
foto di Dirk Vogel
“La gente non ha bisogno d’affetto.
Quello di cui ha bisogno è il successo, in una forma o nell’altra”
Charles Bukowski
La stagione del Teatro Manzoni presenta venerdì 26 marzo alle ore
L’olio galleggia sulle acque oscure dell’umanità, ma anche unge i meccanismi che la compongono. Sull’olio si pattina fino a diventare una celebrità, un mito giovanile, l’orpello di un successo che deturpa i rapporti, fino a stritolarli, a frantumarli nel mortaio delle coscienze estinte.
Marco Calvani scrive e dirige questo spettacolo ponendo l’esperienza del reality show quale epicentro di un terremoto mediatico in cui le relazioni si consumano nel prezzo televisivo della popolarità a ogni costo.
È il caso di Leo, un ambizioso attore di teatro che viene convinto a firmare un contratto per un reality show che potrebbe rappresentare per lui la vera consacrazione popolare ed un’indiscussa tranquillità economica. Comincia così una scalata verso il successo per niente distante dai pronostici, ma anche una discesa agli inferi da cui sarà difficile fare ritorno e che lo porta a bruciare non solo la sua carriera, ma la sua stessa identità. Accanto a lui il compagno Miky, brillante avvocato ossessionato dall’idea di ridare un ordine al mondo e Giò, l’agguerrita agente di spettacolo, vera e propria macchina da lavoro e da soldi, vittima, a sua volta, della propria ambizione e solitudine.
Tre storie, tra protagonisti che lottano, più o meno consapevoli, per mantenere quella piccola umanità che è loro concessa, che si ingegnano per accaparrarsi un po’ di amore, di attenzione, un pezzo d’eternità. Tre strani, contorti, bizzarri, teneri, folli, fastidiosi e familiari esempi di noi che rovesceranno violentemente sul palco le loro esistenze senza chiedere permesso alle nostre. Il tutto in un vorticoso susseguirsi di attimi in cui i protagonisti, pur parlandosi, rimangono costantemente isolati nel loro universo.
Un viaggio nelle coscienze dei tre protagonisti vuole essere così spunto per una lucida riflessione sullo sfarinamento morale dei nostri tempi, in cui come l’Olio o il petrolio tutto e tutti hanno un prezzo e in cui la televisione diventa il simbolo, la superficie patinata di un malessere ben più diffuso.

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