, un violoncello , sono pressoché identici dall’inizio del Settecento , da quando cioè Stradivari ha codificato delle forme che non sono più state superate in termini di qualità e potenza sonora per gli strumenti ad arco. Parliamo dunque di più di trecento anni di storia, e non si tratta solo di storia degli strumenti ad arco ma di trecento anni di repertorio musicale dedicato a quegli specifici produttori di suoni.

C’è stato Bach, e poi Mozart, Beethoven, Schumann, Mahler, Schoenberg, Shostakovich. E nessuno ha lavorato partendo da fonti sonore differenti, potenziate.

Quando si è dunque iniziato ad usare l’elettronica su certi strumenti, si è intervenuti su strumenti che avevano un pedigree importante. Proprio per questo trovo che sia molto interessante l’elemento elettronico applicato a strumenti che respirano, che hanno una vita sonora ricchissima e fitta di sfumature, ma che debba essere governato con equilibrio e competenza. Diversamente si rischia di annullare ogni potenzialità dello strumento ad arco, di rendere cioè muta una storia di molti secoli.

A che punto sono le ricerche, le scoperte, i tanti esperimenti portati avanti da Maderna e da Berio?

Limitandomi all’ambito del violoncello, credo che le strade percorse siano innumerevoli e spesso estremante interessanti.

Ad inizio Novecento Pablo Casals ha conferito nuova dignità al violoncello ma, in termini di repertorio, non ha dimostrato particolare interesse per la nuova musica e per i nuovi approcci che i compositori del suo tempo andavano sviluppando. Palm, e poi Rostropovic e De Saram , hanno, in forme molto diverse, contribuito enormemente sia allo sviluppo delle possibilità tecniche ed espressive del violoncello sia alla versatilità ad al favore presso i compositori ed il pubblico dello strumento.

Boulez, Saariaho, Xenakis, Lachenmann, Sciarrino , Kagel ( solo per citarne alcuni), con o senza elettronica, hanno sviluppato non solo le frontiere sonore del violoncello, ma hanno contribuito a renderlo nell’immaginario collettivo uno strumento incredibilmente duttile, flessibile, totale.

Claudio tu sei violoncellista e il tuo strumento è talmente ricco di suoni che il suonarlo non è facile, ma cosa ti fa sentire nel mezzo della musica?

L’aspetto forse più interessante dell’essere musicista è proprio quello della ricerca, della ricerca continua. Il fatto che sia un percorso senza fine, incessante e meticoloso, non significa che debba essere frenetico o che procuri ansie. Anzi, può conferire molta calma interiore a tratti, è placido e benefico.

L’incertezza, lo smarrimento talvolta, sono dati da altre ragioni, più contingenti e meno di principio. Mi rifiorisco al costante dover rimettere in discussione le scelte musicali compiute e dal perdere l’orientamento in determinati momenti.

Al di là degli aspetti puramente strumentali, artigianali ( che pure possono procurare frustrazione), sono le decisioni musicali ad essere ampiamente più stimolanti e centrali. Il fraseggio, l’equilibrio sonoro di un passaggio, la scelta dei tempi e le proporzioni di determinate sezioni sono gli aspetti che il musicista ripercorre costantemente.

Mi parli dei tuoi maestri?

Molto significativi sono stati per me gli insegnamenti di Rocco Filippini , con cui ho studiato durante sei anni all’Accademia Stauffer di Cremona , e di Julius Berger, tra la Germania e Salisburgo.

Filippini ha instillato in me un atteggiamento analitico che all’epoca era poco strutturato, agivo con istinto e con un intuito non sempre centrato. Oltre ad essere un grande virtuoso del violoncello, Filippini è stato per me un esempio straordinario di musicista rigoroso , integerrimo, elegante e dall’intelligenza superiore.

Julius Berger è un musicista ispirato , in costante ricerca del significato più profondo e nobile della musica . A contatto con lui si acquisiscono prospettive d’osservazione ,non solo per quanto riguarda la musica, che non puoi dimenticare. Questo processo, iniziato con gli anni di studio nella sua classe di violoncello, continua oggi con la condivisione del progetto di Asiagofestival . Quando mi ha invitato a vivere con lui e la famiglia Brazzale quest’esperienza (con una condirezione artistica) è iniziato un secondo periodo di grande apprendimento musicale e umano per me.

