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Diritti umani nel cyberspazio

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Il Governo Brasiliano e quello Italiano hanno lanciato un appello congiunto affinchè tutti i Governi partecipino ai lavori della Coalizione Dinamica per l’Internet Bill of Rights. L’Internet Governance Forum ONU di Rio, conferma la rete di Internet come una ambiente comune sociale, economico, culturale e politico per i Governi, le imprese e la società civile.
La natura pervasiva e interattiva di Internet richiede un confronto e una condivisione di regole, di norme, di ”netiquette” e ”blogtiquette” alle quali nessuno può sottrarsi. In questa rete internazionale le nuove consapevolezze sociali e professionali della produzione cognitiva prendono corpo come un blocco sociale per l’innovazione.
La Coalizione Dinamica cui ha dato vita l’Italia, insieme al Brasile, alla città di Parigi, alle ONG, IP Justice e tante altre esperienze, è finalizzata alla definizione e all’adozione internazionale di una Carta dei Diritti di Internet, l’”Internet Bill of Rights”. In particolare, si stanno concentrando sulle procedure e le modalità di formalizzazione di un processo che, così come è avvenuto per il clima con il Protocollo di Kyoto, possa sfociare in un trattato internazionale. Il workshop che si è organizzato durante l’appuntamento brasiliano ”Verso una cornice dei diritti di Internet, un work in progress” ha visto una straordinaria partecipazione.

Sono intervenuti il Sottosegretario Luigi Vimercati nella giornata di apertura, Stefano Rodotà,il Ministro Gil, la Parlamentare Europea francese Catherine Trautmann, Robin Gross di IP Justice USA e Carlos Alfonso Pereira de Souza, Fundacao Getulio Vargas Brazil, decine di interventi  che nella discussione generale hanno condiviso un comune approccio alla questione di diritti umani nello spazio digitale interconnesso.
La partecipazione ad un processo aperto ed evolutivo dentro il quale si condividono le conoscenze e si da’ corpo, anche nel cyberspazio, ai diritti affermati nelle dichiarazioni universali ma spesso non goduti nella rete digitale richiedono un autorità di controllo e di garanzia dedicata. Nei workshop che stanno discutendo di “accessibilità, neutralità della rete, privacy, libertà di espressione, pedopornografia, sicurezza, spamming, standards aperti, diritti umani in rete” piu` di 100 delegazioni governative e parlamentari, 59 organismi internazionali e diverse centinaia di associazioni e ONG, si misurano con la specificità di internet e con la necessità di un confronto aperto.
E` comune la consapevolezza che Internet è il più grande Spazio Pubblico che l’umanità abbia mai conosciuto, credere che esso possa essere uno spazio “extra legem” o che riguardi solo le giurisdizioni dei singoli stati non è una questione opinabile tra differenti punti di vista. Gia oggi le diverse giurisdizioni nazionali normano, la rete e diverse corporation cercano di definire e condividere modalità tecnologiche e standard, cosi` si danno regole di forma e de facto. Lo stesso ICANN, l`organismo non governativo che su mandato del Governo USA gestisce e attribuisce domini e le agibilità fondamentali nella rete, si è sempre più aperto a decine di nazionalità e partecipa all`IGF.
Tra I partecipanti all`IGF di Rio si evidenzia la necessità di una definizione pubblica dei diritti degli internauti, più che a nuovi diritti particolari occorre pensare una ridefinizione dei diritti gia affermati in relazione con la rete e le sue prerogative, inedite ed originali ad un tempo. La questione che l’Italia ha posto, a partire dalla sessione plenaria di apertura, è una questione democratica e inedita di partecipazione Bottom-Up al processo di definizione di una Carta dei Diritti per Internet.
Per questo occorrono sia l’ uso e l’adeguamento di strumenti quali i Protocolli tra Stati sotto l’egida dell’ONU, sia strumenti impegnativi “Bind” concordati tra imprese, sia Risoluzioni e Carte dei Diritti approvati da organismi sovranazionali cui fanno riferimento aree regionali del pianeta, come l’Europa ed il suo Parlamento e il Mercosur in America Latina. Di  fronte alla rete Internet, che non conosce confini statuali, fisici o temporali, occorre partire dall’affermazione che i diritti individuali (dalla libertà di espressione, di salvaguardia dei dati personali, di parità di genere, di associazione) hanno valore universale e quindi non sono relativizzabili a contesti e regimi a carattere ideologico, religioso o etnico. Nello stesso tempo non è accettabile che in nome della libertà di espressione dei nazisti possano ingiuriare e diffamare i cittadini di religione ebraica. Se l’anonimato appare una delle condizioni di libertà di espressione per i cittadini che vivono sotto regimi autoritari, esso può costituire una possibilità di diffamazione laddove la libera espressione è regola.
Su un altro piano, se è normale il prestito di un libro, lo scambio in rete dello stesso contenuto attraverso il P2P pone problemi di ri definizione del copyright e del fair use. E’quindi una sfida complessa e difficile quella che attende la definizione e l’approvazione dell’”Internet Bill of Rights”, sarà costituita da azioni, documenti e pratiche di condivisione e di confronto, messe in atto dai diversi attori in gioco, governi, imprese e società civile. Proprio come e’accaduto per l’Agenda 21 (dopo il Summit ONU di Rio) ed il conseguente Protocollo di Kyoto su clima ed atmosfera, anche nell’ecosistema digitale della conoscenza e’ la natura aperta e partecipata del processo che può generare buone normative, buone politiche pubbliche e buone pratiche.
E’ evidente che Internet non è una realtà virtuale e separata dai processi sociali di informazione/comunicazione/conoscenza, bensì ne costituisce una estensione interattiva potenziata perchè virale. Per questo se è fuori luogo ritenerla uno spazio extragiudiziale nel quale non ci sono responsabilità individuali, altrettanto sarebbe considerare la rete stessa e gli applicativi che consentono produzioni espressive responsabili di quello che viene prodotto e messo in circolazione. Ad un tempo occorrono pratiche e culture dell`autoregolamentazione dei naviganti cosi` come serve la definizione condivisa di diritti e doveri formalizzati.
Una carta dei diritti e dei doveri per i naviganti in rete, diventa quindi necessaria per armonizzare con la specifica natura costitutiva della rete interattiva digitale ciò che costituisce già un patrimonio comune, come la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite o le Risoluzioni UNESCO per l’Accesso alla Conoscenza.
La modalità di confronto partecipato “multistakeholder” tra convinzioni e convenienze differenti e a volte opposte, costituisce oggi il presupposto condiviso per la governance di Internet ed e’ significativo che la Gran Bretagna abbia comunicato la creazione di un Internet Governance Forum anche al livello locale del Regno Unito. Ciò che è iniziato all’IGF ONU di Atene, dopo Rio, da appuntamento alla Rete a New Delhi e sara’ preceduto, in primavera, da un nuovo incontro aperto internazionale a Roma.
Il Governo Brasiliano e quello Italiano hanno lanciato un appello congiunto affinche’ tutti i Governi partecipino ai lavori della Coalizione Dinamica per l’Internet Bill of Rights e all’IGF ONU perche’ al prossimo appuntamento in India la questione dei diritti umani nel cyberspazio e la loro formalizzazione efficacie costituisca uno dei temi centrali ufficiali. I lavori dell’IGF di Rio possono essere seguiti attraverso la rete anche in audio e video.

 

Rezarta Selam Eminaj - DEApress  

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 16 Novembre 2007 12:55 )  

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