l tribunale distrettuale di Tel Aviv ha respinto la richiesta di cinque soldati israeliani della riserva di essere indennizzati con una ingente somma perché diffamati - a loro parere - dal documentario “Jenin,Jenin” del regista e attore arabo-israeliano Mohammed Bakri. A quei soldati, ha stabilito il giudice Mikhal Nadav, non spettano indennizzi, ma la pellicola è stata definita comunque <<diffamatoria>> nei confronti delle forze israeliane che nel 2002 furono impegnate a Jenin, nel contesto di un'operazione contro gli attentati terroristici.
Secondo i riservisti, nel film, che si basa sulle testimonianze di palestinesi sopravissuti, le forze israeliane sono accusate di aver compiuto crimini di guerra, fra cui la uccisione di un palestinese con le mani legate. Un riservista ha annunciato che ricorrerà in appello alla Corte suprema di Gerusalemme.
In Israele, “Jenin,Jenin”, così come Bakri stesso, è sempre stato boicottato: il film è stato proiettato nelle cineteche e all'università, mai nel circuito cinematografico nazionale."
Secondo i riservisti, nel film, che si basa sulle testimonianze di palestinesi sopravissuti, le forze israeliane sono accusate di aver compiuto crimini di guerra, fra cui la uccisione di un palestinese con le mani legate. Un riservista ha annunciato che ricorrerà in appello alla Corte suprema di Gerusalemme.
In Israele, “Jenin,Jenin”, così come Bakri stesso, è sempre stato boicottato: il film è stato proiettato nelle cineteche e all'università, mai nel circuito cinematografico nazionale."
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