Tantissimo si impara costantemente dai musicista con cui si ha l’opportunità di collaborare. Ecco dunque che il privilegio di fare molta musica con Salvatore Accardo si è rivelato fonte inesauribile di conoscenza. La maestria ed il rigore con cui Accardo utilizza l’arco, come lo distribuisce, la scelta dei tempi così calibrata e posta sempre in relazione ad una visione generale dell’opera musicale , mi hanno sempre sbalordito e mi hanno permesso di evolvere il mio pensiero musicale.

Negli anni di insegnamento, tra le masterclass presso diverse istituzioni, e i regolari corsi di perfezionamento dell’ Accademia di Musica di Pinerolo-Torino, traggo molto vantaggioso dall’osservazione e dall’ascolto dei miei stessi allievi. Credo sia importante provare costantemente a carpire anche solo un dettaglio, un gesto, un breve fraseggio, da chi si ha vicino. Osservare giovani musicisti differenti per attitudine , temperamento ed anche per conformazione fisica, può davvero costituire uno specchio per riconsiderare le nostre stesse scelte interpretative e tecnico- strumentali.

In questo secolo assolutamente social cosa significa essere musicista?

Musicista è chi si occupa di musica. Di musica ci si può occupare in vari modi, attraverso vari canali e a diversi livelli. Sinceramente preferisco ribaltare la cosa e chiedermi “ come agiscono i social in una comunità, quella umana , che non può fare a meno della musica?”. Non è cioè la musica, almeno la grande musica, che deve provare a ritagliarsi una spazio nel mondo della comunicazione di massa ma è capire, di volta in volta, con quali strumenti veicolare al meglio e dare dignità alla musica. La musica è come uno scrigno che custodisca qualcosa di prezioso. Il valore non cambia a seconda di quando, con che frequenza e quante persone accedono all’oggetto contenuto. La musica è straordinaria se anche mette in comunicazione due soli individui , chi l’ha scritta e chi la interpreta e la riproduce, ad esempio. La musica strutturalmente esiste a prescindere dal grado di diffusione di cui gode, non credo perciò che la relazione cui si allude nella domanda sia di rilevanza assoluta.

Rimane assai utile ogni mezzo che possa portare al maggior numero di persone un contenuto di valore come quello che risiede nella grande musica. Spesso però confondiamo musica e musicisti, dunque contenuto musicale ed ambizione, ego, ricerca di notorietà . Cerchiamo cioè di creare spazio per la musica o per noi stessi?

Dove ti sta portando la tua creatività?

Non saprei dire con esattezza, sicuramente in questo momento ha una sua vita. Probabilmente non consegna frutti degni di particolare interesse, ma realizza comunque il principio che è alla base della vita in generale, si autoalimenta, si perpetua. La creatività genera altra creatività, i mondi immaginati e immaginari producono nuove situazioni, tendono a riprodursi . È l’opposto di quanto succede quando la creatività e gli stimoli vengono a mancare. È un periodo , quello attuale, che posso considerare positivo da questo punto di vista.

Pensi che si tornerà a suonare assieme?

Certo, non c’è ragione di pensare il contrario. Per quanto grave , e per alcuni aspetti drammatica, la situazione non sembra portare all’estinzione della razza umana . Dunque perché pensare che si esaurisca il desiderio e la volontà di suonare insieme, di condividere la musica? Sono scenari che trovo totalmente inverosimili. Altra cosa è quali forme di fare musica insieme avranno più successo e si diffonderanno maggiormente.

Credi che fare musica, fare spettacolo sia solo un divertimento?

Cosa diresti a Beethoven dopo 200 anni?

Alla musica ci si può avvicinare legittimamente con approcci molto diversi, anche radicalmente diversi. Non trovo tuttavia che la musica sia solo divertimento, si tratterebbe di mero intrattenimento. C’è musica che ovviamente si limita a questo ma non è certo la musica di Beethoven, di Bach o di Palestrina. Parliamo di due cose diverse. Il pensiero nella musica è molto più importante del suono, il messaggio ed i valori superano l’aspetto di mero godimento sonoro. Insomma, la musica ha bisogno del suono perché i suoi valori vengano veicolati , ma la musica è ben altro.

