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Foto fonte: Google

Parla a distanza di pochi giorni l’amico di Gabriele Sandri, Marco che quella tragica domenica mattina guidava la macchina dove è stato ucciso il giovane da un colpo di pistola sparato ad altezza d’uomo da un agente della forza dell’ordine all'autogrill di Badia al Pino. Ricorda e racconta così quella terribile domenica senza soffermarsi su ciò che realmente era accaduto prima dello sparo.
”Gabriele aveva lavorato fino alle quattro del mattino perciò dormiva. Una volta l'ho svegliato, mentre camminavamo, per chiedergli i cd con la sua musica e lui me li ha dati. Ma poi ha continuato a dormire. E non ci siamo più fermati fino a Badia al Pino".
“Poco prima l’accaduto ci c'eravamo fermati a Badia al Pino per prendere un altro caffè. – prosegue Marco - Poi siamo risaliti in macchina ed eravamo appena partiti quando all'improvviso, girandomi verso sinistra, vedo un soggetto immobile su una collinetta puntare la pistola a due mani nella nostra direzione. Ero al posto di guida e mi sono rivoltato per guardare avanti. Era passata solo una frazione di secondo. È stato allora che ho sentito un tonfo sordo. Ma non c'eravamo ancora resi conto di nulla, ho continuato a camminare. Ma da quel momento tutto si è fatto confuso. Ci siamo chiesti che cosa stesse succedendo, nemmeno il tempo di dire una parola ed ho subito sentito Gabriele ansimare. Ma non avevamo ancora capito niente. Gli chiedevamo "che cos'hai? Che cosa hai fatto?". E' stato allora che qualcuno in macchina ha gridato "sta male, sta male". A quel punto io ho ricordato come in un flash la pistola e ci siamo chiesti "ma che gli hanno sparato?". Mentre lo guardavo nello specchietto ho visto Gabriele sputare sangue dalla bocca ed agitarsi. Ci siamo diretti verso Arezzo perché è la prima uscita utile, ed un mio amico nel frattempo ha chiamato il 118 più volte. Siamo entrati dal casello forzando la sbarra. Ci siamo fermati in piazzola e abbiamo cominciato a gridare aiuto, è arrivata una volante della polizia che ci ha soccorsi insieme a dei casellanti. Quindici minuti dopo è arrivato il 118 ma non ha potuto far più nulla. Non lo abbiamo più visto vivo. Dopo, siamo stati all'interno della stazione della polizia stradale del luogo accanto al casello. Eravamo tutti sotto choc. Nessuno di noi si capacitava, nessuno capiva quello che era successo. Gabriele morto sparato, non poteva essere. La cosa dura è stata capire la sequenza degli avvenimenti che sembrava irreale. Chi può credere che si può morire in quel modo per mano di una persona che nemmeno si conosce?".

Nicoletta Consumi - DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Novembre 2007 13:32 )  

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