Scrive Enzo Biagi a pagina 100 del suo sempre interessante “Quello che non si doveva dire”: C’era un gioco che facevo quando ero piccolo: uno di noi stava con la faccia rivolta al muro e gli occhi chiusi contando fino a venti, mentre gli altri andavano a nascondersi, poi cominciava la caccia per scovare chi si era nascosto. Il primo che veniva scoperto era quello che poi doveva “stare sotto”, a meno che, uno degli altri, senza essere visto, fosse riuscito a toccare il muro gridando: “Pace libera tutti”.
Ricordo da piccolo di aver fatto lo stesso tipo di gioco, noi lo chiamavamo “nascondino”, con una piccola variante: quando toccavamo il muro gridavamo “Bomba libera tutti”. Allora mi chiedo se c’è stato qualcuno che si è sentito libero di storpiare la vecchia versione del gioco, tramandandone una brutalmente diversa, finendo così per tradire l’innocenza e la voglia di giocare dei bambini.
Anche un semplice gioco può insegnare ai nostri figli che l’unica risposta possibile alla guerra è la pace: sarebbe bello tornare alla vecchia versione del nascondino, quella “pacifista” a cui si riferisce Biagi.
Fin da piccoli bisognerebbe imparare che le bombe non ci liberano proprio da un bel niente anzi, ci imprigionano nei nostri incubi peggiori e ci fanno regredire alla nostra condizione primitiva di uomo-bestia, innescando una spirale di dolore, morte e distruzione che non ha mai fine.
Massimiliano Locandro
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