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Il Consiglio di stato emette una sentenza a favore degli ogm

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Nella battaglia sugli ogm il Consiglio di Stato e’ intervenuto il 30 Gennaio con una sentenza che segna, almeno sulla carta, un punto a favore di coloro che vogliono coltivare e vendere Ogm nonostante la maggioranza degli italiani e degli europei non vogliano sapere di mangiarne e ci siano rischi non risolti per la contaminazione delle coltivazioni ”biologiche” e ”convenzionali”. Accogliendo il ricorso del vicepresidente di Futuragra,  l’associazione di imprenditori agricoli che si batte per l’introduzione delle biotecnologie e per la libera scelta degli agricoltori, per coltivare in particolare il mais modificato, i giudici amministrativi hanno ordinato al Ministero dell’Agricoltura di concludere il procedimento di istruzione e autorizzazione alla coltivazione di mais geneticamente modificato che sia gia’ stato autorizzato a livello comunitario senza attendere la decisione delle Regioni sui piani di coesistenza, come invece previsto dall’iter tracciato dal decreto legislativo 212/2001 dell’allora ministro Gianni Alemanno. Secondo Futuragra la sentenza obbliga il ministero a ”rilasciare l’autorizzazione alla semina di varieta’ iscritte al catalogo comune fissando un termine di 90 giorni per il rilascio dell’autorizzazione”. In sostanza fra tre mesi in Italia si potrebbe iniziare a coltivare il mais Mon 810, l’unico prodotto transgenico autorizzato per la coltivazione in Europa, ”la cui pericolosita’ – affermano i Vas (Verdi ambiente e societa’) – per l’ambiente e per l’uomo non e’ piu’ un mistero per nessuno e ben sei Paesi dell’UE, Francia, Austria, Ungheria, Germania, Grecia e Lussemburgo lo hanno bandito dal proprio territorio invocando la clausola di salvaguardia”.

Questa è l’opinione di Coldiretti: “Per difendere il sacrosanto diritto della stragrande maggioranza dei cittadini e degli agricoltori di mantenere i propri territori liberi dagli organismi geneticamente modificati (Ogm), se si dovesse rendere necessario, avvieremo referendum e faremo esprimere il voto degli agricoltori, come previsto dalla raccomandazione comunitaria in materia di coesistenza degli Ogm con le altre coltivazioni”. È quanto ha affermato Sergio Marini presidente della Coldiretti, che rappresenta la maggioranza assoluta degli agricoltori italiani, nel commentare la decisione del Consiglio di Stato del 19 gennaio scorso. Sulla base dei risultati dell’ultima indagine annuale Coldiretti-Swg “le opinioni di italiani e europei sull’alimentazione”, il 72 per cento dei cittadini italiani che esprimono una opinione ritiene che i prodotti alimentari contenenti Organismi geneticamente Modificati siano meno salutari rispetto a quelli tradizionali”. “Una agricoltura moderna che vuole rispondere alle domande dei consumatori deve fare – ha sottolineato Marini – scelte coerenti con i bisogni di sicurezza alimentare e ambientale nel rispetto del principio della precauzione, per non iniziare a percorrere strade senza ritorno. La scelta di non utilizzare Ogm non è quindi il frutto di un approccio ideologico, ma – ha concluso Marini – riguarda una precisa posizione economica per il futuro di una agricoltura che vuole mantenere saldo il rapporto con i consumatori. In questo contesto, è fin troppo evidente che il modello produttivo cui appare orientato l’impiego di organismi geneticamente modificati (Ogm) sia il grande nemico della tipicità e della biodiversità e il grande alleato dell’omologazione”.

