“TROPPI STANIERI, E QUINDI NON SI PUO' PARLARE DI OMOSESSUALITA' ”
Un gruppo di studenti e studentesse del Liceo Livi ha contattato il Comitato Gay e Lesbiche Prato, per organizzare insieme un’assemblea sui temi dei diritti civili di gay e lesbiche, della lotta all’omofobia, dell’esperienza quotidiana di vita di gay e lesbiche in città, in Italia, in Europa.
La Presidenza del Liceo Livi ha ritenuto opportuno impedire lo svolgimento dell’assemblea prevista e, contattata per avere spiegazioni sulle motivazioni, ha affermato che il tema non era discutibile in una scuola come il Livi dove sono presenti molti studenti stranieri, la cui sensibilità in merito sarebbe stata offesa.
Ci dispiace, ma come associazione gay e lesbica, impegnata ormai da anni sul territorio, ci sentiamo anche noi offesi/e da questa spiegazione, e ancora di più perché affermiamo nel nostro statuto l' impegno contro ogni forma di razzismo e discriminazione.
E’ indubbio che il rispetto dei diritti di gay, lesbiche e trans, la lotta alla discriminazione contro di loro e la difesa della libertà di scelta anche sessuale sono concetti espressi e messi in pratica in certi paesi e purtroppo non ancora in altri. Così come la lotta alle discriminazioni razziali, la difesa dell’autodeterminazione della donna, la tutela dell’ambiente, la libertà di espressione…
Probabilmente, se si fosse parlato di libertà di stampa la presidenza del Livi non avrebbe trovato niente da eccepire, anche se tanti giovani immigrati/e studenti e studentesse a Prato provengono da paesi dove i governi e i regimi locali lottano quotidianamente contro la libertà di espressione in tutte le sue forme.
Se si fosse parlato dei diritti delle donne, della lotta al maschilismo e alla misoginia che spesso riducono le donne in condizioni di minorità quando non di vera e propria schiavitù la presidenza del Livi non si sarebbe sentita in obbligo di tutelare l’eventuale sensibilità misogina e maschilista di studenti provenienti da paesi dove le donne hanno ben poco da dire.
Sulle questioni dei diritti lgbt (di lesbiche, gay, bisessuali e trans) invece si pratica di fatto la censura, anche se si parla di libertà, di parità di ogni cittadino/a di fronte alla legge indipendentemente da ogni condizione personale, come espresso dalla Costituzione della Repubblica Italiana o, in forme analoghe, dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo o dalla “Costituzione Europea”.
Forse tutto ciò tradisce un disagio specificatamente italiano ad affrontare il tema, un disagio che porta per esempio l’Italia ad essere l’unico paese dell’Europa Occidentale che non si è dotato di una legge specifica contro la discriminazione e la violenza per omofobia, o di una qualunque forma di riconoscimento delle coppie gay o lesbiche.
Come associazione gay e lesbica riteniamo estremamente scorretto che si scarichi questo disagio tutto italiano, questa incapacità di sereno confronto sui diritti lgbt, sugli studenti e sulle studentesse stranieri/e, come se la scuola non fosse un luogo di formazione e confronto anche per loro ma solo un teatro di opposti fondamentalismi, come se la violenza omofobica in Italia fosse iniziata a causa dell’immigrazione, come se la presenza multiculturale ( e non l’incultura diffusa, la mancanza di laicità, la criminalità organizzata) impedisse all’Italia di svilupparsi e crescere in senso pienamente europeo.
Per gli studenti/esse italiani/e, magari interessati/e a discutere delle tematiche lgbt, rischia di passare il messaggio praticamente razzista che la scuola italiana deve privarsi di nuovi spazi di discussione per tollerare l’omofobia e l’arretratezza portate dall’immigrazione.
Agli studenti/esse stranieri/e si impone di fatto il ruolo di custodi del fondamentalismo religioso o della censura cieca.
Come associazione gay e lesbica, che conosce bene la presenza di movimenti di liberazione lgbt in tutti i continenti, dal Salvador al Libano, dall’India al Sudafrica, riteniamo la paura del confronto un segno di miopia culturale, una resa alle peggiori fobie di questi tempi.
Il nostro lavoro continua e continuerà, prenderemo contatti con studenti e studentesse, italiani/e e stranieri/e, ovunque ci sarà possibile, diffonderemo materiali informativi in italiano e in lingue portate sul territorio dall’immigrazione, con la piena consapevolezza che o si affrontano i problemi o li si lasciano ingigantire fino all’impossibile, e che i diritti sono tali per ogni persona o non esistono per nessuno/a/*.
- Comitato Gay e Lesbiche Prato -
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