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Information Safety and Freedom

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ISF - newsletter n. 270, anno 3°, febbraio 2009

   *Somalia: ferito gravemente direttore di una radio di provincia*
10.02.09 - Hassan Bulhan Ali, 38 anni, direttore di Radio Abudwaq, che
trasmette nella regione del Galgadud (centro del Paese) è stato seriamente
ferito da un aggressore che lo ha ripetutamente pugnalato al petto e allo
stomaco. Il giornalista si era recato a un incontro che doveva sancire la
"riconciliazione" tra due clan rivali. L'aggressore si è scagliato contro
Bulhan Ali accusandolo di aver dato copertura a un attacco perpetrato da uno
dei clan presenti alla riunione. In Somalia, il Paese africano dove è più
difficile il mestiere di giornalista, già due operatori dei media sono stati
uccisi dall'inizio dell'anno. (Fonte: RSF)*

Madagascar: ucciso giornalista *
10.02.09 - Ando Ratovonirina, 25 anni, giornalista che lavorava per
l'emittente radiotelevisiva Analamanga (RTA), è moreto mentre stava coprendo
una manifestazione che si svolgeva davanti al palazzo presidenziale nella
città di Antananarivo, capitale del Paese. Il giornalista è stato ucciso
dalla guardia presidenziale che ha sparato sulla folla ammazzando 28
manifestanti e ferendone più di duecento. La crisi che sta sconvolgendo il
Madagascar è legata allo scontro tra il primo cittadino di Antananarivo,
Andry Rajoelina, dimissionato a forza dal governo centrale, e il presidente
Marc Ravalomanana. Eletto nel dicembre scorso, il sindaco, una settimana fa
si era autoproclamato nuovo presidente della grande isola. Lamentava
continue violazioni della libertà di parola e di stampa. Sabato scorso, al
culmine di un braccio di ferro scandito da assalti, incendi, saccheggi e
interviste di fuoco trasmesse dalla radio di proprietà di Rajoelina (poi
fatta chiudere), l'ex sindaco ha proclamato una grande manifestazione di
protesta. Sessantamila persone si sono radunate nel centro della città,
caschetti arancioni in testa e magliette bianche, i colori dell'opposizione.
Rajoelina ha forzato la mano e ha sottovalutato i rischi di una reazione: ha
spinto la folla verso il palazzo presidenziale, convinto di poter dar vita
al suo assalto al Palazzo d'inverno. Ma la strada era già sbarrata dalla
guardia presidenziale che ha sparato ad altezza d'uomo. Il passato ritorna:
era già accaduto nel 1991, quando l'allora presidente Didier Ratsiraka fece
sparare sulla folla "dei manifestanti per la libertà".*

