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Presidenziali in Pakistan

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Il generale Musharraf è, fino a questo momento, l'apparente vincitore delle elezioni presidenziali di ieri in Pakistan. Percentuali "bulgare"vengono attribuite all'ex-golpista. La promessa del militare è quella di lasciare , allo scadere del suo attuale mandato presidenziale (prossimo 15/11), la divisa, per vestire (in quasi tutto) i panni del premier "civile". La corte suprema del paese, non si è però, ancora pronunciata sulla legalità della sua candidatura  e sulla validità delle elezioni.

Apparentemente Musharraf può contare solo sul sostegno dell'esercito. Il paese rimane poverissimo, con tassi enormi di analfabetismo e denutrizione. Il potere delle classi dominanti si esprime in forme spesso tribali, ma sembrerebbe anche caratterizzarsi per una notevole dipendenza economica dagli ambienti militari. Fino ad oggi il sostegno delle forze armate è stato la carta vincente di Musharraf, consentendogli di sopravvivere a varie crisi, ma la situazione sembra comunque evolvere verso l'istabilità.

La politica di scontro aperto con i fondamentalisti religiosi, a cui il premier è stato costretto anche dalla sua (più o meno) forzata alleanza con gli americani, non gli ha certo giovato. Inoltre le classi dirigenti si dimostrano sempre più incapaci di provvedere ai bisogni della popolazione.

Le regioni periferiche appaiono in stato di semi-rivolta.Per non parlare delle zone di confine con l'Afghanistan, dove il governo, di fatto, "controlla la situazione dall'esterno". Ancora incerti i negoziati di Musharraf con l'ex-premier Benazir Bhutto (che comunque dovrebbe rientrare in Pakistan, il prossimo 18 Ottobre), mentre i sostenitori di un'altro ex-premier, Navaz Sharif, si sono già dimessi (giorni fà) dal parlamento per protesta.

Un'inasprirsi dell'istabilità del Pakistan potrebbe mettere definitivamente la parola fine ai progetti occidentali in Afghanistan.

Fabrizio Cucchi, DEApress 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 09 Ottobre 2007 11:17 )  

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