Beethoven era un bambino. Il suo genio e la complessità della sua musica non hanno mai intaccato lo spirito puro, intransigente e idealistico con cui ha sempre guardato al mondo ed all’uomo. È un esempio etico , di valori civili, prima ( o insieme) di essere un esempio di immenso musicista. Non è perciò un caso se l’inno europeo sia l ‘inno alla gioia beethoveniano e se il suo carisma e i suoi ideali hanno grande presa sull’immaginario collettivo dei nostri giorni . Tra gli ultimi e più illustri esempi vi è quello di Emmanuel Macron che, appena eletto presidente della Repubblica Francese, si presenta al suo popolo solo e , nella penombra, attraversa l’ esplanade del Louvre con le note di Beethoven e non con quelle della fiera Marsigliese.

Tre violoncellisti: Casals, Rostropovich, Fournier

Casals e Rostropovic sono stati musicisti illustri ma anche ambasciatori planetari di valori che vanno molto aldilà della musica in senso stretto. Pierre Fournier è stato un violoncellista di grande fama, ma è rimasto più legato al mondo più strettamente musicale.

Sono stati tre profili estremamente connotati e carismatici, proprio per questo forse le loro rispettive interpretazioni delle Suites per violoncello solo di J S Bach ( vera e propria Bibbia per lo strumento) rimangono in assoluto tra le più rilevanti .

Tre compositori: Ligeti, Boulez, Manzoni

Si tratta sicuramente di tre compositori molto diversi e dalle carriere differenti.

Manzoni è nato negli anni trenta, Boulez e Ligeti nel decennio precedente. Questo vuol dire molto se si considera cosa l’esperienza bellica e post-bellica possa aver significato per le rispettive biografie.

Ligeti è sicuramente ,sul piano puramente musicale, una delle figure più straordinarie degli ultimi decenni e senza dubbio uno dei creatori di musica più amati in assoluto . La percezione musicale a cui ha condotto Ligeti è probabilmente seconda solo a quella della Sagra della Primavera di Stravinski nel Novecento.

Boulez significa ancora molto per come è organizzata la vita musicale francese, la sua influenza è per molti aspetti estremamente attuale. Sul piano più propriamente musicale credo sia un capitolo estremamente stratificato e complesso, difficile esprimersi in poche righe.

Manzoni rappresenta un punto di riferimento per il nostro paese e il suo estesa e ramificato campo d’azione lo rendono esempio per più generazioni di compositori.

Cosa è stato per te vivere questo lungo periodo di distanze e resistenze?

È da premettere come le sofferenze e le difficoltà che hanno coinvolto (e ancora coinvolgono) alcuni cittadini, ho avuto la fortuna di non doverle provare in prima persona. Dunque il primo e prioritario pensiero va in questa direzione.

A livello personale , aldilà della ovvia e spiacevole interruzione dell’attività concertistica, posso definire quella attuale come una situazione fatta anche di molti insegnamenti, di molti spunti di riflessione. Vedere un’intera comunità internazionale fermarsi, fare delle scelte senza precedenti, condividere paure e insicurezze e provare a ripartire con nuovi propositi ( anche comuni) è un’esperienza che considero incredibile. Constatare che , dietro tante parole, dietro tanti proclami, dietro innumerevoli prove di forza, l’intero pianeta ( le metropoli di New York e Londra incluse) può vivere con i ritmi di un paese delle colline della Toscana per diversi mesi è impressionante e stupefacente.

A prescindere da cosa verrà deciso in futuro dai differenti capi di stato , si è visto che si può decidere per altre strade, diverse da quelle che percorrevamo fino ad oggi. Il progresso possiamo orientarlo noi, consapevolmente, ogni giorno. Non c’è niente di ineluttabile e imprescindibile nei meccanismi che regolano la nostra convivenza in società.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 16 Giugno 2020 13:23 )  

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