I Verdi hanno recentemente diffuso, tramite la locale mailing list, uno studio da loro effettuato insieme ad alcuni ricercatori dell'Universita' di Tor Vergata (Roma), sui costi dei cambiamenti climatici. Ricordo ai lettori e alle lettrici, che il governo Berlusconi si è recentemente distinto per lo zelo con cui si è opposto anche alle minime misure studiate in ambito Ue per frenare l'inquinamento, causa dei suddetti cambiamenti climatici. Con questo studio si dimostra che, contrariamente a quanto sostiene il Cavaliere, i cambiamenti climatici ci costano 22 miliardi ogni anno, 1,3% del Pil , e quindi si risparmierebbe se si aderisse alle misure Ue (che, nella peggiore delle ipotesi, ne costerebbero 18 miliardi, una tantum). Riporto alcuni stralci dell' e-mail sul documento in questione:
''Il governo Berlusconi fa solo gli interessi di pochi grandi inquinatori a danno della collettivita' su cui gravano i costi enormi dell'inquinamento e del clima che cambia. Opponendosi al pacchetto clima-energia dell'UE non solo il governo isola l'Italia in Europa ma esclude il nostro Paese dalla riconversione ecologica dell'economia, che come evidenziano molti economisti e studiosi non solo sarebbe positiva per l'ambiente ma anche per lo sviluppo e l'innovazione […]I costi dell'inquinamento atmosferico ammontano complessivamente ogni anni a 5,5 miliardi di euro. L'Italia infatti e' tra i paesi europei quello in cui i cittadini sono maggiormente esposti a concentrazioni di sostanze inquinanti. Secondo l'Organizzazione mondiale per la sanita' sono 100 mila i casi di malattie legate all'inquinamento atmosferico. Questo si traduce in costi sanitari e di ospedalizzazione pari a 3,5 miliardi di euro ogni anno, a cui vanno sommati i costi per le ore lavorative perse (2.700.000 ogni 12 mesi) dai cittadini che si ammalano che hanno un costo di 2 miliardi ogni anno. A questi bisogna aggiungere i costi per la congestione del traffico ed il tempo perso in auto che costano 2,30 euro/chilometro per un totale di 8 miliardi di euro per il trasporto su strada di passeggeri e merci. Solo per fare un esempio si stima che ogni anno le ore perse nel traffico siano 3 miliardi, il 99% delle quali trascorse imbottigliati nel traffico a fronte dell'1% legato ai ritardi di treni ed aerei. L'erosione delle coste - che colpisce il 22% (1.733 km) dei nostri litorali - dovuta ai cambiamenti climatici in atto provoca due tipi di costi: quello legato alla ricostruzione delle spiagge e quello dei danni al settore turistico e balneare. Aree di grande pregio ambientale e turistico (le coste di Lazio, Toscana, Calabria, Emilia Romagna, Marche, Campania) sono oggi attaccate dall'erosione ed il solo rifascimento costa 1,7 miliardi di euro. Nel computo dei costi del clima che cambia vanno inclusi anche quelli legati ai mancati interventi per la salvaguardia delle risorse idriche. L'aumento delle temperature e la siccita' ne impongono una razionalizzazione per ridurne lo spreco. Nel nostro paese si disperde circa il 40% di tutta l'acqua immessa, ossia 2,2 miliardi di metri cubi, che equivalgono circa a 2 miliardi di euro (il valore medio di un metro cubo di acqua e' 0,93 euro). L'aumento delle temperature, con l'aumento degli incendi, e la siccita' che avanza in alcune aree del paese, pero', hanno anche costi per la nostra agricoltura. Coldiretti ha infatti stimato che nel 2006 i danni sono stati pari ad 1 miliardo di euro (ma nel 2003 la stima si aggirava intorno ai 5), ma a questi bisogna aggiungere anche i costi diretti degli incendi. […] Dai dati Apat si evince che dal 1993 al 2005 l'Italia ha speso 13 miliardi di euro per frane ed alluvioni. Infine a tutti questi costi vanno sommati i soldi che vengono spesi dai cittadini dalle ondate di calore che sono sempre piu' frequenti. Si calcola che ogni anno dalle tasche degli italiani escano 1 miliardo di euro per l'acquisto di impianti di climatizzazione. [….]"
Fabrizio Cucchi, DEApress
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