Reporters sans frontières lancia una cybermanifestazione e un appello per la
liberazione di uno  scrittore australiano detenuto in Thailandia*
10.02.09 - Ieri, Reporters sans frontières (RSF) ha organizzato una
cybermanifestazione su Internet per chiedere la liberazione dello scrittore
australiano Harry Nicolaides, condannato, il 19 gennaio 2009, a tre anni di
detenzione dalle autorità del regno di Thailandia per "reato di lesa
maestà", dopo aver pubblicato un libro, "Verisimilitude", sulla famiglia
reale thailandese. Nel volume - di cui, nel 2005, sono state pubblicate 50
copie - l'autore fa riferimento ad alcune abitudini di un "principe thaï"
che non viene tuttavia mai nominato. Lo scrittore è in prigione dal 31
agosto 2008 a Bangkok. La sorte riservata a Harry Nicolaides è ingiusta e la
condanna che ha subito è spropositata. Non solo i contenuti del libro sono
moderati, ma lo scrittore aveva precedentemente ottenuto un'autorizzazione
di pubblicazione da parte delle autorità thailandesi. "RSF chiede la sua
liberazione ed esorta tutti gli utenti Internet a fare lo stesso
manifestando virtualmente davanti al palazzo reale di Bangkok", ha
dichiarato l'organizzazione. Harry Nicolaides non è l'unica vittima di
questa legislazione arcaica. Dall'arrivo al potere del nuovo governo,
numerose sanzioni sono state ordinate in nome del Re per far tacere le voci
critiche nei confronti della monarchia. La censura colpisce anche Internet.
Almeno 2.700 siti Internet sono stati bloccati in un mese per questo motivo.
In un rapporto pubblicato, RSF fa un bilancio della situazione della libertà
di espressione nel Paese e delle violazioni perpetrate in nome del Re
dall'autunno 2008. Jean-François Julliard, segretario generale di RSF, si è
inoltre direttamente rivolto a Sua Maestà Rama IX, per informarlo di questi
ultimi casi di censura e di imprigionamento: "Maestà, La preghiamo di usare
il Suo potere e la Sua autorità per ottenere la sospensione delle cause in
corso contro Jonathan Head, Giles Ji Ungpakorn, Sulak Sivaraksa, Jakrapob
Penkair, Suwicha Thakor, Chotisak Onsoong, Jitra Korchadej e di concedere la
grazia reale a Harry Nicolaides."
*per approfondimenti
**Censure et emprisonnement : les abus au nom du crime de
lèse-majesté<http://www.rsf.org/IMG/pdf/rapport_fr_ok.pdf>
*

*Sudan: espulso giornalista egiziano*
10.02.09 - Per aver pubblicato articoli sulle industrie di armi nel paese,
il giornalista di origine egiziana, Heba Aly, è stato espulso dal Sudan. Ne
danno notizia fonti diplomatiche statunitensi. Aly, che scrive per l'agenzia
di stampa Bloomberg e per il quotidiano 'Christian Science Monitor', ha
lasciato il Sudan la settimana scorsa, dopo essere stato contattato da
alcuni responsabili dei servizi di sicurezza sudanesi. (Fonte: Agenzia
Misna)
*
Colombia: il presidente Alvaro Uribe e i testimoni scomodi*
09.02.09 - La liberazione di sei ostaggi decisa pochi giorni fa dalle Farc
diventa l'occasione, per il presidente colombiano, per scagliarsi contro la
stampa non allineata alle posizioni del suo governo e colpevole di dire che
in Colombia è in corso una guerra... Il paese ha potuto scoprire anche che
esistono giornalisti presidenzialmente corretti, alcuni che fanno «feste
terroriste» con la guerriglia e che se tutti gli altri operatori
dell'informazione vengono schedati dall'esercito non è poi così grave...
*>>> leggi tutto l'articolo <http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/16457>*

*Iraq: tra 10 giorni la prima udienza contro il giornalista che lanciò una
scarpa a Bush*
09.02.09 - E' in programma per il 19 febbraio la prima udienza del processo
contro il giornalista iracheno Muntadhar al-Zaidi in carcere dallo scorso
dicembre per aver lanciato un paio di scarpe contro l'allora presidente
americano George W. Bush che teneva una conferenza-stampa a Baghdad; secondo
Abdullah Sattar al-Beirqdar, portavoce del Supremo consiglio di giustizia, i
giudici hanno respinto la richiesta di far decadere l'accusa di 'aggressione
contro un capo di stato straniero' presentata dagli avvocati della difesa.
"Il lancio delle scarpe – avevano detto i legali del giornalista, diventato
un mito in Iraq e nel mondo – è stato un insulto e non un'aggressione contro
un capo di stato: si tratta cioè un reato del quale si deve occupare la
magistratura ordinaria e non la Corte penale centrale". In base alle leggi
irachene, al-Zaidi rischia una condanna a un periodo di carcere compreso tra
i cinque e i 15 anni. (Fonte: Agenzia Misna)


*Information Safety and Freedom
*sede: piazza D'Azeglio 18 - Firenze
sito web:
*http://www.isfreedom.org*

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