Ieri pomeriggio lo scrittore turco OrhanPamuk, premio Nobel per la Letteratura 2006, è stato insignito della LaureaHonoris Causa in Studi Letterari e Cultura Internazionali dall'Università degliStudi di Firenze.
Nella lectio magistralis, Pamuk ha parlato dellasua ammirazione per la città di Firenze, ha esaltato le opere del Rinascimento,facendo riferimento anche alla propria esperienza di giovane pittore. Nellacronache che hanno descritto il suo discorso, nessuno ha tuttavia notato unpassaggio assai significativo: "Gli artisti turchi degli anni '50, '60 e'70 - ha detto lo scrittore - non avevano uno stile proprio, ma purtroppotentavano soltanto di emulare i modelli occidentali". Probabilmente, lo stessoPamuk, nel decantare le bellezze fiorentine, non si è accorto che le proprieparole potevano essere senz'altro usate per definire lo stato di incoscenza incui versa la cultura nella nostra città, completamente schiacciata sullacontemplazione asfittica del passato.
Quando Giorgio Vasari progettò il Corridoio,realizzò un'opera modernissima, dalle proporzioni e forme molto diverse da quelPonte Vecchio su cui andava a incastonarla. Perché la cultura è commistione, ètentativo, è rischio, è persino sporcizia. Altrimenti si rischia soltanto difare volgari pastiche.
Post Scriptum
Durante la conferenza stampa successiva allaconsegna della Laurea, Pamuk ha signorilmente demolito uno dei miti più amatidalla Firenze da bere: "Oriana Fallaci è morta e questo mi dispiaceprofondamente - ha detto questo scrittore iconoclasta - Nella mia gioventù hoavuto molta ammirazione per lei, ma più tardi, come spesso succede nella vita,Oriana Fallaci è diventata una specie di imitazione di se stessa. Esoprattutto, non riusciva più a distinguere tra gli esseri umani e la sua ideadell'Islam".
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