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Notizie su Carta di Dario e Giuseppe

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Lunedi 12 Maggio 2008 :: ore 17:16
Cile. Arrestati due italiani che manifestavano con i mapuche

Il 4 maggio scorso due cittadini italiani sono stati malmenati ed arrestati per aver partecipato alla manifestazione di una comunità mapuche contro una multinazionale del legno, la Forestal Mininco. Un’associazione mapuche sta pagando loro le spese legali per evitare il provvedimento di espulsione.
Giuseppe Gabriele di 28 anni dottore in psicologia di Vasto (Abruzzo) e Dario Ioseffi di 20, di Fiesole (FI), sono stati arrestati dai carabineros cileni e minacciati di espulsione mentre stavano effettuando una intervista video ad un lonco– la figura più rappresentativa all’interno di ogni comunità mapuche–della comunità di Chupilco, a 700 chilometri da Santiago, durante un’azione dimostrativa dei mapuche in un’ area di proprietà della multinazionale Forestal Mininco.
I due giovani al momento dell’arresto stavano filmando un’occupazione da parte della comunità di Chupilco, in lotta da 17 anni contro l’appropriazione–da loro definita illegale–di terre da parte della multinazionale del legno Forestal Mininco. Sono stati bloccati dai carabinieri delle forze speciali con i fucili spianati, costretti a gettarsi faccia a terra, ammanettati ed arrestati. Sono stati accusati di furto di legname e condotti in caserma, dove, dopo una notte in carcere, è stato loro chiesto la mattina successiva di firmare il proprio provvedimento di espulsione.

Dopo la notte in prigione, i due sono stati rimessi in libertà, previa la firma del proprio decreto di espulsione dal Cile, un’applicazione da parte della polizia di una legge varata durante la dittatura di Pinochet che impedisce agli stranieri di occuparsi delle vicende politiche interne al Paese. Ora i due giovani, che sono rimasti latitanti per un giorno, sono rifugiati presso il «Consejo de todas las tierras», l’organizzazione mapuche autonoma della città di Temuco che gli ha finanziato un avvocato e ha deciso di opporsi al decreto di espulsione.
«I Mapuche – ci ha raccontato Dario Ioseffi durante un’intervista telefonica rilasciata all’associazione Yaku questa notte–si battono per recuperare le terre indigene che sono state loro usurpate dai conquistadores e poi da Pinochet, ed oggi dalle multinazionali del legno, che tagliano le piante native. Al loro posto piantano i pini, che fanno seccare i fiumi e producono erosione. Quando ci hanno arrestati stavamo riprendendo un gruppo di Mapuche che tagliavano i pini piantati dalla Mininco. Qui in Cile i Mapuche vengono chiamati terroristi e sono accusati possedere armi. Noi possiamo testimoniare che non hanno nessuna arma e vivono in grande povertà. Eppure ci ospitano e ci stanno pagando l’ avvocato, mentre il consolato italiano non ci ha dato alcun aiuto».

Il dirigente mapuche Aucan Huilcaman, successivamente all’arresto dei due giovani, aveva denunciato «la negligenza della CONADI – l’organizzazione statale creata per l’aiuto e lo sviluppo delle comunità indigene cilene–e del governo regionale di fronte al saccheggio delle terre che ormai da due decadi vengono portate avanti attraverso i procedimenti che lo Stato decise con la Legge Indigena numero 19.253».
Continua denunciando: «I carabineros del Cile hanno informato che gli italiani stavano rubando il legname. L’informazione risulta assurda poiché è impensabile che due cittadini Italiani arrivino da Roma per rubare il legname nella IX regione. Questa denuncia non ha nessun senso».
A Firenze, attraverso l’associazione Yaku – impegnata in un progetto di cooperazione con un comunità Mapuche–e i collettivi autonomi fiorentini, è in corso una raccolta fondi per risarcire il Consejo de todas las tierras che si occupa dell’aiuto legale dei due ragazzi italiani.

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