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Sul "caso Battisti"

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Riporto "a titolo di cronaca" (come si dice) ampi stralci dell'opinione di Antonio Carlos Mazzeo, docente di Scienze Politiche all’Università di San Paolo del Brasile (UNESP), sul recente " caso Battisti":
"[....] la decisione del governo brasiliano di non concedere l’estradizione a Battisti si basa essenzialmente su una questione molto chiara, e cioè il modo in cui, all’epoca dei fatti, furono condotte le inchieste. Battisti fu indiziato per omicidio a partire da accuse fatte da un ex-compagno dell’organizzazione, Pietro Mutti, che si valse della "delazione premiata". Battisti è accusato di aver commesso due crimini, in due città molto distanti una dall’altra, Milano e la provincia di Udine, lo stesso giorno e ad un intervallo di appena mezz’ora. Oltre a ciò, Battisti fu giudicato in absentia, fu falsificata la sua firma (falsificazione constatata più tardi da un esame grafologico) per nominare avvocati indicati dal governo che accettarono la difesa. Non ci furono prove concrete e tutto il processo si basò sulla deposizione di Mutti. Inoltre, nell’esito processuale che ha portato alla condanna di Battisti, esistono indizi sostanziali ancora non chiariti dovutamente, che queste "confessioni" fatte dai "pentiti" furono estorte con la tortura, come denunciò all’epoca la scrittrice Laura Grimaldi ad Amnesty International. Occorre aggiungere che in quel periodo prevalevano le leggi d’emergenza e che fino ad oggi esse rendono difficile qualsiasi tentativo di riapertura dei processi che videro coinvolte le organizzazioni sovversive negli "anni di piombo". Per capire adeguatamente le attuali "ragioni di tutta questa indignazione" da parte del governo italiano, del PD e di praticamente tutte le forze parlamentari, non si può eludere la questione, ancora oggi non superata e centrale in questo caso, della situazione politica e sociale italiana degli anni Settanta. Negli "anni di piombo", in Italia, tra il 1969 e la fine degli anni Settanta, vari gruppi dissidenti del PCI, criticandone le posizioni, diedero vita ad organizzazioni che proponevano la lotta diretta per il socialismo. Il PCI era impegnato, a partire dal 1973, nella costruzione del Compromesso Storico, in una chiara posizione di conciliazione di classe, inserita dentro una scelta politica istituzionalista che puntava al raggiungimento di una posizione di riformismo radicale, più tardi evidenziato e approfondito con la distruzione del PCI e con la formazione del PDS. Molte tra queste organizzazioni, basate in visioni politiche scollate dalla realtà concreta italiana, optarono, sbagliando, per la lotta armata, che culminò con il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, provocando una grande instabilità politica nel paese e soprattutto facendo retrocedere le conquiste della classe lavoratrice. Il PCI, che si preparava ad entrare nel governo, nella logica del compromesso storico, finì, oggettivamente, per fare il coro con la destra, quando decise di appoggiare le misure di eccezione per combattere i gruppi dell’estrema sinistra, tutti considerati, da allora, come terroristi. È in questo contesto che si scatena su questi gruppi una violenta repressione e questo è il contesto delle leggi d’emergenza che permisero non solo processi sommari, ma il crearsi di una situazione oggettiva che sospendeva, o limitava i diritti individuali e la democrazia in generale. L’introduzione delle leggi speciali contro il terrorismo, in certa misura favorì la progressiva criminalizzazione della sinistra che si opponeva alla politica del vecchio e decadente PCI, che si disintegrerà nel 1991, e facilitò le posizioni dell’estrema destra, che in tempi più recenti, in particolare dopo le torri gemelle, coglierà l’occasione per imporre l’adozione del termine terrorismo indistintamente e con molta disinvoltura anche a coloro che resistono all’imperialismo. Mutatis mutandis, questa situazione continua fino ad oggi. [.....] Questo è l’obiettivo per il quale "democratici" ed estrema destra fanno del caso Battisti una questione d’onore, il rifiuto, cioè, ad abbandonare la politica d’emergenza per giudicare movimenti sociali e posizioni politiche che si confrontano in modo antagonista con la pretesa democrazia di una certa sinistra – trasformatasi in portatrice di interessi statunitensi in Europa – e con la truculenza grossolana dell’attuale governo italiano. I "democratici" e l’estrema destra si rifiutano di ridiscutere e chiudere la pagina degli anni di piombo con le ingiustizie e le sommarietà che le leggi d’eccezione innestarono. La ferocia degli attacchi al popolo e allo Stato brasiliani, da parte del governo italiano, con la connivenza dei "democratici", dimostra la giustezza del governo brasiliano nel concedere asilo politico a Battisti. Soprattutto, la destra, che grida contro la "mancanza di rispetto" brasiliana verso le leggi italiane – ma niente dice sulla negazione dell’estradizione da parte delle autorità italiane del banchiere italo brasiliano Salvatore Cacciola, ladro contumace dei soldi del popolo brasiliano, condannato per peculato nel nostro paese, che non si pronuncia sui terroristi italiani dell’estrema destra che vivono in Brasile [....]. Come italo brasiliano, nipote di nonni napoletani e ciociari, figlio di genitori che sin da piccolo mi hanno insegnato ad amare l’Italia, non posso che condannare veementemente la posizione del governo italiano. Condanno e provo vergogna per la persecuzione ai migranti, ai non occidentali, agli zingari, ai mussulmani, che nella grande maggioranza arrivano in Italia per lavorare, migliorare la loro situazione e vivere in pace, così come fecero gli italiani, quando furono "espulsi" dalla loro terra dalla miseria e dagli oppressori, ed in Brasile costruirono il loro futuro. Anche loro furono stigmatizzati come ladri, malfattori, portatori di disordine ed ignoranti da parte dell’elite e dei settori più reazionari della società brasiliana. Molti leader operai furono deportati dal Brasile come elementi "anti-sociali", ed alcuni come "terroristi", perché lottavano contro lo sfruttamento, lo stesso sfruttamento che li obbligò ad emigrare. Non è mai troppo ricordare che l’attuale Ministro degli Esteri, Franco Frattini, è stato censurato dal Parlamento Europeo nel novembre del 2007 per aver dichiarato la legittimità della deportazione sommaria dai paesi della UE di stranieri disoccupati o irregolari, scagliandosi con particolare veemenza contro la popolazione ROM. Non è mai troppo ricordare che il fatto di chiamare coloro che non appartengono alla Comunità Europea "extra-comunitari", presuppone implicitamente un tipo nuovo, più ristretto e più nocivo di eurocentrismo, cioè quello che considera l’altro come "extra-umano", come se gli esseri umani non appartenessero alla stessa comunità. Ripudio l’ostilità contro il popolo brasiliano, che non esitò ad inviare in Italia 25.000 soldati a combattere contro il nazifascismo, che con onore caddero a Montecastello, Fornovo e Montese, morti per la dignità umana, come è scritto nel monumento in loro omaggio che si trova nel cimitero monumentale di Pistoia che li ospita. Quel che il caso Battisti insegna è che l’Italia deve riconciliarsi con sé stessa e con la sua storia, cercando la verità dei fatti occorsi negli ancora bui "anni di piombo". La ferita aperta,e ancora infetta, deve cicatrizzarsi. Questo è il compito di chi sinceramente lotta per la giustizia sociale e per la democrazia. In Italia, in Brasile e nel mondo. "

Fabrizio Cucchi, DEApress

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