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Le bugie della democrazia esportata.

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I Grandi del mondo sostengono di non poter restare a guardare i vari Ben Alì, Gheddafi o Mubarak mentre si accaniscono sul loro popolo, che chiede libertà e giustizia. E lo fanno in nome dell’eredità lasciataci dalla Rivoluzione francese: i sacrosanti principi di libertà ed uguaglianza; oppure in nome della maniacale fissazione di esportare l’American Dream in luoghi diversi per cultura e tradizioni.
Ovviamente il buon senso vuole che i capi di stato, condannino in nome della loro nazione ogni sopruso. Ma perché farlo solamente ora, quando quelle persone occupano quelle poltrone da almeno un ventennio? Ben Ali divenne Presidente della Tunisia nel 1987, agevolato dall’intervento del SISMI e soprattutto dell’allora primo ministro italiano B. Craxi e Ministro degli Esteri G. Andreotti. Il suo governo è stato frequentemente accusato di violazione dei diritti umani, di reprimere i suoi oppositori politici e la libertà di stampa. Senza contare la riforma costituzionale del 2002 che ha abolito i limiti della durata della carica presidenziale. Cos’è questa se non un attacco mirato alla democrazia? Oppure il colonnello “rivoluzionario” Gheddafi che è stato l’artefice del più grosso attentato della storia dopo l’11 settembre, facendo saltare in aria un aereo con a bordo 259 persone. Feroce sostenitore di posizioni anti americane e anti israeliane, è stato accusato di detenere un arsenale di armi di distruzione di massa, di cui si liberò in seguito all’out out imposto da Stati Uniti e Italia. Inoltre il partito di Gheddafi è l’unico ufficialmente presente in Libia, e questo richiama momenti bui della storia dell’uomo, tutt’altro che democratici.
Questi sono solo degli esempi, ma utili per sottolineare che il problema della democrazia e soprattutto del rispetto dei diritti umani, non risale a questi ultimi mesi, ma riguarda gli ultimi trent’anni.
Quindi come mai proprio in questo momento quest’ondata di proteste? Tra le tante risposte che ci vengono proposte, può essere interessante quella alternativa offerta da Domenico Moro pubblicate nel febbraio scorso su sinistrainrete.info, in cui riconduce le cause delle rivolte dal Maghreb al Mashreq, all’inevitabile conseguenza della crisi mondiale che stiamo affrontando. Infatti il metodo di risoluzione della crisi per cui ha optato Obama consiste nell’immissione di maggiore denaro nei mercati ma con una conseguente svalutazione del dollaro, moneta utilizzata nel commercio internazionale. Questo a discapito dei paesi del Terzo Mondo, principali esportatori di materie prime, che si ritrovano a svendere ulteriormente i loro prodotti. Questo meccanismo aggrava la situazione preesistente: le imprese occidentali sfruttano le potenzialità che la delocalizzazione gli offre, vicinanza alle materie prime, manodopera a basso costo.
Personalmente ritengo che se l’occidente smettesse di ergersi a moralizzatore e regolamentasse universalmente le politiche economiche, potrebbe colmare il divario tra nord e sud del mondo. In questo modo potrebbero anche evitare che grandi imprese occidentali, come la Fiat per esempio, abbandonino stabilimenti e lavoratori nel posto di origine, per localizzare le loro imprese in posti in cui la manodopera viene sfruttata e sottopagata, a discapito sia della madre patria che dei paesi sottosviluppati o in via di sviluppo. I Grandi parlano con le bombe. Accentuando la miseria dei popoli.

Paola Cama/ DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 30 Marzo 2011 16:09 )  

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