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Uri Avnery sul Tibet

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Riportiamo un estratto di un interessante articolo su Tibet, pubblicato dal giornalista e pacifista israeliano Uri Avnery su Gush Shalom il 5 aprile scorso:

“Ehi! Giù le mani dal Tibet” grida il consesso internazionale, “Ma non dalla Cecenia! Non dai Paesi Baschi! E certamente non dalla Palestina” E non è uno scherzo.
Come chiunque altro, sostengo il diritto dei tibetani all’indipendenza, o almeno all’autonomia. Come chiunque altro, condanno le azioni del governo cinese. Ma al contrario di tutti gli altri, non sono disponibile ad unirmi alle manifestazioni.
Perché? Perché ho la spiacevole sensazione che qualcuno mi stia facendo il lavaggio del cervello, che ciò che sta succedendo sia un esercizio di ipocrisia.
Non mi preoccupo di un po’ di manipolazione. Dopo tutto, non è per caso che sono iniziati gli scontri in Tibet alla vigilia dei giochi olimpici di Pechino. E’ un bene. Le persone che lottano per la propria libertà hanno il diritto di usare un’opportunità offerta per promuovere la propria lotta.
Sostengo i tibetani, benché sia ovvio che gli americani stiano sfruttando lo scontro per i propri fini. Chiaramente la CIA ha pianificato e organizzato gli scontri, e i mass media americani stanno guidando la campagna internazionale. E’ parte del celato scontro tra gli USA, il superpotere regnante, e la Cina, il superpotere emergente – una nuova versione del ‘Grande Gioco’ che si giocò nel XIX secolo in Asia centrale tra l’Impero britannico e la Russia. Il Tibet è un pezzo di questo gioco.
Sono persino pronto a ignorare che i buoni tibetani abbiano messo in piedi numerosi pogrom contro cinesi innocenti, uccidendo donne e uomini e bruciando case e negozi. Tali eccessi detestabili avvengono durante una lotta di liberazione.
No, ciò che mi sta stufando è l’ipocrisia dei mass media mondiali. Fanno fulmini e tempeste a proposito del Tibet. In migliaia di editoriali e talk-show lanciano maledizioni e invettive contro la diabolica Cina. Se i tibetani fossero le sole persone della terra il cui diritto all’indipendenza è negato dalla bruta violenza, sembra quasi che se Pechino volesse togliere le sue sporche mani dalle tonache gialle dei monaci, sarebbe tutto a posto, il migliore dei mondi possibili.


traduzione di Sara Frazier e Giulio Gori


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