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Educare la cittadinanza al sentimento

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Ne abbiamo fatti di passi in avanti da quando le classi venivano composte in base al sesso degli alunni; da quando Antigone doveva seguire la legge di Creonte; da quando la suffraggette di Mary Poppins lanciava uova marce addosso al primo ministro; da quando Medea era una pazzoide omicida. Eppure a scuola si studia Gabriele D’Annunzio e non Sibilla Aleramo. Anche se sfoggiamo minigonne, sembriamo indugiare pericolosamente in quei collegi sessualmente bipartiti. In quelle società provinciali e bigotte che ci definiscono e ci impongono determinati stereotipi comportamentali, precise categorie di “genere”. Nonostante le discussioni, lo sgomento, gli appelli, il mostro è sempre meno di Firenze.

Il primo Agosto dello scorso anno entra in vigore la Convenzione di Istanbul, un dizionario legislativo ‘internazionale’ contro la violenza sulle donne. Viene approvata quasi in sordina, quando l’attenzione mediatica è risucchiata dall’abbronzatura e le varie mete turistiche. Il testo, firmato anche dall’Italia, permetterà di inquadrare la violenza sulle donne in modo sistematico, strutturale, prevedendo percorsi formativi che educhino alla parità dei sessi e al rispetto della donna, bambina madre nonna che sia. Gli Stati si sarebbero impegnati a inserire nelle loro Costituzioni (laddove non ce n’era traccia) il principio della parità tra i sessi e a promuovere politiche che rafforzassero l’autonomia e l’autodeterminazione della donna. Eppure il gentil sesso è sempre più vittima di un modello patriarcale a cui affidiamo, inconsapevolmente, l’elaborazione dei nostri valori. Di un sistema che fa della donna un panificio di fagottini umani e dell’uomo il macho che porta la pagnotta a casa. Il femminicidio resta tema scottante, e la politica italiana dà il contentino alla sua società: il sì del Senato, nell’Ottobre 2013 ,converte in legge un abbozzato, tardivo e discusso decreto. Dei suoi undici articoli, solo 5 parlano della violenza sulle donne e delle allegate implicazioni penali previste. Gli altri, dei vigili del fuoco e i militari in Val di Susa.

Siamo quasi a metà 2014, ancora nel clima torrido delle estati in cui si uccide restando impuniti e non si sa che fine faranno i centri antiviolenza. I riflettori non sono abbastanza alti, se l’uccisione di un numero spropositato, epidemico di donne non viene affrontato da un punto di vista culturale. Non bastano 10 milioni di euro per contrastare la violenza sulle donne e la prepotenza di un rapporto interpersonale che mira a includere la moglie tra i beni del marito: ci saranno sempre più disomogenei decreti legge e decorrenze dei termini della custodia cautelare per un ex fidanzato che picchia una Rosaria Aprea.

Un tentativo per prevenire più che curare, per leggere il femminicidio come esito di un quadro più complesso, più ampio, viene dalla deputata Sel, Celeste Costantino, che lancia una petizione online su Change.org, per l’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole. “Perché se una bambina picchia è un maschiaccio e se un bambino piange è una femminuccia?”:un’ora d’amore e 25mila firme. La proposta di legge consta di sette articoli, densi di richieste che mirano a una decostruzione critica dei modelli dominanti. La scuola diventa, come dev'essere, nucleo fondamentale e principale veicolo educativo (insieme ai genitori): "nelle scuole del primo e del secondo ciclo è introdotto l'insegnamento 'educazione sentimentale' finalizzato alla crescita educativa, culturale e emotiva dei giovani e delle giovani in materia di parità e solidarietà tra uomini e donne" (art. 1), "la scuola, anche attraverso l'educazione sentimentale, promuove il cambiamento  nei modelli di comportamento socio-culturali di donne e uomini per sradicare i pregiudizi, i costumi, le tradizioni e le altre pratiche basate sull'idea di una differenziazione delle persone sulla base del genere di appartenenza o su ruoli stereotipati per donne e uomini, in grado di alimentare, giustificare o motivare la discriminazione o la violenza di un genere sull'altro" (art. 2).  Insieme all’integrazione dei modelli, la rettifica dei programmi scolastici: completare l’educazione sessuale con un’educazione sentimentale.

Una politica che guarda alla scuola come centro nevralgico per la formazione della sua cittadinanza ci vede lungo. Gli insegnanti dovrebbero mettere a punto lezioni interattive che mirino a consolidare la consapevolezza del corpo e dell’affettività di terze medie immerse nelle burrascose dinamiche dell’adolescenza. Relazionare sulle mestruazioni e l’eiaculazione poco importa se poi un ragazzo resta vittima del cyberbullismo. Non serve chiuderci a riccio nel nostro presunto pudore, nei nostri tabù cristiani che fanno della castità un valore. Imparare ad ascoltare le nostre emozioni è preludio all’ascolto dell’altro, delle sue esigenze, dei suoi sentimenti e alla condivisione, alla comunicazione di queste pulsioni. Si mira all’attitudine verso l’altro, alla cura dei suoi desideri, anche se diversi. In tal modo, il progetto legislativo risulta ancor più ambizioso, mirando a scalfire altri fenomeni diffusi, come il bullismo e l’omofobia. Per una cittadinanza all’altezza del suo labile tradizionalismo; perché non si dica che se una donna indossa la minigonna e una scollatura incoraggia lo stupro; perché ci siano sempre meno donne crocifisse dal peso dei nostri valori; perché non sia più permesso che il capo del villaggio, in India, ordini come punizione lo stupro di gruppo di una ragazza su un palcoscenico, come a voler esibire la sua umiliazione.

Perché l’educazione sentimentale non resti un guazzabuglio storie redatte da uno scrittore francese, firma anche tu:https://www.change.org/it/petizioni/educazione-sentimentale-nelle-scuole-1oradamore.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 29 Settembre 2015 17:03 )  

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