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Il programma che

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Che la terra sta cambiando sempre in peggio ce ne siamo accorti tutti. Proprio di questo argomento hanno discusso ieri in brasile i rappresentanti dei più grandi paesi del mondo, e proprio ieri hanno stipulato il programma che dovrebbe mettere in pratica le teorie per “salvare il mondo”. Ridurre dell'80% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050. Investire annualmente almeno 86 miliardi di dollari entro il 2015 in iniziative di adattamento delle infrastrutture e a tutela della popolazione povera a rischio per gli effetti del cambiamento climatico. Popolazione a rischio che già adesso ammonta a un miliardo di persone. E infine tassare le emissioni di anidride carbonica (Co2). Sono queste le tre principali misure contenute nel rapporto dell'Undp (Il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo) in vista della conferenza di Bali (3-14 dicembre) che dovrà negoziare l'accordo che darà seguito all'attuale Protocollo di Kyoto. Questi sono i buoni propositi per l’anno nuovo ma i dubbi sul raggiungimento degli obbiettivi preposti sono tanti.

Il Rapporto sullo sviluppo umano 2007/2008, intitolato «Resistere al cambiamento climatico», fa notare che la maggioranza dei paesi Ocse è in ritardo rispetto agli impegni assunti. Sottolinea inoltre la discrepanza tra gli obiettivi fissati a livello politico per ridurre le emissioni di gas serra e le politiche energetiche attuali in molti paesi dell'Unione europea. Gli autori sostengono che i paesi ricchi stanno alimentando una crisi del debito ecologico che si ripercuoterà nel modo più immediato e profondo sui poveri del mondo.

Secondo il rapporto, mutamenti pericolosi del clima «saranno inevitabili» nei prossimi 15 anni se le emissioni seguiranno la tendenza dei 15 anni precedenti. Per questo i cambiamenti climatici «impongono all'umanità scelte sostanziali» e per evitare «rischi catastrofici» si può «solo» scegliere di «intervenire con urgenza» ma la «consapevolezza di questa urgenza al momento manca». Tra le novità del Rapporto,la proposta di istituire un fondo ad hoc di 25-50 miliardi di dollari l'anno per le energie sostenibili.

Secondo il rapporto alcuni dei principali effetti dei cambiamenti climatici saranno questi: 1)Quasi un miliardo le persone che già oggi rischiano eventi catastrofici: 344 milioni quelle esposte a cicloni tropicali, 521 milioni a inondazioni, 130 a siccità, 2,3 milioni a frane. L'approccio attuale all'emergenza clima sarà cruciale per il 40% più povero, cioè circa 2,6 miliardi di persone. Per dare un'idea delle proporzioni, nei Paesi Ocse le catastrofi climatiche hanno colpito un abitante su 1.500, mentre nei Paesi in via di sviluppo il dato è di 1 su 19.

2)La diffusione delle principali malattie mortali potrebbe aumentare come la malaria, che già causa circa un milione di decessi all'anno e potrebbe colpire altri 220-400 milioni di persone. Inoltre l'espansione della febbre di dengue potrebbe aumentare le persone a rischio da 1,5 miliardi a 3,5 miliardi entro il 2080.

3)La malnutrizione potrebbe colpire 600 milioni entro il 2080.

4)Metà dei sistemi di barriere coralline è soggetto allo sbiancamento e i ghiacci si stanno sciogliendo, specie nella regione artica. Con un aumento delle temperature così veloce piante e animali sono in pericolo: se il pianeta dovesse scaldarsi di 3 gradi, il 20-30% delle specie terrestri sarebbe a rischio estinzione.

Ma come si fa a ridurre questi effetti? Nel rapporto è previsto anche questo. Ecco le possibili contromisure?

1)Riduzione di gas serra di almeno l'80% entro il 2050, con riduzioni del 20-30% entro il 2020 per i paesi ricchi (in linea con quanto deciso dall'Unione europea); riduzione del 20% di emissioni entro il 2050 per i paesi in via di sviluppo.

2)Tassazione delle emissioni a un livello di 10-20 dollari per tonnellata di Co2 nel 2010 con incrementi annuali fino alla quota di 60-100 dollari per tonnellata di Co2. L' adozione di sistemi di contenimento di scambio di quote di emissioni che riducano del 20-30% le emissioni di Co2 entro il 2020: il 90-100 per cento dei permessi deve essere scambiato entro il 2015.

3)Servono finanziamenti «nuovi e aggiuntivi» pari ad almeno 86 miliardi di dollari l'anno entro il 2015. Creazione di un Fondo mitigazione cambiamenti climatici (Ccmf) dell'ammontare di 25-50 miliardi di dollari l'anno per investimenti in energie a basse emissioni nei paesi in via di sviluppo.

4) Per l'Onu il nucleare avrà un ruolo importante ma non sarà la soluzione. Il 20% di rinnovabili fissato dall'Ue per l'elettricità «è realizzabile». Importanti i capitoli efficienza energetica e cattura e

stoccaggio delle emissioni.

5)Giungere a un accordo internazionale vincolante che comprenda i paesi in via di sviluppo e dove i paesi ndustrializzati assumano un ruolo guida.

Queste le varie possibilità per ora solo teoriche , bisognerebbe però metterle in pratica.

Selam Eminaj Rezarta - DEApress

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