Invece Confagricoltura esulta per la vittoria: “La decisione del Consiglio di Stato costituisce una novita’ di tutto rilievo”. Con la sentenza dell’organismo “si sblocca l’impasse che da anni condiziona agricoltori e ricerca”. Lo afferma Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura, a proposito della sentenza che da’ l’ok a coltivazioni Ogm in Italia. “Sono anni che non si provvede a disciplinare la materia rinviando il problema”, afferma. Adesso, ribadisce, “così si sblocca l’impasse che caratterizza la vicenda nel nostro Paese“. In Italia, ricorda l’organizzazione, non si possono utilizzare, ne’ per la coltivazione ne’ per la sperimentazione quelle varieta’ transgeniche che hanno gia’ ottenuto l’autorizzazione da parte delle istituzioni comunitarie per la parte che attiene agli aspetti sanitari ed ambientali. Vecchioni parla di “paradosso italiano”, lamentando che nel nostro paese “mentre si importano e si utilizzano notevoli quantita’ di derivati di mais e soia transgenici, ai nostri produttori si impedisce da anni di accedere a tali innovazioni”. Il tutto, continua il presidente di Confagricoltura, “con un ostracismo ideologico che richiama quel ‘no al nucleare’ che tanto e’ costato negli ultimi anni al sistema Paese. Intanto il contatore delle perdite dei maiscoltori continua a girare e anche la ricerca scientifica italiana rimane al palo”

La confederazione Italiana Agricoltori crede che gli ogm all’Italia non servano: “Una decisione frettolosa e in controtendenza con quanto espresso dai cittadini italiani contrari al cibo-biotech”. Questa in sintesi la posizione del presidente della Cia Giuseppe Politi sulla sentenza del Consiglio di Stato in materia di Ogm. “La nostra posizione resta immutata: l’agricoltura italiana non ha bisogno degli Ogm. Quindi, l’invito rivolto dal Consiglio di Stato a concludere il procedimento di istruzione e autorizzazione alla coltivazione di mais geneticamente modificato già autorizzato a livello Ue, senza attendere la decisione delle Regioni, ci appare frettoloso e soprattutto in controtendenza con quanto espresso dagli stessi cittadini italiani, che in più di un’occasione si sono dichiarati contrari al cibo-biotech. Su un argomento del genere ci vuole riflessione e confronto fra tutte le parti interessate, a cominciare dai produttori agricoli”, spiega Politi. “Davanti al problema degli Ogm -aggiunge Politi- poniamo punti fermi e irrinunciabili: la sicurezza alimentare e il principio di precauzione; la tutela dei consumatori e dei produttori agricoli; la salvaguardia e la valorizzazione di un’agricoltura diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle variegate realtà rurali; qualità e difesa delle sementi e colture produttive; certezze per gli agricoltori”.

E i Vas (Verdi Ambiente e Società) minacciano da subito il ricorso in cassazione: I legali dell’associazione ambientalista Vas stanno valutando la possibilita’ di impugnare la sentenza del Consiglio di Stato sul mais Ogm presso la Cassazione. L’associazione chiede inoltre al Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia ”di utilizzare immediatamente gli strumenti istituzionali a disposizione (come hanno gi fatto altri Paesi europei), per continuare a tutelare la biodiversita’, l’agricoltura italiana e per garantire la sicurezza alimentare dei cittadini”. Ora le questioni che si aprono – proseguono gli ambientalisti – sono numerose. Ad esempio: cosa intendono coltivare gli agricoltori pro-Ogm? ”L’unico prodotto transgenico autorizzato per la coltivazione in Europa il mais MON810 della Monsanto, la cui pericolosita’ – affermano i Vas – per l’ambiente e per l’uomo non pi un mistero per nessuno. Non solo studi scientifici indipendenti lo hanno dimostrato, ma ben sei Paesi dellUE, Francia, Austria, Ungheria, Germania, Grecia e Lussemburgo lo hanno bandito dal proprio territorio invocando la clausola di salvaguardia. Inoltre, chiedono i Vas, ”consentendo una coltivazione di Ogm senza regole, come sara’ possibile individuare i responsabili di danni ambientali, economici e sanitari e tutelare i prodotti di qualita’, il biologico, le produzioni tipiche e in generale il futuro dell’agricoltura sostenibile?”

Fonte: Equo, in www.magazine.quotidianonet.ilsole24ore.com

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