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Mauro Rostagno e la pratica dell'illegalità

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La terra degli arancini e dei cannoli, del profumo del mare e dei colori del sole, esce oggi dal bunker del carcere di Trapani per trascriversi sulle pagine dei giornali italiani. Poco prima del rintocco della mezzanotte, il 15 Maggio arriva la sentenza della Corte d'Assise presieduta da Angelo Pellino sull'omicidio del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, freddato il 26 Settembre '88 dal killer Vito Mazzara, fedelissimo del capomafia di Trapani Vincenzo Virga, mandante dell'omicidio. Leni (TP) e il sedile di un auto imbrattato di sangue: una voce altra che tenta di raccontare gli intrighi di corte. Ergastolo, interdizione perpetua dai pubblici uffici per i condannati e risarcimento a chi si è costituito parte civile durante il processo.

L'omicidio di Rostagno diventa un caso giudiziario (e non solo) per la precarietà, la tempistica con cui viene esaminato. Archiviazioni e continui depistaggi, anomalie e ritardi investigativi (verbali dei processi perduti; Beniamico Callas, punta di diamante del nucleo operativo consegna in ritardo il verbale del sopralluogo dell'omicidio). La pista mafiosa si arena quasi subito, e solo dopo anni il fascicolo viene riaperto (2009) e avviato sulla strada di Cosa Nostra (allora, fu un'intuizione del pm Antonio Ingroia); l'input, le dichiarazioni dell'ex boss di Mazzara del Vallo, il pentito Sinacori. Il processo, iniziato nel febbraio del 2011, si è articolato in 67 udienze durante le quali sono stati ascoltati 144 testi e sono state effettuate quattro perizie. In realtà la storia è ancora più complessa, perchè tira in ballo i poteri legali dello Stato italiano, uno stivale che non ha mai avuto veramente il coraggio (o la credibilità) di camminare sulle proprie gambe. Dopo ventidue anni dalla morte di un giornalista di cronaca che aveva tanto dato fastidio alla teocrazia mafiosa, nel Maggio del 2012 è stata accolta la richiesta dei magistrati di Palermo di accedere agli archivi dei servizi segreti civili e militari. Quindi, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza apre i suoi battenti nel nome della Gustizia. Si vuol far luce sui traffici di armi tra Italia e Somalia, rispetto a cui la bella Sicilia sarebbe crocevia e quindi mediatrice degli affari sporchi del Mediterraneo.

Con un viscerale amore per la Sicilia, Rostagno sceglie Trapani come base operativa della sua passione civile, una cittadinanza attiva che reputa la lotta alla mafia e a qualsiasi massoneria di imprenditori e politici un'affermazione del diritto alla vita, senza limitazioni. Classe 1942, si dichiarava fortunato per non esser mai stato fedele ai suoi ideali, senza comunque perdere la sua coerenza: ex sessantottino, ex attivista di Lotta comunista, fondatore del centro Saman per la riabilitazione dei tossicodipendenti. Poi, inizia a graffiare lo schermo di una tv privata, Rtc, fino a smembrarlo e a procurarsi l'intolleranza del Potere. Uomo in prima linea nel racconto della corrruzione locale, della collusione tra politica trapanese e cosche locali. Onorevoli e uomini d'onore che calpestano, con i loro passi furtivi e spregiudicati, ideali di bontà e comunità. Sottobracci e inchini istituzionalmente riconosciuti, a quanto pare, che abbracciavano la filosofia del senza scrupolo. Un potere che si spartisce i suoi affari, noncurante di chi quell'autorità la legittima: il Paese.

Troppo spesso l'interesse economico non coincide con quello sociale.

Rostagno sognava di costruire una società in cui valesse la pena trovare un posto, una collocazione. Un sogno che diventa pericoloso, per la Sicilia degli anni '80. Quando Enzo Biagi intervistò per l'ultima volta Giuseppe Fava chiedendogli cosa bisognava fare per sconfiggere la mafia, egli spiegò la necessità che lo Stato si impegnasse in prima persona, senza delegare (e raccomandare!), aggiungo io. Lo stesso disse Paolo Borsellino al microfono di Rostagno. Purtroppo in Italia non sono le bugie ad avere le gambe corte, ma l'onestà. Di far bene il proprio mestiere, innanzitutto di cittadino (programma statale per i testimoni di giustizia docet!). Si dice che quel torinese vestito di bianco negli ultimi giorni della sua vita portava sempre con sé una cassetta in cui aveva registrato l'atterraggio di un aereo militare in una pista in disuso con a bordo un carico clandestino di armi. I referenti sarebbe stati il Corno d'Africa e la loggia Scontrino, fatta di nomi illustri tra cui imprenditori, politici e mafiosi. Ci si giustificò parlando di un'esercitazione a Kinisia, la “Firex 88”. Chi può dire che fu solo una simulazione? Era forse la pellicola di quel servizio che Rostagno disse avrebbe fatto tremare l'Italia tutta? L'omicidio di Rostagno va a combaciare (idealmente) con quello di Ilaria Alpi, giornalista della Rai ammazzata in Somalia nel '94: anche lei stava indagando su un traffico di armi e rifiuti tossici in cui sarebbero stati coivolti esercito e altre istituzioni italiane.

E' inquietante e deprimente constatare l'inadempienza dello Stato italiano di fronte alle mire disfattiste della legalità. Dobbiamo far sì che questa desolazione diventi indignazione, la mia la tua e quella di una società civile tutta che non può permettere a una biondona chiamata Miss Champagne (Chiara Rizzo) di mediare l'attività illecita dei suoi politici; che non può permettersi un senatore Dell'Utri, un ministro Scajola, un ex deputato latitante Matacena. Troppo spesso un politico in Italia è accusato (e non punito!) per concorso esterno in associazione mafiosa. Una cosa è certa: che la settimana scorsa sia stato l'anniversario della morte di Peppino Impastato sembra non ce ne freghi nulla. Quella voce attenta che dalle frequenze di Radio Aut, nell'infestata Cinisi, metteva a punto la dissacrazione del potere del boss Badalamenti, sembra si sia volatilizzata insieme a quei tanti nomi sacrificati dal sangue delle loro rivolte.

Ricordare ci può servire solo per agire, perchè la memoria possa irrigare l'arsura di senso civico che ci ha attanagliato a una latente condizione di schiavitù, a una pericolosissima carestia di legalità. A una inaccettabile e diffusa impunità. Chiediamo che venga fatta luce, a qualsiasi livello, sull'omicidio di Mauro Rostagno.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 29 Settembre 2015 17:01 )  

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