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Brutta storia, questa storia!

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“Brutta storia, questa storia!”, canta la Bomba Boomerang di Piero Pelù al concertone del Primo Maggio, in piazza San Giovanni. Facciamo un passo indietro, e guardiamo cosa Maggio eredita da Aprile. Ho comprato il primo quotidiano di Maggio, quindi l’ultimo che parli di Aprile, di una testata italiana, e c’ho trovato tutti i problemi del nostro secolo, quelli che siamo stati capaci di metterci (come ci raccomandava Italo Calvino nelle sue Lezioni americane). C’ho trovato sangue e disperazione su scala mondiale, perdita-cambio di punti di riferimento socio-culturali tradizionali; la politica come ricerca dell’utile (e del dilettevole) a livello personale e settario, la scienza come strumento di potere del Faust goethiano che è poi lo scienziato pazzo di Italo Svevo; la secolare guerra fredda Oriente/ Occidente (che procede latente a suon di compromessi politici) esemplificata oggi da un accordo di Ginevra violato; il giorno della Liberazione attraverso le parole di Sandra Bonsanti, come monito alla dignità dell’individuo, assorbito sempre più in un Castello di sabbia istituzionale, fatto di procedure e tecniche burocratiche indecifrabili.

Quelle pagine mi hanno scaraventato addosso la questione Ucraina-Russia, gli screzi aggressivi di una prepotenza putiniana sulla comunità divisa tymosenkiana, e in generale la lucida capacità dei leader mondiali di non comprendersi, urlandosi in faccia le proprie decisioni. Mi hanno proiettato nelle previsioni economiche di uno studio del Programma di comparazione internazionale della Banca Mondiale, che ci informa di come il colosso cinese stia oltrepassando la sua muraglia fino a spodestare il primato statunitense; il 2014 a quanto pare sarà la conferma che il Sol levante, e i suoi modelli, si stanno prendendo la loro rivincita sulla Storia di un Occidente -e in particolare di un’America- che ha uniformato gli andamenti economico-socio-culturali del mondo a sua immagine e somiglianza. Insomma, la formula vincente sarà una catena di montaggio fatta di persone senza diritti, con un’inviolabile dettato per un intoccabile Stato: massima produzione per la sobria mamma Cina! La medaglia di questo assurdo Sistema economico sarà assegnata a un Paese che evidenzia uno dei Pil più bassi al mondo: cioè, il famigerato Comunismo rende tutti più poveri ma concentra la ricchezza nel tutto della nazione invisibile. Una nazione fatta di abissali contraddizioni, tra tecnologie high tech e povertà, sfruttamento assoluti.

Il Sistema assorbe l’individuo senza possibilità di appello. Incoroniamo modelli pronti a tutto per la ricchezza di un Mostro invisibile eppure così incisivo, capace di creazioni deformi come la bambola che Liu Xiaobo tiene in mano, simbolo del totalitarismo cinese e dei suoi prodotti. Sistemi economici solidali restano nicchie di bellezza umana che perdono man mano di lucentezza, soprattutto nel clima di crisi in cui ci troviamo a gestire le nostre (non) scelte. Qual è l’alternativa? Non allettante, direi. L’America supervisiona i parametri di sviluppo mondiali ben dal 1872; il suo puritanesimo sceglie per noi, e noi paghiamo il prezzo di questa monca globalizzazione dei mercati che non include in sé la globalizzazione dei diritti. Una globalizzazione che non tematizza il problema della cittadinanza, sempre più superfluo in una maglia di emigrazioni continue, intrecciate. Abbiamo obbedito a un Paese che ci libera dal fascismo contrattando lo sbarco in Sicilia con la Mafia; a un sistema legislativo che elegge la pena di morte a trattamento penitenziario, a un Oklahoma che sperimenta un cocktail letale su un condannato; a un regime politico che dimostra scarsa attenzione ai problemi ambientali e che non compare tra i firmatari del Protocollo di Kyoto. Un’America che può vantare oggi di aver ucciso Osama Bin laden, ma che si porta dietro il peso di due interminabili guerre (come scrive Federico Rampini su La Repubblica) al terrorismo, ideologicamente.

