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Momix a Firenze con "Bothanica"

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La pianta concentra tutta la propria esistenza verso un unico scopo: spuntare dal terreno per sfuggire alla calamità sotterranea; eludere e trasgredire una legge misteriosa ed opprimente, liberarsi, strapparsi dalla morsa soffocante, immaginare o invocare ali per scappare il più lontano possibile, affrancarsi da uno spazio in cui il destino l'ha relegata ed accostarsi ad un'altra realtà, entrare a far parte di un mondo emozionante e vivido.

 (Maurice Maetherlinck, L’intelligenza dei fiori)

E’ atteso dal 6 all’11 aprile al Teatro Verdi di Firenze il nuovo spettacolo dei Momix, compagnia di danza di fama mondiale fondata nel 1980 e diretta da Moses Pendleton. L’ispirazione, stavolta, viene dalla natura, dalla sua bellezza e dalle sue possibilità creative: Bothanica è un viaggio attraverso le meraviglie della natura, un mondo oggi spesso trascurato ma assolutamente da preservare.

La fama dei Momix è da sempre legata alla capacità di evocare un mondo di immagini surreali facendo interagire corpi umani, costumi, attrezzi e giochi di luce. In questa natura caleidoscopica fatta di corpi umani che si scompongono e ricompongono trovano spazio suggestive danze di girasoli, la sessualità delle api, le animate foreste autunnali, straordinarie creature marine, psichedelici e spettacolari temporali estivi e addirittura la voluttuosità di creature ancestrali come i Centauri. “Ispirandomi a Vivaldi e al suo ciclo delle «Quattro Stagioni» ho concepito «Bothanica» come una metamorfosi” – spiega Pendleton. “Corpi che si trasformano in pietre, alberi o api. Si vede un fiore in un uccello, un essere umano in una roccia, una donna che sboccia da un uomo. Nei nostri spettacoli cerchiamo di provocare ciò che chiamo ’optical confusion’: un modo per eccitare i nervi del cervello e l’immaginazione”. Le geometriche acrobazie dei performers sono accompagnate da numerose illusioni ottiche ed effetti sonori: le fonti sonore sono infatti ben 35, e vanno dalla riproduzione dei suoni della natura alla musica vera e propria. Oltre alle “Quattro stagioni” di Vivaldi, Pendleton ha voluto musiche di Peter Gabriel tratte dal soundtrack de “L’ultima tentazione di Cristo” di Scorsese, in cui prevalgono sintetizzatore e ritmi mediorientali.

Bothanica, che ha debuttato in prima mondiale a Bologna nel febbraio 2009, è diviso in due parti, che letteralmente rispecchiano il ciclo delle stagioni ma che si prestano ad un gioco di parole: la prima – Winter Spring – si può leggere come “Inverno-Primavera” o “Lo slancio dell’inverno” (spring in inglese ha diversi significati: primavera, sorgente ma anche slancio); la seconda – Summer Fall – può essere interpretata come “Estate-Autunno” o come “La caduta dell’estate” (fall nell’inglese americano significa autunno, oltre che caduta).

In concomitanza con lo spettacolo, come in tutte le città in cui esso ha fatto tappa, l’Archivio Storico di Firenze (via dell'Oriuolo 35), dal 30 marzo all'11 aprile – con orario 10-18, chiuso 4 e 5 aprile - ospiterà una mostra fotografica di Moses Pendleton.

Chiunque abbia visto le coreografie di Moses Pendleton nel corso degli ultimi quaranta anni sa che possiede un’immaginazione sia visuale che cinetica. Non sorprende, dunque, che nel tempo libero (il tempo che gli lasciano libero i Momix e i suoi giardini ) si sia dedicato alla fotografia per esercitare il proprio occhio interiore. Ha cominciato scattando foto con la Polaroid per una gratificazione istantanea; con l’evolversi della fotografia digitale ha lavorato con macchine sempre più sofisticate e vicino a lui non manca mai una videocamera ad alta definizione. A partire dalla prima di Bothanica con i Momix, un anno fa, la fotografia è diventata per lui un’ossessione crescente. Ha scattato migliaia di foto , molte del paesaggio naturale che circonda la sua casa nella campagna del New England, e molto dentro la sua stessa casa. Per Moses, la natura o la sua sala da pranzo sono pronte a trasformarsi in un sogno. Tutto quello che ci vuole è una costante attenzione alla luce solare, l’incanto per l’accoppiamento delle cavallette, o per la superficie in vetro di un tavolo attraverso la quale si vede un fiore fluttuante, ma soprattutto occorre un’intima familiarità con questi soggetti. Attraverso l’obbiettivo di Moses cumuli di neve diventano delfini, i girasoli si aprono come per mettere al mondo una creatura, i petali si avvolgono e si torcono come danzatori: come i danzatori dei Momix. Tutte le caratteristiche dei Momix – sorpresa, illusione, humor, bellezza fisica e le leggi della metamorfosi – sono presenti nelle fotografie di Moses, alcune delle quali comportano combinazioni di immagini digitali.

Lui dice che si tratta semplicemente del lavoro di un dilettante. Forse è per questo che le sue fotografie sono decisamente originali, il lavoro di un artista per il quale vedere è immaginare.

Fonte per la mostra fotografica: http://www.teatroverdionline.it/site/d_News.aspCategoriaNews=9&TD02_ID=34&storico=

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 31 Marzo 2010 17:16 )  

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