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Diritto alla casa, non solo resistenze

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riceviamo e pubblichiamo

Da Lorenzo Bargellini e Vincenzo Simoni: lettera aperta e invito ad un incontro.

Diritto alla casa, diritto alla città, beni comuni:  non solo "resistenze".

1. Senza la pratica quotidiana dei presidi antisfratto e della tenuta delle occupazioni i diritti sono invocazioni a futura memoria. Ma è una resistenza molto gravosa che richiede da subito il rafforzamento fisico dei presidi, con un patto che investa non solo il più genuino e disinteressato volontariato sociale ma anche singoli cittadini, quelli stessi, ad esempio, che hanno sfilato a migliaia al fianco dei migranti senegalesi contro i rigurgiti razzisti.

Merita dire qualcosa su chi viene difeso e si difende: sono persone che vivono in garage, magazzini, in alloggi esigui e dissestati, con minori che si ammalano, con drastiche riduzioni del loro reddito, con l'alternativa secca, o pagare l'affitto esoso o mangiare. I presidi scoprono condizioni che gli inquilini per pudore non vorrebbero nemmeno esporre. Questo va però concretamente percepito per trasformare una dichiarata solidarietà in indignazione e prassi. Qui - davanti e dentro le abitazioni soggette a sfratto e negli edifici occupati - si capisce come è causa di sofferenza e umiliazione per ciascuno lo spreco di ingenti risorse finanziarie, a cui si contrappongono le direttive ai "competenti" uffici al massimo risparmio anche in casi di drammatica emergenza.

2. Diritto alla città. Il "progetto Conciatori" non riguardava solo delle muraglie e dei vani da strappare al saccheggio pubblico-privato: aveva ricreato delle comunità, a partire da quelle che da tempo vi erano insediate. Lo sgombero è un crimine non sanato contro qualcosa di liberatorio, che innovava pratiche e specifiche sperimentazioni con fraterna amicizia. E' significativo che in questi giorni compagne e compagni che hanno convissuto per oltre un anno questa vicenda esistenziale partecipino ai presidi antisfratto e contemporaneamente vogliano "non mollare" entrando ancora una volta in comparti pubblici dismessi, come sono ancora le vuote caserme ma zeppe di amianto di Via Tripoli. Il "diritto alla città" con questo VITALE significato è lo stesso che da decenni anima ogni esperienza dei numerosi centri sociali, presidi antagonisti nei quali il progetto è concretamente praticato ma la "rete" che s'è attivata con i centri sociali autogestiti non solo della nostra città durante l'esperienza del "progetto Conciatori" devesi rapidamente rinsaldarsi per andare AVANTI e OLTRE.

3. Beni comuni. Non stiamo qui a riassumere la complessità dei movimenti in corso che non si piegano e si rafforzano. Alla tenacia dei no-tav, che assume una rilevanza strategica, fanno riferimento in questa città gli oppositori alla privatizzazione dell'Ataf, chi non ha mai mollato a San Salvi, chi in ogni vertenza sociale sconta l'asprezza degli interessi che comandano nelle istituzioni comunali e regionali. Gli anni di contrasto al saccheggio e alla utilizzazione speculativa dei beni comuni stanno rivelando una comunanza di aspirazioni.

DUNQUE NON SOLO RESISTENZA ! E NON SOLO PER CHI DI VOLTA

IN VOLTA " DEVE " RESISTERE !

Senza proporci assurde e burocratiche centralizzazioni - che non hanno mai determinato i veri sommovimenti - vi invitiamo ad un ravvicinato incontro per potenziare le resistenze ed andare oltre.

Non mancheranno gli obiettivi

Proposta di incontro: venerdì, 9 marzo 2012, ore 21 c/o Unione Inquilini,

Via dei Pilastri 41 r. Firenze

Email: unione.inquilini.fi@agora.it - movimentolottacasa@gmail.com

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