Proprio in questi giorni, Bagdad è allestita di urne elettorali impregnate di sangue e fazioni ostili. Teniamo bene a mente che questi due pilastri del mercato mondiale, Cina e Usa, evidenziano allo stesso modo lacune in termini di diritti: all’istruzione, alla salute, innanzitutto.  Siamo una popolazione vecchia, incapace di progettare, di parlare al futuro, e in questa immobilità generazionale viviamo un presente paradossalmente immobile, congelato in una vita che si articola oggi per ieri, anzicché per il domani. Il pianeta si alimenta (a parte di oro nero) di questo oro grigio, e il marketing elabora un’offerta adatta a questi preminenti vecchi leader. Come dire: se abbiamo più nonni che bambini, concentriamo i nostri servizi su di loro.  Una senilità generalizzata, insomma!

Continuo a sfogliare le pagine e vengo catapultata nei disastri ambientali che il ritmo delle nostre vite è riuscito a scandire: questo è stato l’Aprile più inquinato della Storia. E non è più accettabile, dato il livello di consapevolezza raggiunto dalla società civile riguardo cause e conseguenze dell’inquinamento del pianeta; per quanto ci sforziamo di nominare gli uragani, questi non sono controllabili come investimenti e azioni, semplicemente davanti a un monitor. La nostra mania di onnipotenza, la compiuta secolarizzazione delle nostre vite ci affida a un pericoloso narcisismo che non lascia spazio all’elaborazione di valori che prescindano dal nostro ego. A proposito di disastri ambientali, l’Italia si porta dietro l’acciaieria dell’Ilva (“tieni la testa alta quando passi vicino alla gru, perché può capitare che si stacchi e venga giù”). E’ morto Emilio Riva, che acquistò il colosso industriale in questione anni addietro e si preoccupò esclusivamente delle sue tasche, a scapito della messa in sicurezza del lavoro di milioni di cittadini. Un dilemma del possibile (politico) in Italia!

Dulcis in fundo, a proposito del politico in Italia, a Montecitorio continuano i battibecchi e i contentini, anzicchè i dialoghi e le riforme: che siano falchi o politici di altra specie, la politica resta attualmente la mossa bestiale di (non) eletti, tutti in corsa per la gloria (che la modernità misura con i conti in banca) personale-partitica. E’ una politica che vende la salute della sue terra, dei suoi abitanti alle royalties del petrolio, in Basilicata. Una regione che il prossimo affidato ai Servizi sociali, l’ex premier, chiamava “terra di briganti”. Eppure dell’azione, della spregiudicatezza dei briganti, la terra del presidente Pittella non ha più nulla: è immersa in un’atavica, mortale atarassia. Non c’è nulla dei figli del giaguaro dell’Equador, che combattono l’amministrazione del chavista Rafael Correa, la portano in tribunale, per evitare perforazioni petrolifere nel loro domicilio.

Quale futuro, da queste storie, dalla e nella nostra Storia?”Ma quale futuro?!” (parte dello slogan del concerto organizzato da Caparezza, in occasione della festa dei lavoratori, a Taranto). Aprile si è portato via anche uno dei maggiori scrittori degli ultimi due secoli: Gabriel Garcia Marquez. Credo che la risposta possa venire da lì, dalle pagine dei suoi racconti, raccolti in “Occhi di cane azzurro”; bisogna fissare l’assurdità delle nostre vite, fino a confonderci col negativo che le caratterizza. Il surreale contro il positivo, la possibilità contro la realtà, il realismo magico e l’alternativa contro il tradizionale: il coraggio, dunque, e la lungimiranza di leggere quel che ci accade con chiavistelli ermeneutica differenti. E di pensarci in percorsi altri, guidati dall’urgente convinzione che non possiamo che essere religiosi (ovviamente non nel senso ecclesiastico del termine) in senso lato, come esseri fatti di legami. Se uno affonda, affondiamo tutti.

Finché c’è lotta, c’è speranza. Non diamoci per scontato. Ricordiamocelo, quando ci riempiamo la bocca con le razze, e gli occhi di un mare nostrum che risucchia silenzioso vite e percorsi umani. Di un mondo e dell’unica razza discutibile, quella umana, che rischia di imploderci tra le mani.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 29 Settembre 2015 17:06 )  

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