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Tragedia nel canale di Sicilia

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L’esodo dei profughi dal Maghreb è ancora una volta causa di tragedia. Due notti fa, nel canale di Sicilia, un barcone con a bordo 300 persone è naufragato in acque maltesi, a 39 miglia da Lampedusa. Soltanto 53 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo dalla Guardia Costiera italiana. La ricerca di eventuali superstiti, cominciata nella giornata di ieri e ripresa questa mattina all’alba, non ha dato finora risultati positivi (fonte: Ansa). La testimonianza di 104 tunisini, giunti miracolosamente a destinazione nel corso della stessa notte, fornisce la misura del pericolo a cui va incontro chiunque si appresti ad affrontare la traversata. La nave, comprensiva di GPS, era stata acquistata per 400 euro a testa dai migranti stessi e lasciata alla loro responsabilità. Una soluzione di questo tipo permette ad uno scafista di mantenere il profitto pressoché invariato, riducendo a zero i rischi derivanti da un coinvolgimento diretto. Le probabilità che qualcosa vada storto, al contrario, aumentano esponenzialmente per l’equipaggio. Nessuno dei tunisini giunti a destinazione era in grado di condurre l’imbarcazione: il tragitto è stato affrontato semplicemente impostando la rotta sul navigatore (fonte: Ansa).

 A fronte di una situazione come questa, ci si aspetterebbe che le autorità governative – siano esse maltesi, italiane, o europee – privilegiassero l’aspetto umanitario del problema, limitandosi a fornire assistenza per quanto possibile. Stupisce dunque l’atteggiamento di Maroni, preoccupato solo di evidenziare le inadempienze maltesi, l’ostilità francese o a disfarsi dello sgradito fardello. Ieri, nel corso di un negoziato svoltosi a Tunisi e durato quasi nove ore, il ministro ha provato ad imporre il rimpatrio immediato di 20.000 migranti. Il governo transitorio non si è sentito di assumere tale impegno, tuttavia ha assicurato la disponibilità a riaccogliere con procedure abbreviate tutti i concittadini che lambiranno le coste italiane dopo l’entrata in vigore del permesso di soggiorno temporaneo, prevista per oggi. Tale documento consentirebbe a chi ne beneficia di muoversi liberamente all’interno dell’UE. Per quanto riguarda i migranti tunisini, ciò significherebbe verosimilmente la possibilità di raggiungere le famiglie in territorio francese (fonte: Ansa).

 La Francia, tuttavia, non si è dimostrata particolarmente disponibile riguardo alla questione dell’accoglienza. Questa mattina il ministero dell'Interno ha inviato a tutti i prefetti del paese una circolare in cui rammenta cinque regole molto rigide per l'ingresso in terra francese di migranti provenienti da un paese terzo. Tali disposizioni rischiano di ridurre notevolmente le agevolazioni previste dall’accordo di Schengen. Posto che i soggiorni non possono in ogni caso superare i tre mesi, la circolare notifica che gli immigrati devono rispettare alcune condizioni: essere in possesso di "un documento di soggiorno valido emesso da uno stato membro dello spazio Schengen e del proprio passaporto", oppure di "un'autorizzazione provvisoria di soggiorno valida, emessa da uno stato membro e accompagnata da un documento di viaggio emesso dallo stesso stato membro". Viene reso noto ai prefetti che "in ognuna di queste ipotesi i titoli di soggiorno sono accettabili soltanto se notificati alla Commissione Europea dallo stato che li ha emessi". Oltre a ciò, gli stranieri interessati devono giustificare di “avere risorse sufficienti" e di "non rappresentare con la loro presenza in Francia una minaccia per l'ordine pubblico". Le prefetture sono esortate a verificare se le cinque condizioni siano tutte soddisfatte. In caso contrario, i migranti verranno riconsegnati allo stato membro di provenienza (fonte: Ansa).

 

Federico Fragasso

 

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